mercoledì 2 novembre 2011

Alive

E' un po' arduo fare un bilancio di questi ultimi giorni trascorsi, ma ciò che conta è davvero quanto e ciò che si impara, indipendentemente dai florilegi di pensieri e di contraddizioni sul modo in cui le si apprende certe cose. Me lo ripeto spesso: esperienza è il modo con cui chiamiamo elegantemente gli errori che commettiamo.

Il mio primo errore è stato allenarmi incurante del mio ginocchio destro. Ero così bisognosa di dare respiro al mio cervello, di buttare fuori ogni tristezza, che ho corso e faticato tanto da arrecarmi qualche danno (dolorosissimo) al collaterale. Conclusione: venerdì sera non riuscivo più a camminare. "Eh pazienza" mi rassicuro da sola "passerà".

Il secondo errore scaturisce, come una tessera di domino che perfettamente si incasella con un'altra già poggiata sul tavolo da gioco, proprio dalla mia presunzione di fare da sola. Qualcuno che di problemi alle ginocchia ha fatto il suo cavallo di battaglia in ambito di danni dovuti allo sport (tante sono state le botte e gli interventi subiti tra legamenti, collaterali, tendini e via discorrendo) mi consiglia di prendere quelle famose bustine infiammatorie per decongestionare il mio dolore. Ovviamente da stupida prendo 7 bustine in 2 giorni. Risultato: domenica notte il mio stomaco era come bruciato da candeggina. Avevo dolori lancinanti tali che mi sembrava di morire, era come se fossi immersa -.dentro - in un bagno di soda caustica e tutto mi si corrodesse. Brandelli di carne che mi si bruciavano nel petto, sotto le costole, fino a stringermi il braccio e il cuore. Mia madre, alle 3 di notte, vedendomi in quello stato ha pensato di portarmi - giustamente - al pronto soccorso, temendo qualcosa di più grave.
Mi sono rifiutata. Il mio lunedì è stato ancor più tremendo. Il mio organismo si è ribellato con tutta la sua (ben poca) energia rimasta, vomitando lacrime e sangue finché ho potuto.
Oggi, a distanza di due giorni, va meglio, ma sembro una zampogna pestata a calci e pugni dal suo musico perché non riesce a riprodurre il suono da lui desiderato, l'unico che ben si armonizza con la melodia che ha il compito - di concerto con gli altri musici ambulanti - di eseguire.

Ecco: ho imparato che ci sono dei limiti che, qualora superati, arrecano danni superiori al beneficio e alla soddisfazione che, momentaneamente, si apprezza nell'oltrepassarlo.

Ho imparato anche che, con la gastrite e con l'abuso di certi antinfiammatori, ho provato qualcosa di vicino al sentirsi bruciare vivi - ma non di passione.

Lunedì mattina ho nuovamente rischiato grosso, ma grosso sul serio, quando abbiamo squarciato una ruota esattamente nel bel mezzo di un ponte in autostrada, circondati da camion e veicoli di grossa cilindrata che sfrecciavano verso le proprie reciproche destinazioni.
Stavo ancora malissimo, bianca come un cencio e con la pessima idea di vestirmi di nero - ma quello avevo programmato per la laurea della mia cara S. - e guardavo giù dal guard rail così vicino alla mia portiera. Se muoio, ho pensato, spero che chi amo lo sappia quanto ci tengo. Ho pensato ai nonni, a Vale, a mamma e papà.  Ho immagini abbastanza distorte, anche perché avendo rimesso in continuazione dalla notte precedente e non avendo dormito, non è che fossi poi così presente a me stessa. Per amore posso fare tutto, mi sono ripetuta.

Si, per amore tutto si può (nei limiti del lecito). Rischiare di farsi del male sul serio, per amore, è lecito?

Quando dopo pochi istanti è arrivato un tizio dell'ANAS con il suo furgone arancio, con la voce rassicurante e dolcissima, ho pensato che fosse un angelo di Dio, inviato perché non è ancora completa la mia missione su questa terra. Poco importa se il carro attrezzi ha impiegato un'ora e mezza per arrivare tra traffico e informazioni sbagliate, poco importa se alla laurea siamo arrivati quando la nostra candidata stava dicendo il suo "grazie".

Ecco, tutto è bene ciò che finisce bene. Tutto il resto è fuffa.

Per fortuna ci sono stati anche momenti indimenticabilmente meravilgliosi

6 commenti:

  1. madò, che inferno! E' spettacolare però come tu dopotutto sia riuscita a vedere il lieto fine :) sei forte Giò!! un bacione

    RispondiElimina
  2. Mamma mia Giò, mannaggia!
    Non so se è peggio il bruciore forte di stoamaco o la macchina ferma nel bel mezzo di un'autostrada! Porca paletta! Mi dispiace tantissimo, davvero! Ti senti meglio? MMMh, mannaggia! Mi sono vissuta la scena (mi è capitato qualcosa di simile e non mi sono mai tremate tanto le gambe come allora, nemmeno quando mi hanno investita ho avuto tanta paura!)...
    Comunque, cerca di non pensarci più, è stata una brutta esperienza.
    Mia nonna quando da piccolina cadevo o mi facevo male mi diceva sempre "quando ti sposi non ci pensi più"
    Mille bacini

    RispondiElimina
  3. eih che mi combini????
    ma come si fa a prendere tutti quegli anti dolorifici????
    conosco molto bene quel dolore allo stomaco.....io ho grossi problemi con i medicinali e per colpa di uno, credevo di avere un infarto!!!
    e per l'incidente......porca paletta che paura!!!!!
    meno male che è finita bene!!!!
    allora potrò continuare a leggerti!!!!!
    baci baci giò!!

    RispondiElimina
  4. Povera... cerca di riprenderti presto!!!!! ho appena letto il tuo blog e mi sono subito aggiunta... mi piace un sacco il tuo modo di scrivere!
    Appena ti capita, passa a trovarmi, ne sarei felice!
    Un saluto
    Valentina Ciotola
    Staff PIUSC!

    RispondiElimina
  5. Pimpi sono un'incosciente.. lascia stare.

    RispondiElimina
  6. oh Giò devono essere stati momenti tremendi, non sapevo...mi spiace!
    anche mio figlio quindicenne è stato male e ha vomitato per ore in uno stato di incoscienza...ma per altri motivi ...e anche forse per la sua testardaggine e ingenuità...
    da tutto questo è scaturito il post che ho scritto stamattina..
    spero tu stia un po' meglio!un abbraccio grande!

    RispondiElimina