sabato 31 dicembre 2011

2011

E che volete che dica? E' sempre la solita storia: affaccendarsi ai fornelli, scegliere un vestito per la serata, farsi le unghie magari, la piega e l'attesa infinita per qualche colpo di spazzola.
Gli isterismi, le follie, i vorrei ma non posso di giorni frenetici ma che ormai sembrano sempre la replica dell'anno prima.

Sono io, me ne rendo conto, che sono diventata apatica nei confronti di una vita appannata. Mi sono appannata anch'io. Saluto quest'anno che se ne va, ricordando quanto di buono mi ha dato.
Non faccio elenchi, non faccio promesse, tanto meno premesse.
Faccio solo un sorriso, come questo, datato 23 maggio 2011

venerdì 30 dicembre 2011

La leggenda del quarto re


Gaspare, Baldassare e Melchiorre decisero di partire per Gerusalemme. Anche Artibano, si preparò, per il viaggio. Vendette tutti i suoi beni e acquistò uno zaffiro, un rubino e una perla da portare al Re e, monta­to in sella al velocissimo Vosda, galoppò verso Borsippa. Attraversò boschi, guadò fiumi, s'inerpicò per colline e montagne, quando a una svolta pericolosa trovò un moribondo abbandonato sulla strada. Artibano saltò dal suo corsiero e, caricatosi l'infelice sulle spalle, lo adagiò sotto una palma, gli bagnò le labbra riarse, lo ristorò e il moribondo dopo qualche tempo apri gli occhi. "Voglia il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe ricompensarti - disse - faccia prosperare il tuo viag­gio fino a Betlemme, perché è li che deve nascere il Messia, che tu vai cercando". Artibano si rimise in cammino verso la mezza­notte... e alle prime luci dell'undicesimo giorno entrò in Borsippa, ma non trova i compagni. Essi avevano atteso dieci giorni, poi erano partiti lasciandogli un messaggio: "T'abbiamo aspettato sino alla mezzanotte..., seguici attraverso il deserto").

Artibano, allora, vende lo zaffiro, appalta una carovana e riprende il viaggio affrontando i pericoli e i disagi del deserto. Giunse a Betlemme dopo tre giorni che i suoi compagni avevano deposto ai piedi del Re l'oro, l'incenso e la mirra... ed erano ripartiti per un'altra via.

Il villaggio pareva deserto. Dalla parte di una casupola sulla stra­da udì una flebile nenia. Entrato vide una giovane madre. La donna ospitò il forestiero, ristorandolo e parlandogli di tre stranieri, vesti­ti come lui, giunti dall'Oriente poco prima, guidati da una stella al luogo dove abitava Giuseppe, la sua sposa e il Bambino. Essi l'a­vevano adorato lasciandogli in omaggio ricchi doni; ma poi erano spariti misteriosamente, come pure, in segreto, la notte successi­va scomparve la Famiglia di Nazareth, dirigendosi forse in Egitto. Artibano si diresse allora verso Ebron alla volta dell'Egitto. Si spinse fino a Elaiopoli e a Menti; percorse le rive fiorite dei Nilo, si aggirò tra le Piramidi dei Faraoni, all'ombra della sfinge; ma le sue ricerche non approdarono a nulla. Scoraggiato e deluso tornò in Palestina nella speranza di poter ritrovare la Sacra Famiglia. Dopo alcuni anni di peregrinazioni si rivolse ad un rabbino per­ché gli indicasse in quali paraggi avrebbe potuto incontrare il Messia. Il rabbino, preso un papiro, lesse: "Il Messia conviene cer­carlo tra i poveri, tra gli umili, tra i sofferenti e gli oppressi".
A tali parole, Artibano vendette il rubino e si diede a nutrire gli affamati, a rivestire gli ignudi, a curare gli infermi, a visitare i car­cerati. Passarono così trentatré anni da quando era partito in cerca della "Vera Luce". I suoi capelli, allora di un bel nero lucido, si erano fatti bianchi. Lacero ed esausto, ma tuttora in cerca del Re, era tornato per l'ultima volta a Gerusalemme nel periodo della Pasqua. Era il venerdì della Parasceve... e nella folla si notava un'agitazione particolare. Egli, imbattutosi in un gruppo, domandò la causa del tumulto e dove andavano tutti. "Noi andiamo - rispo­sero - al luogo dei Teschio fuori le mura, dove c'è la crocifissio­ne di due malfattori e di un altro chiamato Gesù di Nazareth, il quale ha fatto molte opere prodigiose in mezzo al popolo ed ora è messo a morte perché si dice Figlio di Dio e Re dei Giudei". Artibano pensò fra sé: "Non potrebbe essere quel Gesù nato a Betlemme trentatré anni fa? Che abbia trovato finalmente il mio Re nelle mani dei suoi nemici? Arriverò in tempo almeno per offri­re la mia perla per il suo riscatto, prima che Egli muoia?". Così il buon vecchio seguì la moltitudine, quando, lungo la salita, una fan­ciulla di Ecbatana gli si avvicinò scongiurandolo in ginocchio: "Per amore del Dio della purezza, abbi pietà di me; sono una misera schiava della tua stessa fede; salvami, ridandomi la libertà". Il vecchio, non possedendo che un'unica perla, la consegnò alla sven­turata concittadina per il suo riscatto. Improvvisamente si udi un boato; la terra sussulta; il cielo si oscura; le mura delle case crollano; soldati e popolo fuggono terrorizzati. Artibano e la fanciul­la si rifugiano sotto i loggiati del pretorio. Una nuova scossa di terremoto, più violenta, fa cadere una pietra contro le tempie di Artibano, che traballa pallido, esanime. La ragazza lo sostiene con le sue braccia, mentre il sangue scorre a rivoli dalla ferita. Non è morto, lo si sente pronunziare queste estreme parole: "Non così o mio Signore... quando mai ti vidi affamato e ti nutrii? Assetato e ti porsi da bere? Quando mai ti vidi forestiero e ti ospitai? In carcere e ti visitai? Nudo e ti rivestii? Per ben trentatré anni ti ho cercato ansiosamente, ma non ho mai avuto la soddisfazione di poter contemplare il tuo volto, né di renderti il minimo servizio, o mio dolce Re!"). Artibano cessò di parlare. Ma un'altra voce si fece udire a suo conforto: "In verità, in verità ti dico, che ogni volta che tu hai fatto ciò ai tuoi simili, ai miei fratelli, tu l'hai fatto a me". Un grande respiro di sollievo gli usci dalle labbra. Egli aveva fini­to il suo lungo viaggio. I suoi doni erano stati veramente graditi. Artibano, il quarto dei Magi aveva finalmente trovato il Re.

