venerdì 4 novembre 2011

Del grigio

Guardavo il cielo dalla finestra.
Guardavo quello spicchio che compare su in alto dalla vetrata, tra le fornde più alte dei due alberi che incasellano la strada.
Guardavo quella nebbia che sa di bianco d'uovo sbattuto male, magari perché le uova troppo fredde - si sa- non montano a neve.
Guardavo l'asfalto srotolato sotto la mia auto.
Guardavo anche il mio vestito.
Tutto grigiastro, tutto in tonalità che vanno dal bianco sporco al nero non esattamente pieno di certi pezzi di carbone, gli stessi che restano nel vecchio bracere o nel forno a legna della nonna. Non sono nerissimi ma di certo neppure grigi.

Ecco, sarà che la mia città da anni, da che sono viva, mi vuole ricordare, senza che io però la lezione l'abbia appresa sul serio, che non esistono necessariamente solo aut aut, ma che ci sono gradazioni.
Gradazioni di piacere, di tollerabilità, di priorità. Tutto diverso e tutto decisamente fluido, se ci pensiamo bene.
Ecco, un po' come il mercurio dei vecchi termometri che quando si rompevano disperdevano palline argentee che si univano, si separavano ma con cui non potevi di certo giocare troppo: era pur sempre mercurio. L'argenteo bagliore del metallo mi ricorda sempre lo scintillare degli opposti

2 commenti:

  1. E per fortuna che ci sono gli opposti... e le gradazioni!

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  2. Tita, dire proprio di si :)

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