mercoledì 23 novembre 2011

Lezioni all'ospedale

Certi giorni volano e non sai neppure come e perché. Non parlo di quei giorni carichi di gioia e felicità, che sono un susseguirsi così carico di emozioni che davvero non fai a tempo nemmeno a capire cosa ti stia accadedo intorno. Non parlo neppure di quelle giornata così fitte di imepgni scritti nero su bianco sull'agenda, in cui ti chiedi se avrai almeno il tempo di respirare.

Parlo di quei giorni che sono come tutti gli altri ma hai il tempo appena di rigirarti su te stessa ed è già buio ed ora di andare a nanna, mentre con faccia perplessa ti chiedi "com'è possibile?"

Di ieri ho imparato che gli anziani - è un dato certo - sono assidui frequentatori delle strutture ospedaliere, così assidui che ne sanno, sovente, più del personale addetto.
Una simpatica vecchina in leggins e fazzolettone a fantasia jaquard sul blu mi ha infatti "addestrata" circa gli oscuri meccanismi dei prelievi e delle file d'attesa nel laboratorio analisi. "Prendi il numero lì", "mettiti lì", "ti chiama quello lì", "prendi l'altro biglietto del ticket (la bellezza di 98 e dispari euro... la stessa impeigata che mi ha fatta pagare ha rifatto il conteggio perché le sembrava troppo esagerata come cifra, ma era corretta, sigh!) così intanto che fai la fila di qui, ti scorre di lì e ti sbrighi prima"...
Inutile sindacare sulle liti e discussioni assurde su chi scavalca la fila, su chi ha il numero 53 ma pretende di andare al posto del 41 che pure è lì, in fila come me che aspetta... e si becca pure parolacce perché "non capisce!"...
Che poi, mistero avvolto nella nebbia più fitta - come quella che avvolge il mio paese arroccato tra i monti - ma che diavolo di fretta avranno questi pensionati!? no davvero, non lo capisco. Io avevo l'ufficio chiuso e nonostante fossi in ospedale alle 08.20 aveo già 35 persone davanti e mi sono sbrigata alle 10.30... con tanto di noce sul braccio in corrispondenza del foro dell'ago. Almeno non è nero, ma ora, oltre al ginocchio, non posso piegare neppure il gomito destro.
Ad ogni modo, non ho mai avuto paura degli aghi. Solo le iniezioni di pennicillina mi facevano davvero piangere da piccola, perché erano dolorosissime. Quanto le odiavo... quante lacrime... Ormai da tanti anni, quasi vedere quel fluido rosso e brillante mi fa sentire orgogliosa: orgogliosa di esserci e in modo così vivido. Mi rendo conto, quando penso queste cose, di essere davvero strana.
L'orgoglio di esserci nel mondo, dovresti provarlo per il solo fatto che ti alzi al mattino e affronterai una nuova giornata, per il solo fatto di Esser- Ci (con te, dentro te e nel mondo intorno a te).
Ultimamente mi sento orgogliosa di poco, è evidente: ora che non posso allenarmi non posso essere orgogliosa delle mie prodezze atletiche; non posso vantare risultati professionali ottimali (tanto più che avvalersi di certe colaborazioni è solo deleterio per la mia professionalità e per i miei nervi, dovendo gestire clienti aggressivi talvolta); non posso neppure vantarmi di essere una buona amica, visto che la mia ennesima amica da settimane mi liquida con sms, senza chiamare o disertando gli appuntamenti. Sono cose che capitano: problemi io, problemi lei, sms che non sempre sono chiari... però cavolo, per chiedermi informaizoni sul nostro inquadramento all'albo il mio numero l'ha trovato... per invitarmi a cena con l'altra nostra amica no. Ok, sarò gelosa, presumo.

Devo smettere di avere la malsana abitudine di prendere tutto sul personale: come recitava un simpatico manifesto appiccicato sul muro squallido e triste dell'ospedale ieri, "un giorno il mondo farà comunque a meno di te... non arrabbiarti!".

Pensieri su pensieri filano via uno dietro l'altro come formiche all'imbocco di un formicaio... Meglio lasciarle alla loro vita le formiche e pensare all'Esser-Ci.

4 commenti:

  1. Giò sai che l'altro giorno pensavo a questa cosa... che i giorni passano veloci, ma davvero veloci veloci, e se prima supponevo che fossero solo quelli pieni e belli a sfuggire via lesti adesso capita che sono proprio le giornate piatte e brutte a volare via, e mi ritrovo di venerdì in venerdì sempre con mille e più perché su di me e quello che mi circonda... proprio non la voglia di esserCi e non riuscirCi ed è bruttissimo constatare di non avere tempo...

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  2. Tita, secondo me stiamo diventando "vecchio" :)

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  3. Eh, ma quel cartello lì, che il mondo un giorno farà a meno di te, allora ce l'hanno tutti gli ospedali, perché c'è anche in parecchi uffici di quello della mia città.
    Quanto agli anziani che hanno fretta ne so qualcosa anch'io: mia madre è una di quelli. Perfino quando la porto al supermercato o a fare qualsiasi altra spesa, dopo dieci minuti comincia a dire che sta perdendo tempo e deve tornare a casa.
    Che avrà mai da fare una ottantaduenne che vive sola?
    Mistero di cui non sono mai venuta a capo.

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  4. Sulla fretta degli anziani io potrei riempire pagine intere...ma non ho ancora capito il motivo di questa fretta, l'unico anziano che è sempre andato piano è il mio adorato nonno,96 portati con fierezza. Poi faccio un po di pubblicità a fin di bene....diventa donatrice, regala un po del tuo sangue, linfa di vita a chi ne ha bisogno....

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