Storie e leggende sul natale

Un futuro migliore.





Mi dispiace che tu sia sempre negativa"

"No è che ho proprio il blocco dei sogni. E anche della felicità. Come quando un organo smette di funzionare bene. Tac. Si blocca."

"Non si può vivere felici se non si affronta la vita con il sorriso. Mi spiace"

"La vita mi ha insegnato che è meglio non sognare. Inutile spiegare perché. Ormai non sogno più neppure di trascorrere un bel sabato sera."

Fece una pausa, riavviandosi i capelli dietro l'orecchio, stropicciando gli occhi. E continuò: "io non lo posso avere il sorriso. Vivo tra mecerie di sogni e speranze disilluse. E da anni".

L'odore della cioccolata, si spandeva, come quello degli agrumi, lungo le pareti della cucina, mentre lo scroscio d'acqua era l'unica nota reale in mondo che sembra parallelo. Era come se vivessero nel qui e nell'ora di una dimensione diversa, transferale, a metà tra il concreto, il fisico e l'al - di - qua, il dentro, quello che c'è nella testa e nel cuore. Un piano diverso, dove coesistono tempi, spazi e potenzialità. Persone che erano state e che potevano diventare.

"Trova altri modi per essere eflice. Smetti di pensare a quello che non è stato. Così facendo rovini anche quello che potrebbe essere. Io non sono nessuno per dirti come vivere... ma la penso così" completò con uno sbadiglio, più preso dal sonno che dalla voglia di continuare quella conversazione che, a badarci bene, non era n'è migliore né peggiore né più interessante di tante altre. Solo ora aveva sonno.

Una pausa. Capì che il discorso voleva essere completato, trovare un congedo, un po' come si fa dicendo l'ultimo arrivederci a qualcuno che, anche se sconosciuto, in modo ossequioso ti saluta tornando alla sua vita.

"Il problema è che ti fai fregare dalle cavolate. Per essere felici non serve tanto, ma soprattutto non ci si può piangere addosso sempre, perché il tempo passa e non aspetta nessuno. Me l'hai insegnato tu. Ti lasci abbattere facilmente da piccole cose, invece dovresti reagire, essere più forte di quanto non lo sei mai stata".

Ma che ne sapeva lui della sua forza, della sua resistenza, del suo andare ad oltranza. Che ne sapeva, se conosceva solo la maschera di quello che era, il personaggio in cui si era trasformata e che non avrebbe mai voluto incarnare.

Dove diavolo era lui mentre combatteva le sue battaglie, mentre nessuno sapeva darle coraggio e forza, sapeva anche solo ascoltare un suo sogno. Resistere e lottare, anche a costo della vita. E c'era andata vicina al perderla. Il costo era stato parecchio alto. Che ne spaeva lui!!! Resistere anche al dolore, quello fisico, quello che ti spezza in mille pezzi.

"Forza è creare un futuro migliore. Per sé."

" Se così fosse avrei dovuto chiudere tante guerre, tante progetti, forse anche la nostra relazione."



Ad un tratto sentì come delle grosse siringhe conficcarsi sulle sue spalle, aghi puntuti, lunghi, profondi... come a dover risucchiare quel peso e quel dolore che sentiva sulle scapole, sungo il collo, da anni.



Capì che sognava: aveva sognato ma Forza è sul serio creare un futuro migliore. Per sé.

giovedì 29 dicembre 2011

L'amore è tutto

Se tacete, tacete per amore. Se parlate, parlate per amore.


Se correggete, correggete per amore.


Se perdonate, perdonate per amore.


Sia sempre in voi la radice dell'amore, perché solo da questa radice può scaturire l'amore.


Amate, e fate ciò che volete.



L'amore nelle avversità sopporta,

nelle prosperità si modera, nelle sofferenze è forte,


nelle opere buone è ilare, nelle tentazioni è sicuro,


nell'ospitalità generoso, tra i veri fratelli lieto, tra i falsi paziente.





E' l'anima dei libri sacri, è virtù della profezia, è salvezza dei misteri,


è forza della scienza, è frutto della fede,


è ricchezza dei poveri, è vita di chi muore.


