giovedì 10 novembre 2011

Di ieri

Ieri andare in palestra non mi ha dato la grinta che cercavo e desiderano. Dopo un allenamento "come dico io" mi sento talmente bene con me stessa e con il mondo da andare dritta a testa alta anche sotto il diluvio, senza cercare ripari, come se la mia autostima, innalzatasi di una spanna, bastasse a proteggermi da ogni attacco fisico o morale.

Ieri ho inziato in modo titubante, per via del ginocchio, che volendo non mi ha fatto, male ma poi... ma poi non lo so. La mia corsa era senza mordente, i miei pesi - dannati pesi, anche se ormai riesco quasi a sollevare 5kg in più di prima - erano "spompati"... Ero senza mordente, punto. Mi sono sentita una looser. Osservavo una ragazza nuova, stessa età, poco più bassa, muoversi con agilità, senza accusare fatica, elegante, in gamba. Fa più o meno il mio stesso circuito di allenamenti e l'ho ammirata tantissimo per la sua cura nel fare tutto. Mi ricordava me nei momenti migliori, anche se io con bilancieri e pesetti non ho la stessa dimestichezza per via delle mie ali di pollo al posto delle braccia. Più osservavo e studiavo i miei movimenti allo specchio più mi sentivo looser.

Non è andata meglio, poi, nel pomeriggio, quando l'orribile mal tempo che ha devastato il nord, è arrivato anche qui. Per carità, non ci sono stati troppi danni dalle mie parti - solo una grossa frana in provincia che però non ha danneggiato case e persone a quanto so. So anche i un grosso albero secoalre che si è abbattuto sulla pensillina di un grande rifornimento a 5 km da dove lavoro.
E' stato tremendo però il senso di paura che ho vissuto. Appena la pioggia si è abbattuta con volenza sulla città, il cielo si è fatto nero, nero, profondamente nero e un balck out ha immerso nello stesso buio l'intera città. I miei vicini sono andati tutti via. Sono rimasta da sola, chiusa a chiave in ufficio, con la lampada d'emergenza che dopo pochi minuti mi ha dato il ben servito.
L'unica luce era il display del mio cellulare. Cellulari, ad ogni modo, che non hanno funzionato per alcune ore.
Tutto buio, tutto nero e anche i miei pensieri lo sono diventati.
Il timore era tanto: alberi che sembravano litigare fra loro per difendersi dal vento, scroscio d'acqua che sembrava un applauso interminabile e sadico verso chi, piccolo, non sa apprezzare e riconsocere il potere della natura.
Mi sono sentita sola, sola davvero e impotente. Non se ne parlava di salire in auto... con tutta quell'acqua... non avevo idea di cosa ci fosse in giro, tanto più che la radio non funzionava più. Niente telefono, niente notizie, tutti fuggiti, niente luce.

Dopo un po' mi sono lasciata incantare dal gioco pirotecnico dei lampi che squarciavano il cielo gonfio. Scintille si rincorrevano, illuminando tutto di bagliori argentei, dorati, vagamente azzurrati.
Ho pure girato il video, piccolissimo, di quello spettacolo.
Quando ha smesso di piovere, sono alla fine tornata a casa, rassicurata dalla presenza dei miei che giocoasamente scherzavano sulle candele che mia madre, ostinatamente, voleva accendere in ogni angolo. Tutto era immerso in una dimensione atavica, calda, rassicurante nel profondo: come se tutto ciò che c'era fuori, dentro, intorno, non avesse più importanza, non esistesse. Da bambine mia madre di faceva giocare con i goccioloni di cera che crollavano dei moccoletti accesi. Adoravo farci dell epiccole sculture con le mani, se sculture si possono chiamare delle palline di pochi millimetri su cui io immaginavo volti, ballerine, occhi. Adoravo quella consistenza morbida che dopo pochi istanti si solidificava sotto i miei polpastrelli, gisuto in tempo per assorbire i tratti delle mie impronte.
Le candele della notte di natale, le candele di Pasqua con il rito della luce, le candele del compleanno: "soffia ed esprimi un desiderio". Io quest'anno non l'ho avuta la mia torta e neppure una candela, o un cerino... forse è che non voglio più esprimere sogni. Ormai ho sviluppato la fobia del credere nei progetti futuri.
Ricordo da piccola quando le candele votive sotto il  busto del Cristo flagellato all'ingresso della Chiesa di San Giuseppe mi suggestionavano: " Mamma, ma Gesù fa il compleanno? posso soffiare una candela?" Ricordo ancora il sorriso affettuoso di mamma. Avrà avuto tre anni.

Dopo una buona camomilla dolcificata con il miele mi sono rannicchiata in attesa che Morfeo mi rapisse.
Mi è dispiaciuto che l'elettricità fosse tornata... era come se, con il neon acceso in cucina e la lampada da lettura nella mia stanza, fossero ritornati di botto altri pensieri, altre frustrazioni... anzi le medesime frustrazioni e i medesimi pensieri che non mi danno mai tregua da anni.

Oggi sole, cielo azzurro e vita tra le strade, come se quel diluvio tenebroso, pauroso e inebriante, fosse stato solo una visione. A dimostrare il suo passaggio solo i tanti rami caduti per le strade... mentre il continuo a sentirmi sempre un po' looser.

6 commenti:

  1. non posso non postarti questa canzone :) http://www.youtube.com/watch?v=YgSPaXgAdzE
    però tesoro, non sentirti una loser, caspiterina! doveva passare insieme al temporale :/

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  2. Anch'io adoro la luce calda delle candele. le compero spesso, anche quelle profumate, ma poi finisco col non accenderle mai. Mi hai fatto venire voglia di una cenetta con l'atmosfera giusta senza aspettare nevicate, temporali e calamità varie. magari nel fine settimana...che dici...
    Sorvolo invece sulla palestra: pensa che avrei dovuto andarci oggi, ma sono già spompata senza nemmeno cominciare, così ho rimandato...acidenti a me...e adesso mi sento in colpa!!

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  3. Pimpi, al di là del temporale è da settembre che proprio non ingrano...
    La canzone la ascolto da casa o se ti va me la metti su fb :)

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  4. Ciao Michela, grazie di essere passta per un saluto :)

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  5. Paola io non riuncio mai alla palestra, tranne per causa di forza maggiore, ovviamente. Per me è un toccasana: mi fa sentire viva, nel corpo e nella testa (quest'ultiam sempre "otturata" da pensieri, preoccupazioni, ansie, traguardi irragiungbili che mi fanno sentire frustrata...)
    Sulla cena, io alla fine l'ho consuamta alla luce del neon a luce fredda della cucina. Il fine settimana non so ancora cosa mi attende, ma di certo una cena romantica, o semplicemente dall'atmosfera di tempi lontani mi farebbe felice :)

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