venerdì 11 novembre 2011

In sala d'attesa

Scelte d'istinto giusto?
Si è l'istinto ciò a cui dover dare più voce, come dicktat per i prossimi anni della mia pseudo esistenza. Si, perché mica è esistere davvero quando si sta appesi ai giorni, come i panni stesi abbandonati sui fili di certi balconi in condomini che assomigliano più a dormitori che a case.

Nell'interminabile attesa dal medico, che ieri mi aveva dato appuntamento alle 18.15 ma che mi ha ricevuta solo all'umile orario delle 20.15 (facendomi oltertutto la cortesia di farmi passare avanti perché i signori prima di me aspettavano la figlia che era in giro non si sa bene dove, lasciandoli a far attesa), ho divorato una rivista - tra le mie preferite del momento - finché non mi è venuto da piangere.

No, non mi veniva da piangere per il dolore fisico - raramente mi capita, in genere sopporto - o perché avevo lasciato l'ufficio e metà pomeriggio sapendo che clienti sarebbero venuti a cercarmi ma che non ho potuto avvertire preventivamente della mia assenza. Devo, anzi, ammettere, che "scapapre" via dalla mia stanza verde mela e lilla e blu, dalle mia piante, dai quadri, dall'acquario, dal pc, mi ha fatto bene. Mi ha fatto percepire che esiste "altro" e che me lo sto perdendo. Incursioni nel mondo oltre la vetrata dell'ufficio mi riporta ad essere una persona "normale".

Mi è venuto da piangere perché mi sono imbattuta nella storia di una ragazza affetta da Fibrosi Cistica, la quale rilasciava la propria testimonianza in modo così vero, spontaneo, forte, che è stato come ricevere uno schiaffo. Mentre il mondo progetta, programma, sogna, si proietta verso altre dimensioni future, una persona affetta da questo tipo di problemi può solo programmare l'immediato.
Sarebbe morta a 28 anni, le avevano preannunciato. Ora credo di aver capito che ne abbia 32, che abbia un compagno, il desiderio di metter su "casa" anche se un figlio sarebbe un rischio per lei e per la creatura che concepirebbe. Chissà quanti, come lei, per motivi tra i più disparati, ogni giorno vivono in bilico, con il timore di non esserci più tra pochi mesi, tra pochi giorni o tra alcuni anni, senza preavviso.
No, non è l'ombra della morte a farmi paura, ma proprio lo schiaffo morale di chi, come lei, ha imparato a rincorrere una vita "su misura", una vita in cui se è vero che ci sono dei limiti, si può decidere di perseguire un percorso in cui non c'è tempo perso o un qualcosa di "inutile" di frustrante: sarebbe come togliere ulteriore aria ai polmoni che già funzionano male.
L'articolo descrive come per lei sarebbe inconcepibile fare un lavoro che ci rende infelici, data l'ampia fetta della nostra vita che ricopre, così come - secondo me - è stupido far qualcosa che ci rende infelici e protrarlo nel tempo: portare avanti una relazione finita, un'amicizia d'apparenza, un look che non ci rispecchia più o un allenamento che non potenzia più i nostri muscoli, per esempio, tanto per dire...

Si, il mio istinto mi ha ricordato così come mi ha ricordato la dottoressa quando mi ha accolta nel suo studio con l'affetto, il sorriso e la cordialità di sempre (e i consueti rimproveri perché lavoro troppo e non mi prendo cura di me), che dovremmo/dovrei essere più coscienziosa verso la vita, che tanto amo e che non so apprezzare abbastanza, che disperdo, come se fosse avviluppata da sterpi sempre verdi che neppure adesso - in autunno appassiscono - né in inverno lasciano la loro presa.
Il tempo, lo spazio, i sogni - che ho perso e che non rincorro più -, gli affetti, le passioni, sono ingredienti che devono essere sapientemente gestiti, dosati.
Io non progetto più nulla e sbaglio. Quell'articolo mi ha ricordato che è come se avessi mollato in tante cose, come se davvero fossi diventata - in tante parti di me - come quei panni stesi abbandonati nei balconi dei casermoni qui intorno. Dovrà pure arrivare qualcuno a ritirarli o - per lo meno - arriverà un'altra folata di vento, una pioggia come quella di mercoledì o chissà cosa e li disperderà giù sull'asfalto: in entrambi i casi avranno evoluto la propria situazione.

Ora come ora non mi resta che sottopormi alle tre o quattro prescrizioni di esami medici ricevute ieri sera, prima di tornare nuovamente a lavoro.

8 commenti:

  1. è tutta mattina che non prendo appuntamento per le analisi prescritte.
    sono stanca.
    la prox settimana faremo un corso proprio con i panni stesi al sole. li reputo una metafora positiva, perchè profumano di fresco e stanno stesi, che non è il tempo di fare, ma di attendere.
    mi chiedo se forse il tuo sentire non sia perchè li hai lasciati troppo tempo non più al sole ma al vento.
    e' tempo si, di ritirarli per rimetterli in forma e farli uscire...

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  2. Ho letto anche io quella storia e mi ha davvero colpita molto, mi fa capire quanto sia importante la nostra vita e le cose o le zioni che facciamo.
    Tutta la mia ammirazione per quella giovane donna che lotta un un titano....

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  3. Non è mai semplice vivere e nemmeno imparare dagli altri, credo sia già un passo avanti soffermarsi a riflettere come hai fatto te in questo post... Dovremmo osservare e assaporare ogni attimo, senza mai disperderci in cose vane...la vita oltre che difficile e anche molto, molto preziosa... la nostra e quella dei nostri cari soprattutto...

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  4. fermarsi e godersi qualcosa che amiamo. punto il resto altrimenti non ha senso... ti seguo qui perchè su style ormai è un casino.. ti abbraccio..

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  5. Paola, io non li ho ancora prenotati gli esami... Mi scatta una sorta di rifiuto, soprattutto verso certi (esempio tiroide!)
    Per il resto, hai colto nel segno. Io i panni li ho dimenticati stesi.

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  6. Francesca R, a me è davvero venuto da piangere, soprattutto quando si senvita acida verso le amiche che si lamentavano per nulla... un po' come me. Bisogna sempre saper valutare e soppesare ciò che si ha, ciò che si potrebbe avere e ciò che si vorrebbe avere... nel bene e nel male.
    La mia stima verso donne come lei e verso le donne con patologie oncologiche (che ho seguito per alcuni anni ormai troppo tempo fa) è immensa.

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  7. Serena il fatto è che spesso ce ne rendiamo conto tardi (ammesso che ce ne rendiamo conto). come stai?

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  8. Giorgia stu Style non riesco a scrivere, non mi riesco a registrare, da qui la nuova "casetta" che non so se è meglio, peggio o uguale alla precedente.
    Leggo che la tua nanetta ti da i calci :)
    seguimi qui.

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