L'amore è tutto.


(S. Agostino)

mercoledì 28 dicembre 2011

Il cinema & me

Il cinema è un posto bellissimo per me: magie di luoghi lontani, di persone mai viste e conosciute che d'un tratto diventano visi familiari, volti noti, altre vite, altre storie, simili o agli antipodi rispetto alla mia...
E' vero, non amo quella puzza di chiuso, di stantio, che talvolta si respira all'ultimo spettacolo, quando non fanno in tempo ad uscire quelli dello spettacolo precedente che già le poltrone ancora tiepide sono già occupate da spettatori appena arrivati.

Adoro il cinema perché mi distoglie dai pensieri quotidiani, perché in quello schermo grande e in quelle poltrone di vellutino posso trovare nuovi spunti, nuovi punti di vista, conoscere qualcosa di nuovo. Ho sempre nutrito forte il desiderio di conoscere, come se la conoscenza potesse saziare quel senso di vuoto che spesso mi coglie quando osservo la mia imperfezione.
Ricordo che da piccola amavo conoscere e apprendere più cose possibili: mi piaceva avere l'opportunità - o l'illusione - di non restare mai senza parole, senza argomentazioni. Mi atterriva il silenzio, quel silenzio che imbarazza, tanto quanto l'impossibilità di dire la mia.

Ricordo ancora quando una persona, quella persona, mi disse che proprio non so stare zitta, che anche il silenzio va saputo ascoltare. Ricordo quel giro alla ricerca delle stelle, che non si vedevano da nessuna parte perché era nuvoloso... Ed io che parlavo, parlavo, parlavo... di tutto e di niente. Chissà se avessi parlato meno che sarebbe accaduto. E' andata ormai.

Chissà che bello, mi dico spesso, se fossi vissuta in un'altra epoca, se avessi vissuto quell'avventura lì, quel momento, quella vicissitudine che vedo rappresentata sl grande schermo... E' un po' la stessa emozione che provo leggendo un libro: il libro, tuttavia, permette di centellinare di gustare meglio ogni tratto, gesto, emozione. Snocciolare lentamete le pagine, parola dopo parola, ritornarci su, imamginare volti e tratti somatici, paesaggi... Al cinema è tutto già pronto: non ti resta che immergerti nella magia del buio in sala, del silenzio, disturbati solo da quel puzzo di bruciato oleoso dei poocorn e dalle luci degli schermi dei cellulari che alcuni si ostinano ad usare durante la proiezione... ed è magia.

Diciamo che la magia è ancor più perfetta e meglio riuscita se accanto a te non hai un estraneo che puzza di tabacco, ma delle mani grandi che avvolgono le tue, occhi che ti cercano nel buio, una spalla che ti si offre nel caso volessi reclinarvi su il capo, in cerca di complicità, di calore... o di un utile appoggio se proprio la fatica è tanta e gli occhi si ostinano a non voler restare aperti.

Per la cronaca ho visto Sherlock Holmes - Gioco di Ombre:

video

Video tratto da My movies.t

martedì 27 dicembre 2011

Question time

Question time alias "delle domande senza senso e senza risposte plausibili".

  1. perché continuiamo a cercarci con lo sguardo quando ci incrociamo con l'auto?
  2. perché l'uno merita per l'altra e viceversa, se ormai a stento ci salutiamo?
  3. perché me lo sono sognata stanotte, che suonava uno strumento strano in una sorta di orchestrina e cantava pure? Oltretutto a me nel sogno scappava pure e mi ritrovavo in uno stanzone con un'infinità di bagni. Inutile dire che non volevo andare, per non perdermi le sue note. Lo sapevo che con lo sguardo, suonando, sorrideva a me.
  4. perché il biondo splendido splendente cerca, periodicamente, di estercermi un appuntamento? quando gli si quieteranno mai gli ormoni?
Lasciamo gli occasionali avventori, cibarsi delle mie paturnie sopra esposte, liberi di esprimersi.

Il mio Natale

Mi è mancato il mio blog, ma non ho avuto voglia/tempo di scrivere e condividere i miei pensieri con una piazza virtuale che mi fa compagnia da tanti anni ormai. Si cambia casa, un po' come si trasloca sul serio nella vita, ma devo dire che chi conta resta sempre vicino a te... in entrambi i casi.

La verità è anche che il Natale, da qualche anno ormai, non èpiù il Natale che vivevo prima, quello con la N maiuscola. E' come se nel tempo avessi perso qulacosa per strada: non c'è più quel clima di attesa, di trepidazione, di eccitazione tipica di quei giorni. Sarà che siamo tutti un po' invecchiati, che non ho più il tempo di partecipare alle novene per via del lavoro. Ricordo che da piccolina per me la novena era un appuntamento immancabile: cantavamo con il coro dei piccoli, animavamo la liturgia e a fine messa ci veniva dato un biglietto per l'estrazione della befana. Se volevi avere più opportunità dovevi avere più biglietti ed era perciò un incentivo in più andare alla novena. Ricordo di aver vinto un addobbo con la sacra famiglia una volta. Sono certa di aver vinto qualche altra cosa, ma non ricordo più. Era bello: tutti noi bambini in sacrestia, le "lotte" per chi doveva leggere una preghierina o fare l'offertorio, la fretta di arrivare prima così da poter occupare i primi banchi, per essere più vicini al coro dei grandi e trovarsi pronti a intonare i canti con loro...
Era proprio bello: tutto immerso in una luce dorata, quella delle vecchie lampade ad incandescenza a forma di candela che erano sotto la via crucis e nei grandi lampadari che si distribuiscono lungo la navata.

