venerdì 30 settembre 2011

Energie disperse

Ho mangiato troppo ieri: mi piacerebbe dire che è colpa degli ormoni, del tempo, della bontà di una cena che alla fine non era poi così buona o diversa da migliaia di altre cene consumate sul tavolo della cucina di casa mia, con quella orrenda luce fredda del neon che mi è sempre saputa di grande magazzino.

Ho mangiato troppo perché so che ho bisogno di qualcosa o di qualcuno. Si forse è giusto dire qualcuno. Quando hai qualcuno per la testa, non hai fame, non hai freddo, non hai sete, cammini come sospeso. Galleggi sulle scale di marmo bianco, sull'asfalto ruvido e puzzoso di frizione bruciata, segnato da tracce pesanti di battistrada. Non hai peso, non hai spessore, non hai ombra. Sei luce etere, effimera, intensa, impalpabile. Sei un'esplosione: come quelle che a milioni di anni luce sicuramente avvengono, trasformando materia incandescente in scintille di stelle. Galassie lontane.

L'unica esplosione che ho ottenuto, io, è stata quella della cintola dei pantaloni, dentro i quali, un tempo, nuotavo. Sarà che non ho mai imparato a nuotarci bene nella vita. Ho sempre avuto così paura di non deludere nessuno, che senza braccioli e ciambellone, senza conferme che a tutti stesse bene così come stavo facendo, alla fine, al massimo, ho appreso ad annaspare a pelo d'acqua.

Temo che sia così: il timore di non essere all'altezza e la responsabilità di essere come tu mi vuoi.

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