giovedì 3 novembre 2011

Fa agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te

Un cliente entra trafelato. Mani unte e nere. Ha appena finito un lavoro e forse sta andando a compierne un altro.
Lascia la porta socchiusa e, per certi versi, non mi dispiace: quando entra aria nuova, per quanto gelata e carica di umidità, è come se anche nuova aria spaziasse dentro la mia testolina, sapientemente e prudentemente avvolta da un cappello di lana. Non posso correre il rischio di cruenti mal di testa giusto ora che non posso assumere più altri farmaci (anzi non voglio più aver nulla a che fare con medicine per un po').

Parliamo un po' di cosa io possa fare per lui. In realtà ben poco: non posso pressoché nulla per la maggior parte dei miei clienti e, quand'anche potessi, lo propongo io per prima, lavorando per tempo il mio borderò.
Si lamenta. E' normale. E' scontato. Ormai è una nenia di quelle odiose e lamentose da cui non posso esimermi quotidianamente. Non posso far nulla se non ritrarmi e far spallucce: la crisi, i soldi non bastano, il caro vita, i figli di mantenere, l'F24 che scade il 16... Come se non lo sapessi, come non lo vivessi anch'io.
Ormai evito di ascoltare qualsivoglia tg: mi mettono tutti angoscia e tristezza per la situazione di stallo e di instabilità che viviamo in Italia e nel mondo.
Se poi mi confronto con colleghi ed amici professionisti nel settore, mi sento una mosca bianca: anche qui vige per i più una sorte di legge perversa della natura, come se si fosse tutti iene pronti a sopravvivere con le carcasse di ciò che sono ormai le nostre vite professionali e i nostri ruoli economico sociali. Chi può prendere lo fa, senza grosse remore. Mors tua vita mea.
A me non piace ragionare così. Se io cerco un professionista o chiedo un consiglio, presumo che chi mi fornisce la sua consulenza o opinione o parere o servizio lo faccia con coscienza e professionalità. Mi aspetto di parlare con qualcuno che non mi freghi.

"Fa agli altri ciò che volessi fosse fatto a te": questo il mio principio di diretta evangelica memoria quando mi relaziono con altri, soprattutto a lavoro.

E' così che con quel cliente ci accasciamo reciprocamente contro le spalliere delle poltroncine che ci accolgono, ciascuno pensieroso e rassegnato per i propri motivi: lui perché pagherà di più e non si capisce perché (mica basta la reale ma impalpabile spiegazione di un aumento di direzione su cui non si può operare), io perché non posso far nulla per lui e mi urta parecchio sentirmi una ladra (tale mi fanno sentire certi commenti di certa gente, come se io traessi soddisfazione o piacere a toglier di bocca un soldo a qualcuno... che poi magari non è di bocca ma un soldo destinato al centro scommesse, alla beauty farm, al negozio di elettrodomestici...a seconda dei casi).

Paga contanti: una banconota sull'altra. E' un arcobaleno scialbo e incompleto, quel dipanarsi a ventaglio delle sue banconote.
Mi rendo conto che sempre più spesso i soldi mi urtano. Mi urta il loro puzzo, il loro colore, la loro consistenza, ma soprattutto l'uso improprio e sconsiderato che si fa di essi. Io per prima inclusa.
Ci pensavo giusto oggi, quando passando davanti alla fermata del bus ho visto Thron, il mio "amico" senegalese con la pettorina blu del Giubileo del 2000. La mette per farsi vedere dagli automobilisti e non farsi mettere sotto. Gli offro spesso un panino. Ieri vicino al supermercato, la monovolume che mi precedeva ha scaricato ai suoi piedi tre buste grandi di maglioni e altri abiti. Era felice.
Io oggi ho speso una sommetta per acquisti non indispensabili e francamente inutili.
Ecco, forse se tutti si avesse in giusto modo, se non ci fosse sempre la tendenza dominante ad essere ciascuno di noi pavimento per la ricchezza e il godimento di qualcunaltro che diventa, così, il nostro soffitto, forse molte cose sarebbero diverse.

"Fa agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te".

Il cliente va via. Ci salutiamo, stavolta stringendoci la mano, anche se insozzata di grasso è la sua.

Faccio le chiusure contabili e mi accorgo che mi ha dato 50 euro in più. Non me ne ero accorta io prima, non se n'è accorto lui, non se n'è avveduto neppure il suo garzone, seduto accanto a lui.
Ho provato a rintracciarlo, ma il numero che possiedo non è più il suo. Non c'è sulle pagine bianche o sull'elenco. E dire che la sua è una ditta artigiana...

"Fa agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te".

Terrò questa banconota da parte per lui. Lo troverò prima o poi. In un paesotto nebbioso come il mio, non è impossibile trovare qualcuno, per quanto la nebbia ci avvolga perennemente, neppure fossimo su un Olimpo la cui vista dev'essere celata a chi è alle pendici.

Mi chiedo: quanti farebbero o fanno ciò che vorrebbero fosse fatto loro?
Penso non troppi: siamo tutti così presi, così guardinghi l'uno verso l'altro che ormai siamo quasi certi che verremo assaliti alle spalle da sguardi, da parole acuminate come fendenti, da opportunisti, da ladri di sogni o di nostri averi...
Mi piace, tuttavia, pensare che non è vero, che sono io a pensare tanto male dell'uomo medio. Non riesco a non credere che in tutti ci sia un barlume d'amore, di speranza, di rispetto e di equità verso il prossimo. In fondo, non sono io "il prossimo" di qualcun altro?

6 commenti:

  1. basterebbe solo seguire questa regola aurea, perchè al mondo si vivesse bene!
    ma l'hanno cambiata......non fare agli altri, quello che non vorresti fosse fatto a te!
    quindi manca l'azione!
    ognuno sta a casa sua, non disturba l'altro e stop!!!

    io sono come te, avrei fatto la stessa cosa!qualcuno dice che sono stupida.......io mi ritengo una persona onesta ! cosa che al giorno d'oggi è rara!
    un abbraccio a te giò!

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  2. Che bel blog, e che bella scrittura!
    Titti

    http://dellaclasseedialtremusiche.blogspot.com/

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  3. Ho la pelle d'oca e mi vien da piangere ...

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  4. Nadi, penso che ciascuno di noi si conformi ad un proprio sistema di valori. Penso anche che i più cerchino di conformarsi a tali valori nel comportamento e nel pensiero in modo diverso, predicando spesso bene e razzolando male.
    Non si tratta tanto di disturbare l'altro, ma di ricordarci che in qualche modo l'altro siamo anche noi se visti dagli occhi di chi ci sta intorno. Non so se rendo l'idea. Le ipocrisie, i doppi giochi, i modi di fare poco limpidi, proprio per questo, penso che in un modo o nell'altro ci si ritorcerebbero sempre contro e alla fine non saremo neppure poi così a posto con la nsotra coscienza... (sebbene molti preferiscano mettere un bel cerottone sulla bocca di questa famigerata e tanto mortificata cosicenza).

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  5. Pages ma sono tanto "piagnifera"!? no perché se è così devo dare una svolta a questi miei post... io voglio solo condividere i pensieri e le mie impressioni, mica generare valli di lacrime! ;) (scherzo eh!)

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