Avrò perso qualcosa del Natale perché magari non ci sono più bambini da sorprendere, perché i miei genitori sono stanchi e non sempre hanno voglia di giocare a carte, come è tradizione fare da noi. Solo il nonno la rinnova ogni volta, dopo pranzo, questa tradizione... ed io l'alimento con lui.
Mi manca la voce dell'altro nonno, quando salivo le scale per raggiungerlo in cucina: "Heiiiii" ci diceva...
L'altra nonna il 25 l'ho trovata rannicchiata e dolorante, piangeva. Sembra piccola piccola, minuscola, una donina in miniatura, proprio lei che è sempre stata per me un modello di eleganza, di precisione, di bellezza. Lei che metteva il rossetto da sempre, rosso, e la cera di cupra e non aveva mai un capello fuori posto. Ogni volta che vado a trovarla mi sento tristissima e mi viene da piangere. Sarà per questo che tante volte ho evitato di andarla a trovare: non perché non l'ami, ma perché mi fa sentire impotente il suo dolore.

Ad ogni modo, anche questo Natale è andato: il primo senza mia sorella, ma il primo anche con un'aria di festa in più portata dal fidanzato di mia cugina. Ormai è uno di famiglia, è di casa... e pare anche che nel 2013 si sposino... nulla di certo, ma sarebbe un bellissimo regalo per tutta la famiglia, questo loro traguardo.
E' stato divertentissimo giocare con loro, anche se ho perso più di 50 euro... mi sarei comprata volentieri qualcosa per me, a dire il vero, ma chi non risica non rosica, no? E' andata benissimo così.

Ho visitato anche un quartiere cittadino, uno dei più antichi della città, dove gli abitanti incarnano un presepre vivente: i garage delle case trasformate in botteghe, panni stesi di quelli di fine '800, che le antiche panche custodiscono ancora, la grotta con un bimbo vero, nato il 6 dicembre. Piccolissimo e tenerissimo. La paglia per terra, le luminarie, gli agnellini, le pecore, le galline, le papere. I bambini si incantano a vedere gli animali nel recinto allestito in una corte interna del quartiere. C'è chi fa la pasta di casa, chi il pane, i dolci tipici del periodo, il formaggio fresco, la ricotta... ovviamente il tutto è poi offerto a coloro che vanno a visitare il presepe. Proprio una bella atmosfera che sembra riportati lontano di almeno cent'anni...

Si il Natale è andato, non è stato un brutto natale, per carità: come sempre è un'occasione unica, atta a ricordare a chi è credente che il Signore Gesù dovrebbe trovarsi sempre posto nella nostra vita,  per farci comprendere l'essenziale e soprattutto l'AMORE per le cose semplici.

lunedì 26 dicembre 2011

La leggenda dei sempreverdi


Nei tempi passati, al termine del­l'estate, un uccellino si ferì ad un'a­la, restando cosi da solo nel bel mezzo del bosco. Non potendo più volare, restò praticamente in balia dell'inverno, che già faceva sentire i suoi primi geli.

Cosi, domandò ad un enorme faggio di potersi rifugiare tra i suoi grandi rami, sperando di poter passare l'in­verno al riparo dal cattivo tempo. Ma il faggio, altezzosamente, rifiutò all'uccellino un piccolo riparo tra le sue fronde.Intristito, l'esserino continuò a girovagare nel bosco, trovando di lì a poco un grosso castagno e, speranzoso, ripeté la stessa domanda. Ma anche quest'albero rifiutò all'uccellino la sua protezione. Così, nuovamente s'incammino nell'oscurità della foresta, alla ricerca di un riparo. Di li a poco si sentì chiamare: Uccellino vieni tra i miei rami, affinché tu possa ripararti dal freddo. Stupito, l'uccellino si voltò e vedendo che a parlare era stato un piccolo pino, saltò lestamente su uno dei suoi rami. Subito dopo anche una pianta di ginepro offri le sue bacche come sostentamento per il lungo inverno. L'uccellino ringraziò più volte per tale generosità, che gli permise cosi di supe­rare la cattiva stagione. Dio, avendo osservato tutto, volle ricompensare la generosità del pino e del ginepro, ordinando al vento di non far cade­re loro le foglie, e quindi da quel giorno furono "sempreverdi".

Piccolo racconto tra storia e leggenda sul Natale

domenica 25 dicembre 2011

Il Natale degli animali

Esistono numerose leggende a proposito degli ani­mali che si trovavano nella grotte dove nacque Gesù. Si dice che il bue non mangiò la pa­glia fresca della sua mangiatoia per­ché Maria la po­tesse utilizzare co­me culla per il suo bambino. Il bue contribuì a riscaldare il bambino soffiando col suo alito tiepido. Si dice che da allora il bue ha l'alito più dolce di tutti gli animali.

Le pecore offrirono la loro lana con la quale Maria confezionò una coper­ta. Le tortore cantarono con il loro cinguettio per addormentare Gesù. Quando i pastori arrivarono vicino a Lui, il più giovane aveva da offrirgli solo una margheritina di campo. Le labbra di Gesù si posa­rono sui petali del fiore. è per questo che spesso la punta dei peta­li spesso è rosa.

