venerdì 21 ottobre 2011

Ho concluso la mia serata di ieri giocando ad una sorta di gioco di ruolo in cui il tuo personaggio vive una vera e propri vita. Il suo obiettivo? ovviamente andare in pensione sereno e vivere il resto dei proprio giorni in tranquillità.

Ho iniziato la mia giornata di ieri discutendo con mio padre. Non ho mai capito se lui si renda conto di chi sia io, di che "mostro" ha generato - nel bene e nel male - o se, semplicemente, come facciamo un po' tutti nella nostra quotidianità, ci creiamo degli stereotipi, delle maschere, dei cluster di informazione e con quelli impariamo a gestire il mondo intorno a noi. Ed ovviamente le relazioni umane. Non realizzo se per lui sia normale doversi sentirsi un po' sconfitti dalla vita o dalle circostanze o dalle nostre paure, se sia un atto dovuto inchinarsi al peso delle scelte forzate, agli "è opportuno che" o ai "così fan tutti".
Magari non ci siamo mai guardati sul serio dentro, faccia a faccia io lui. Il ricordo più grande che ho legato a mio padre, quello più "di pancia" risale al giorno di natale di almeno una quindicina d'anni fa. Avevamo litigato perché non avevo voluto mangiare una fettina di carne - odiavo mangiar carne all'epoca - e per punzione non mi aveva mandato alla messa di mezzanotte. Avrei dovuto cantare.
L'indomani, mentre tutti erano in fibrillazione per la preparazione del pranzo di natale, rigorosamente fatto a famiglie riunite, zitta zitta sgattaiolai in bagno dopo essermi alzata. Non volevo parlare con nessuno. Odiavo il mondo. Lo ritenevo, forse per via di quell'intensità e di quella forza che sanno avere solo gli adolescenti, ingiusto e martellante con me. Già era tutto un divieto la mia vita. Perché privarmi pure della messa? perché non farmi cantare? era l'unica cosa che mi rimaneva. Non è bello avere il cuore nero di rancori, nero di lacrime e di sangue, di pugni che avrei voluto scagliare al cielo, di grida che non potevo sicuramente far spiccare.
L'unica volta che ho potuto gridare dal profondo del mio stomaco, a diaframma completamente abbassato, è stata una mattina in cui mentre con lo sbattitore preparavo una torta, sono svenuta. Quando mi sono rianimata, non so perché, d'istinto gridai. Mia nonna mi girdava nelle orecchie, echeggiando il mio urlo: "grida! grida!". Poi come si conviene alle brave bambine, poi ragazze, poi donne, di alzare la voce non è stato più il caso.

Quel giorno di natale vedevo solo oscurità dentro di me. Non era giusto. No, cavolo, non era giusto. Perché Gesù, nel giorno della sua venuta al mondo, nel suo donare luce e rischiarare le menti, offuscava la mia di nera rabbia e non illuminava quelle dei miei genitori? mi torturavo, lavandomi con acqua gelata, per non lasciar traccia di occhi stropicciati dal pianto.
Mi trattenni in quel bagno per ore, presumo, appoggiata sugli elementi del termosifone. Il caldo mi è sempre piaciuto, mi ha sempre confortata. D'altro canto uno dei primi filosofi greci che ho studiato sosteneva che il caldo è vita.
Un bussare insistente alla porta mi riportò al mondo reale, alle telefonate di auguri, ai "mi prendi la teglia!?", "prendi la tovaglia nel cassetto sotto la vetrinetta del salone?", "conti le sedie?!", "vedi se sono cotti i funghi?".
Era mio padre.
"Esci"
"no"
"Dai esci" e strattonava la porta, per aprirla.
"No vattene" trattenevo la maniglia con tutta la forza che avevo in corpo.
"Non ti faccio niente, dai, esci"
"NO".
Alla fine le mie braccia si arrendevano alla forza di papà, che, spalancata la porta del bagno, mi abbracciò. Mi abbracciò fortissimo, accarezzandomi con la mano aperta e grande, la testa. Piangevo, piangevo forte, dal profondo. "Volevo solo andare in chiesa, perché no?"
"Shhhh".
Giurerei che anche mio padre avesse pianto in quel momento. Mi piace crederlo, Mi piace pensare che in quel momento i nostri cuori hanno battuto insieme, all'unisono, che siamo diventati una Gestalt, una somma di parti superiore per essenza e qualtà.

