mercoledì 12 ottobre 2011

La volta buona

Ho freddo, le mani viola, graffiate da qualcosa che avrò maldestrametne adoperato - forse un coltello, una forbice o qualsiasi altra cosa che mi sia capitata per le mani oggi e che distrattamente ho sottovalutato mentre la rigettavo nelal mischia delle cose alla rinfusa che circondano le mie giorante, qualche volta soffocandole -.

Ho mangiato troppo ieri sera, ma senza remore: avevo bisogno di coccole, di quelle coccole che ti può dare solo un pezzetto di pane o qualche biscotto, che rispetto agli amori in carne ed ossa, al massimo ti lasciano il bruciore allo stomaco, ma nessun cerotto sul cuore.

Non ho voglia di andare in palestra, di armeggiare con quei pesi che odio, che mi fanno sentire schiacciata e piccola, debole, con due ali di pollo arrostite più che con due spalle come tutti gli altri. So che andrò, ad ogni modo, perché non c'è maggior soddisfazione di riuscire a sfidarse se stessi e vincere. Spostare un limite poco più in là, darsi, magari anche solo una pacca sulla spalla - sempre quella, quella piccola e debole, ma pur sempre spalla - dicendosi "brava!" e anche se non ce l'hai fatta, rincuorarti dicendoti "ce l'hai messa comunque tutta, la prossima volta sarà quella buona!". E poi, alla fine, quella buona volta arriva.

Arriva sempre la volta buona per tutto: per prendere quel libro che tanto desideravi nella tua collezione per consultarlo e rileggerlo ogni volta che vuoi - come se le sue pagine ti svelassero di volta in volta la chiave giusta per interpretare la tua giornata e la tua vita -. Arriva la volta buona in cui riesci a cantare tutto d'un fiato la tua canzone preferita, modulando volumi, gestendo gli squillanti, arrivando di testa e di pancia lì dove la voce deve arrivare per trasmettere emozione.
Arriva la volta buona in cui non temi di entrare in una stanza vuota dove non conosci nessuno; la volta buona in cui anche se ti guardi allo specchio non vedi un mostro, bensì una persona; la volta buona in cui ti sfoghi, o fai qualsiasi altra cosa che avresti ritenuto impensabile per te eppure, vedi caso, la fai. E ti viene pure bene o - per lo meno - non ti fa sentire neppure in colpa. Puoi anche dimenticare, a tratti, di averla fatta.

Sono tante le volte, quelle buone, direi pari a quelle delle occasioni mancate. Sui piatti di una bilancia presumo pareggerei i conti. Se è davvero così - ci voglio credere - non mi resta che andare.

Il problema è che ancora non è arrivata la volta buona in cui riesco a spegnere definitivamente i motori del pensiero, in cui riesco a non lambiccarmi per un tempo abbastanza lungo su situazioni e persone e sentimenti ed eventi, per ricominciare da capo.

Magari è la volta buona in cui si da a tutto un bel colpo di spugna, quella che aspetto, insieme all'ora per andare in palestra.

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