I pastori non erano i solo ad essere felici di contemplare il bambi­no Gesù nella grotta. Un pettirosso che si riparava sotto il tetto della grotta, si unì al canto degli angeli. Fu il primo canto d'uccel­lo che udì Gesù, che per ringraziarlo gli rese la voce ancora più dolce e melodiosa durante l'inverno, soprattutto nel tempo del Natale. Una minuscola creatura (una piccola lucciola) seguiva i pastori gui­dati dalla stella. Essa era così piccola che nessuno la notò. La vide solo Gesù, il quale la sfiorò con un dito e la fece diventare luminosa, luccicante nelle notti d'estate per guidare i viaggiatori. Si racconta anche che la vigilia di Natale, nella grotta tutti gli animali si ingi­nocchiano. Niente li deve disturbare. Allora per qualche minuto si mettono a parlare. Si dice anche che le api mormorano un'ode, lodan­do il Signore, che il suo nome sia benedetto, perché anche loro si ricordano della nascita di Gesù.

sabato 24 dicembre 2011

RACCONTO DI NATALE (di Jorge Bucay)

RACCONTO DI NATALE (di Jorge Bucay)


In una casa più o meno umile di un paese qualunque, viveva una famiglia composta dal marito, dalla moglie e dai loro due figli. Juan era il figlio maggiore di 24 anni, quasi avvocato e Priscilla, la minore di appena 4 anni.

Con l'approssimarsi del Natale, il padre aveva comprato un rotolo di cinque metri di carta argentata per poter confezionare i regali, prima di metterli nel modesto alberello, allestito dai primi di dicembre, nell'ingresso della casa.

La notte del 23, l'uomo si decise a impacchettare i regali, più simbolici che preziosi, per la vigilia di Natale. Che sorpresa sgradevole fu trovare nel ripiano dell'armadio, il tubo di cartone dov'era arrotolata la carta argentata, spogliato dei cinque metri di costosissima carta da regalo.
I soldi scarseggiavano nella famiglia e possibilmente per questo, malgrado l'ora avanzata, il signore scoppiò dall'ira e mandò a chiamare la sua famiglia per vedere chi aveva utilizzato la carta che lui aveva comprato per i regali. La piccola Priscilla apparve a testa bassa per dire a suo padre che l'aveva usata lei.
- Però non ti rendi conto che quella carta era molto costosa e che tuo papà ha dovuto lavorare diversi giorni per comprarla? Potresti dirmi per quale sciocchezza hai usato la carta argentata? La bambina uscì correndo e ritornò con un pacchetto delle dimensioni di una scatola di scarpe, avvolto in vari strati della costosa carta, che adesso era stropicciata ed inutilizzabile.
- Non ti ha detto tua madre che non devi toccare le cose dei grandi per i tuoi giochi? Come ti viene in mente di avvolgere quella scatola in cinque metri di carta argentata?
- E' un regalo di Natale, papà - disse Priscilla - per l'alberello.
- E si può sapere per chi è questo regalo così prezioso da usare tutto il rotolo di carta per confezionarlo?
- E per chi potrebbe essere? Per te, papà.
L'uomo si intenerì e abbracciandola le chiese scusa per le grida. Come succede a tutti, con il regalo in mano volle sapere cosa conteneva e chiese a sua figlia il permesso per aprirlo.
Poco dopo, l'uomo tornò ad arrabbiarsi:
- Quando dai un regalo a qualcuno, si suppone che deve contenere qualcosa. Hai usato tutta quella carta per confezionare una scatola vuota?
Alla piccola le si gonfiarono gli occhi di lacrime e disse: La scatola non è vuota, papà, io vi ho soffiato all'interno cinquantotto baci per te. Il padre alzò la bambina e le supplicò che perdonasse la sua cecità e la sua ignoranza.
Dicono che l'uomo conservò per sempre la scatola sotto il suo letto e che ogni qualvolta che si sentiva abbattuto, apriva la scatola e prendeva un bacio di sua figlia.
Ciò lo aiutava a recuperare la consapevolezza di ciò che era importante e di ciò che era solo una sciocchezza.
In poche parole, ognuno di noi ha una scatola piena di baci e amore incondizionato, dai propri figli, amici e da Dio.

venerdì 23 dicembre 2011

Auguri

Decori della mia torta di Natale
Auguri di cuore a chiunque si imbatterà tra i miei pensieri, le mie parole, le mia paturnie, gli incarti argentati dei sogni sgualciti e la carta crespa delle piccole soddisfazioni che cerco di trovare in ogni giorno che mi è dato vivere.

Auguri di ogni bene: perché c'è sempre un bene verso cui protendere i nostri sforzi, le nostre fatiche; c'è sempre un bene per il quale lottare e in cui credere; c'è sempre un bene in ogni giorno, in ogni lacrima versata, in ogni persona incontrata; c'è sempre un bene per il quale lottare, sperare, amare e vivere.

Basta solo sforzarsi nel cercarlo, quando ci sembra assolutamente privo di ogni positività ciò in cui ci siamo imbattuti: "non hai mai sentito dire che la bellezza ama nascondersi?"

La mia antivigilia...

