lunedì 3 ottobre 2011

Caffè alla nocciola

"Essere come gli altri vogliono, fare ciò che desiderano, prevedere ed esaudire ogni loro desiderio" - disse - "questo è l'unico modo che io conosca per far vedere al mondo che esisto, che ci sono."

Sorseggiava quel caffè, con uno strano gusto di nocciola, mentre pronunciava quelle parole. Occhi bassi, tristi, spenti. Una rassegnazione dipinta su un volto troppo giovane. Una dignità persa per un attimo, dopo quella confessione.

"Farmi schiava, per non restare sola. Meglio essere schiava e sapere che qualcuno, anche se per motivi più o meno orrendi magari, ricercherà la tua presenza, la tua compagnia, i tuoi servizi, che essere sola. Sola, con te stessa." - continuò.

Un venticello leggero accarezzava le fronde alte della siepe, quel muro verde tanto alto da creare un'oasi protetta, un angolo di purezza, di tranquillità, di semplice e raffinata poesia, lì tra quelle auto, quel viavai di gente, tra quelle vetrine luccicanti di cose costose e decisamente inutili. Bisogni effimeri di una società che ormai affonda le proprie radici nella sabbia.

"La solitudine mi uccide. E' quanto di più brutto possa esserci, nell'esistenza di una persona. Una persona non è una persona se non c'è un altro essere umano a vederlo, a sentirlo, a toccarlo... Una persona sola non è diverso da un albero, da un tavolo, da questa tazzina trasparente che ho in mano. Nessuno può esistere da solo. Nessuno può salvarsi dalla follia, se resta solo".

L'ultima goccia di quello strano caffè aveva un'aroma di nocciola ancora più intenso e pieno. Le infuse calore, un senso di buono che dalle papille si difondeva sino alle punte dei capelli, tratteggiandole un abbozzo di sorriso tra le gote di quel viso bianco e cencioso.

Si alzò repentina, quasi volesse spogliarsi di quelle debolezze, come se con un movimento rapido dei muscoli potesse disperdere nell'aria la confessione che appena aveva fatto, a qualcuno che - ne era certa - non avrebbe capito mai sino in fondo.

Lasciò la mancia per il cameriere sul tavolo e, fiera, buttando lo sguardo di qui e di là tra le coppe di crema di pistacchio e le creme caramel alla vaniglia, si diresse dritta come un fuso, verso il suo consueto e abusato destino.

2 commenti:

  1. Che bello trovarti qui, non immagini quanto mi faccia piacere leggerti. Sono contenta che tu sia riuscita a venire anche in questa piattaforma!
    ....
    io la solitudine l'ho conosciuta, sono passata dall' essere sola senza saperlo, all'essere sola e triste fino all' essere sola e consapevole. E se non ci fosse stata la fede a darmi la forza di andare avanti credo che avrei davvero potuto toccare il fondo.
    Ho sofferto tantissimo, quando avevo qualcosa di bello da dire o anche quando non avevo da dir niente non sapevo a chi rivolgermi. E devo dire che sono stata fortunata. Se ci si rimbocca le maniche di pazienza la solitudine non è per sempre, non dimenticando mai che dobbiamo sempre e comunque stare bene con una grande compagnia, quella di se stessi, cercando di non perdere la bussola e di essere sempre convinti che di la, da qualche parte, qualcuno ci vuole bene ...

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  2. Amica mia, mi commuovi :) anch'io sono felice, dopo mille peripezie, di essere riuscita a ritagliarmi un angolo, anche se mi costa fatica e mi sento spaesata.
    La solitudine credo sia un male molto noto solo a pochi, per lo più gli altri vivono momenti di solitudine, ma la solitudine vera è qualcosa di devastante.
    Per fortuna può trasformarsi. Può servire per prendere atto e consapevolezza di sé e di ciò che ci è intorno. Può essere indispensabile a volte.
    Altre, come dicevo, è come sale sparso sulla terra, così da impedirle di ottenere un qualsiasi germoglio.
    QUeste parole udite domenica mi hanno lasciato esattamente un vuoto come nell'anima.

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