Mi piacerebbe che ancora oggi ci fosse, ogni tanto, un dialogo tale, lampante, cristallino, che gli permettesse di capire chi sono e che mi permettesse di non umiliare le sue aspettative su di me.
Mi piacerebbe che si fosse felici nel poco... anche se noi abbiamo davvero tanto. Proprio tanto.
Non penso che potrei mai star meglio un domani, da sola. Magari è una balla che mi racconto per poter fare la comodista. Magari è una mezza verità, perché non sempre spicco di autostima.

Il gioco di ieri s'è concluso in modo strano: il mio personaggio ha fatto l'avvocato, l'insegnate e poi è finito a fare l'operaio. Ha estinto dei debiti fatt per studiare, ha avuto un figlio ed una casa in campagna. Una vita dignitosa e non sempre priva di rischi.
Magari mio padre, più che una vita da cavaliere rampante vuole solo che io stia con i piedi per terra e conduca un'esistenza semplice. Un po' come la sua.

A questo pensavo oggi mentre in pausa pranzo mi allenavo. E' stato proprio un allenamento vivificante. Nulla come allenarmi in modo aerobico ossigena i miei pensieri.

10 commenti:

  1. ehm
    Energia ha superato gli "anta" e questo carattere non lo leggo...

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  2. I padri, la loro presenza determina molto di noi, quello che ci trasmette un padre, ci condiziona gran parte della nostra vita.
    Un padre ci lascia dei ricordi nitidi, chiari, anche dopo tanti anni, per me ricordi della prima volta che mi resi conto davvero che non era il mio eroe.
    Ti auguro un buon fine settimana!

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  3. Energia lo modifichiamo... no problem

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  4. Pages, per me rimane una persona da scoprire e da comprendere meglio, il mio di papà.
    Ti abbracci forte forte forte

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  5. Mmmmm un po' mi ricorda il mio rapporto con mio padre, io lo sto scoprendo solo ora che è diventato un eccellente nonno nonostante non stia benissimo. E solo ora capisco quanto ho paura di perderlo.

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  6. Penso, cara francesca, che davvero molto spesso le cose importanti o per lo meno il valore di certe cose si comprenda solo quando le abbiamo perse o stiam oper perderle
    di certo avrai tempo per riscoprire il tuo di papà :)

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  7. Da quando sono diventata genitore ho capito che si smorza la capacità di sognare come prima perchè fai veramente i conti con la realtà dei fatti ... perchè volere è potere capisci che è solo un proverbio e perchè non sempre vedere il bicchiere mezzo vuoto può far male: un geitore vorrebbe prepararti al peggio sperando che tu sappia scovare il meglio... in te, negli altri, in tutto... compresi loro che l'hanno perso di vista per forza di cose, per andare avanti!
    Un abbraccio!

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  8. a me m'hai fatta piangere.. i genitori difficilmente ci spingono a "rischiare".. vorrebbero che scegliessimo sempre la strada facile, la strada sicura.

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  9. io ho un buonissimo rapporto con mio padre anche se mi manca un pò, perchè non abita più nella mia città! ho invece problemi con mia madre che mai, non mi ha capita e nemmeno capisce mio figlio!!
    anche loro hanno avuto genitori e credo che sono così per il loro vissuto!!
    a volte dicono e fanno cose talmente sbagliate s stupide nei nostri confronti che noi non capiamo....ma una cosa è certa!! loro lo fanno, anzi ne sono convinti, per il nostro bene!!!!
    è bello come lo hai raccontato....come se fosse accaduto ieri! ti ha segnato parecchio questo episodio! ma tuo padre è stato enche umile nel riconoscere il suo errore!! e credo sia stato anche difficile per lui , ammetterlo, anche se non a voce!
    buona settimana giò!
    un bacione!

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