Il regalo più orrendo per questo Natale, temo di essermelo fatta da sola.
Sono a casa e con la febbre, gola distrutta, raffreddore crescente... Tutto è iniziato stanotte, verso le 3.00 presumo, quando mi sono svegliata come dopo aver ricevuto una scossa elettrica: di soprassalto e con una fitta alla gola indescrivibile.

Da sempre la gola è il mio punto debole, ma anche quello che mi è più caro, con cui ho un rapporto contraddittorio se vogliamo: gola che serve a formulare il suono delle parole, a ingoiare, a respirare anche...

Non importa: sono qui soletta a casa, ma mi scaldo accarezzando l'emozione dei miei sogni e dei regali più autentici che farò domani sera.
Non importa, non importa nulla... davvero: a ben guardare ho tutto quello che potrei desiderare e molto più di quello che mi è indispensabile.
Questo pomeriggio non ho potuto fare gli auguri ai miei amici extracomunitari. Mi sarebbe piaciuto far sentire loro il calore di un abbraccio e di un the caldo, magari, in ufficio. Sono certa che Jamal è passato oggi, ma avrà trovato tutto chiuso...
Non so come sopravviverei al natale se non avessi la mia famiglia accanto. Sarò melensa, monotona... tanto più che ci litigo quotidianamente con la mia adorata e scarsamente nutrita famigliola, ma davvero... non c'è nulla di più importante al mondo dell'amare e dell'essere amati.



giovedì 22 dicembre 2011

Varie

A. mi ha lasciato una bottiglia di vino. Uno dei mie preferiti, un nero d'avola. Non vedo l'ora di stapparla quando arriva mia sorella: mio cognato è un intenditore... Peccato che quando sono arrivata, lui era già andato via: maledetta neve. Lo chiamo: mi ha fatto piacere che si sia ricordato di me, anche se abbiamo collaborato solo due o tre volte. Mi piace quando la gente si rircorda di me, del mio nome: mi fa pensare che abbia seminato bene intorno a me... e così ho raccolto un buon frutto.

Il panettone con i canditi, lo spumante, i dolci tipici natalizi (mamma che buoni!), il caffé... La riunione, per intenderci, si è risolta a "tarallucci e vino" ed è andata bene così.
Certo, la fidanzata viperetta di un collega non mi ha lasciato il gusto dolce al palato, ma presumo che ci si comporti così - da acide e da velenose - quando ci si sente insicure di sé. Si, perché la gelosia, a mio giudizio, in parte (nel suo caso in gran parte) è dovuta proprio ad una notevole  mole di insicurezze personali, altrimenti non vedo perché dovresti mai impedire i contatti del tuo uomo con le colleghe con cui lavora da dieci anni a momenti e che se lo avessero voluto se lo sarebbero già preso a tempo debito.

Si c'è aria di natale l'ammetto. Sto entrando lentamente nel mood. Ho anche voglia di una bella fotocamera, di un pc "vero"in ufficio, di vedere e far vedere ciò che ho intorno anche a chi è lontano da me. Peccato che non possa farlo.. ho solo le parole per trasmettere immagini, musiche, sentimenti, emozioni.

Ho voglia di una manicure, di un bel libro, di una tisana super bollente, di astare a casa e non qui a lavoro.
Ho voglia di andare in giro per negozi con mia sorella, anche.
Insomma... troppa carne al fuoco, troppe foglie pesanti sull'arbusto sottile della mia erba voglio.

Speriamo a questo punto che possa tornre in fretta a casa e senza troppi danni collaterali per la neve: le prove mi aspettano!

Belle notizie e giveaway natalizi

Ma leggendo qui, è vero che ho vinto io !?
Io amo molto guardare i siti e i blog che parlano di look, moda, bellezza e suggerimenti per valorizzare la propria immagine. Non mi ritengo una patita, neppure una che la sa lunga e che elargisce consigli e giudizi come se nulla fosse. Cerco piuttosto di imparare e trarre ispirazione.
E così... beh, non pensavo che le mie visite sul blog "Coffee Blooms" potesse anche farmi vincere qualcosa.

Devo anche ammetere che questa settimana è la seconda volta che vinco. Proprio io che non ho vinto mai niente. Anzi, no è la terza volta, con questa che vinco: la prima, alcuni anni fa,  una t shirt nel contest proposto dalla mia cara amica di "Aboutstyle Web".
La seconda, come dicevo, un contest "makeupposo" su "Tentazione Make up": un fantastico buono su Elf Cosmetics.

Si, diciamolo, alla fine sarò stata davvero buona se la fortuna mi sta baciando ;)

Sempre pensieri ben confusi

Nell'ordine (sparso):

1- ho preso uno spritz con due amiche. una di loro mi mancava tantissimo. L'aperol mi ha dato subito alla testa. Non "c'ho" più il fisico evidentemente... anzi no, ho ragione a lamentarmi: non esco abbastanza e poi questi sono i risultati. Conseguenza più nefasta? "ingurgitamento" maniacale di dolcetti natalizi iper calorici a base di fichi secchi, cioccolata, mandorle, noci, cannella, arancia candita e chi più ne ha più ne metta. Inutile commentare sull'aspetto da "zampogna" post carboidrati della mia faccia.
Conseguenza più bella? "fissiamo un giorno a settimana e facciamolo sempre un aperitivo solo noi tre".

2- ho ricevuto in regalo un calendario fotografico. Per fortuna nella foto più grande ho i Ray Ban così non si vedono le occhiaie, ma rido e sono contenta. Ottima scelta!

3- ho un mal di gola potente. Gola letteralmente a brandelli (cioè proprio sanguina). Stasera prove generali. Come diavolo faccio a cantare!?

4- Segni di natale si diffondono qui intorno: nevica da ieri. Nessuna traccia tangibile sull'asfalto per fortuna... ma fa molta "scena" (e anche il freddo è più tollerabile). Ho anche un presepe grande quanto una scatola di scarpe tutto in ceramica sulla scrivania dell'ufficio. Gia rintocchi di campanelli invadono i miei timpani... ma dolcemente.

5- Ho ascoltato Vivaldi e mi sento ispirata.

6-Il direttore della mia banca mi ha regalato agendina e calendario. E' la prima volta che mi fanno un regalo in banca. Mi sento emozionata. Ho detto che ricambierò con i pocket coffee. Sembro miserabile!?

7- Pomeriggio è prevista trasferta per fare gli auguri ai colleghi della provincia vicina. Nessuno dei mie colleghi di qui viene e dato il tempo non ho molta voglia di viaggiare sola. D'altro canto è anche brutto non andare. Non so a questo punto...

8- Stasera prima delle prove ma dopo la riunione, ho anche un invito ad una degustazione di non so che pietanza tipica (ricotta? formaggio? ceci? non ricordo) realizzata in occasione delle maniefstazioni natalizie di uno dei quartieri più storici e antichi della città. Eviterò (se riesco ad andare) di bere lo spritz.

mercoledì 21 dicembre 2011

Pensieri ben confusi

Ho mal di gola. Non poteva mancare... d'altronde sabato ho piccole parti soliste e in duo... Odio il mal di gola.

Odio la gente che urla, che viene qui con arroganza e scarsa educazione, con pretese. Per carità, comprendo le ragioni di tutti... ma non venirmi ad urlare in casa mia...
La cosa stupefacente è che divento così "apatica", distaccata, che la gente finisce per arrabbiarsi di più. Ma che colpa ne avrò mai io se il tuo stipendio non ti basta, se trovi aumenti da capogiro...?! lo capisco, lo comprendo, ma se non posso farci nulla mettiti l'anima in pace caro "amico" mio...

E che ci sia freddo e gente che ti fa raffreddare, poco importa: di mio mi sono creata il mio piccolo angolo di primavera: oggi piante nuove in ufficio. Una bella Kenzia Olandese, folta e alta, avvolta in un caspò lilla, due dracene, che mi somigliano tanto a due ragazze spinlungone e dai capelli lisci e appuntiti, fluenti. Mi piace immaginare, dareuna personalità alle mie piante. Insieme al mio acquario sono gli unici esseri viventi con cui condivido la maggior parte della mia vita quotidiana.

Contenta di poco, scontenta di molto, soddisfatta di paio di cose, convinta che altre siano migiorabili... e così dopo la mia cena di ieri, devo ammetterlo: anche se non "sento" tanto spirito natalizio intorno a me, percepisco che ci sono dimensioni che meritano ogni mio impegno e dalle quali posso trarre giovamento, energia, linfa vitale.
Prossimo obiettivo: a parte il nuovo colore dei capelli sabato, cucinare un bel dolcino per il mio migliore amico.
La tabella di marcia prevede: confezione regalo dei miei genitori e tanto relax per me a suon di libri di quelli belli belli. Voglio finire un saggio sulle scale WAIS - R (i test di intelligenza) e un altro sulle forme depressive. Avere a che fare con libri che mi ricordano chi ero, chi volevo essere, mi fa sentire si un po' frustrata, ma per lo meno memore della mia passione.

Adesso, dopo una sana accozzaglia di pensieri mal scritti, cena con una collega. E se cena non sarà per via del brutto tempo, per lo meno aperitivo... Mi manca tanto trascorrere un po' di tempo "buono" con lei.

martedì 20 dicembre 2011

20 dicembre

Si diciamo che sono contenta della piega che sta assumendo questa settimana.
Tanto lavoro, poche cose importanti a cui riesco ad attendere, ma va bene lo stesso.

Ieri sera, prima di crollare leggendo un libro che volgio assolutamente finire entro il mese, ho realizzato che ci sono cose diverse per le quali dire grazie qust'anno:

  • Il matrimonio di mia sorella e il rinsaldarsi sempre più del nostro rapporto
  • Il giro a Verona e zone limitrofe che mi ha fatto tornare per un po' bambina
  • Una vita sentimentale che forse ha preso la sua giusta definizione

OK: non è moltissimo, anzi. C'è poco di quelle mete che sognavo di conquistaer da bambina quando avrei raggiunto la mia età.
Niente Erasmus, niente super lavoro appagante, niente cerchia d'amiche-iche di quelle con cui parli di tutto senza tema alcuna, niente casa microscopica solo mia in cui sentirmi padrona della mia vita e della mia quotidianità. Niente fisico da maratoneta, nessuna maratona fatta... se poi penso che ancora non potrò proprio allenarmi fino a gennaio... Niente corsi di scrittura creativa, nessuna collaborazione concreta con qualche realtà che abbia attinenza con la cultura, la letteratura... nessun libro o racconto scritto. Nessun corso fotografico dopo quello del 2000. Nessun corso di bricolage, di cucito, di cucina...


Niente, niente è come l'avrei immaginato. Ho però immaginato una persona che anche se lamentandosi, va a testa bassa per la sua strada, tentando sempre di dare del proprio meglio. E forse è quello il problema: dovrò chiedere a Gesù Bambino di portarmi un po' più di egoismo sano, di sottrarmi un po' di zelo lavorativo che fa disperdere energie e più voglia di lasciarmi andare...

Il tempo non ci aspetta mica.

Scriverò qualcosa del genere nel mio biglietto di auguri per una persona speciale che oggi festeggia - un po' controvoglia - il suo compleanno.
Di mio, per rendergli la giornata meno uggiosa (tenuto conto che qui nevica e c'è un freddo polare!), gli ho fatto recapitare una torta molto allegra, con chiudipacco realizzato con una bella foto spiritosa.
Inutile dire che il regalo più bello - a parte quelli materiali - sarò io. Smalto rosso incluso.
Devo solo decidere il look completo... che l'abito, qualche volta, fa il monaco...

lunedì 19 dicembre 2011

Velocemente...

Silenzioso periodo di super lavoro.
E di super nervoso.
Chi la dura  la vince però eh! per fortuna ho fatto collezione di momenti positivi... come questo

Io & Vale a Lucca

giovedì 15 dicembre 2011

Tra Natale, La Toscana e il razzismo

Che giornate! mancano 15 giorni al natale e nel mio ufficio come in casa mia non c'è traccia di aria di festa. Me ne dispiace parecchio, ma io per prima non riesco a farmi foriera di spirito natalizio.

Non c'è mia sorella, non c'è natale a casa mia, per i miei. Sono pronta a scommettere che quando arriverà lei la casa in mezza giornata verrà trasformata da mia madre nella baita di Babbo Natale con tanto di lucine a intermittenza, alberello, festoni, decorazioni di ogni sorta e termosifoni perennemente accesi.

L'aria di Natale l'ho respirata decisamente a Firenze, sabato. Peccato non poter caricare foto, altrimenti mostrerei quella bella lanternona coperta di vischio e con tanto di fiocco rosso. Piovigginava ed io avevo parecchio mal di testa ma l'atmosfera era molto di festa: la gente tra i negozi, i tanti turisti, le vetrine addobbate, tocchi di rosso e di luce ovunque. Di certo ci saranno stati anni in cui questa, così come tante altre belle città italiane, sono state decisamente più belle o più ricche in questo stesso periodo, ma, confrontandola con la mia di cittadina perennemente immersa nella nebbia, direi che basta poco per far natale.

Ho pensato parecchio a Firenze, l'ho sempre amata tanto. Ci sono stata per la prima volta a 18 anni con la scuola. Già all'epoca non godevo di splendida salute e di pieno equilibrio - diciamo così - però ho sempre avuto la consapevolezza interiore che la Toscana era la mia terra d'adozione. Saranno state le suggestioni del mio amato Argan, il libro di storia dell'arte che in tutti i licei ha imperato per anni, o della letteratura italiana che per me ha avuto la sua culla lì... L'espressione dell'emozione, il proprio sforzo per avvicinare l'idea della perfezione o il semplice bisogno di comunicare, di rendersi partecipi e rendere partecipi, per me è arte.

In fondo non mi sono sbagliata: la Toscana è diventata la terra d'adozione di mia sorella.

Guardando al Tg quanto è accaduto pochi giorni dopo la mia visita in questa meravigliosa città, non ho potuto fare a meno di pensare se, magari, anch'io ho incontrato Casseri, dato che pare avesse pianificato il suo folle gesto. Chissà se l'ho sfiorato, se ho incrociato il suo sguardo, così come ho incrociato tantissime volte quegli così grandi e luminosi in volti di stranieri dalla pelle scura. Mi hanno sempre colpita quegli occhi: sembrano sempre più grandi e più bianchi, più luminosi in quei volti, ma spesso molto tristi, abbattutti, vessati.
Tante, tantissime volte mi sono sentita impotente davanti ai tanti stranieri fermi negli angoli a vendere stupidaggini, stretti nei loro vestiti consunti. Mi sono chiesta, qualche volta con le lacrime agli occhi, che diavolo di inferno hanno lasciato per considerare il loro presente comunque meglio.

E che diavolo passa per la testa di gente come questo Casseri!? Io davvero non lo capisco. Mi sforzo, ma non lo capisco. E' così tanta la paura, inconfessata e inconfessabile, che abbiamo del diverso da farlo assurgere come incarnazione di ogni male, di ogni minaccia per la nostra esistenza? Ma davvero che cosa può far ritenere giusto, dovuto quasi, eliminare chi riteniamo inutile, cattivo, pericoloso solo perché ha un colore della pelle diverso dal nostro?

Desidero condividere queste osservazioni, ringraziando di non essermi trovata faccia a faccia con persone così folli, perché per me è follia, come Casseri.


mercoledì 14 dicembre 2011

Perlina di saggezza

Osservando il comportamento delle persone, non è difficile individuare a chi o a cosa hanno detto il proprio "si". Il denaro, il successo, l'appagametno di ogni capriccio, come se l'egoismo fosse l'unica norma di vita da seguire.

Ognuno, ad ogni modo, vale quanto il proprio punto d'appoggio: chi si appoggia sul vuoto, farà l'esperienza di sentirsi vuoto.

... A parte le maniglione dell'amore, che di certo non sono utile appiglio antipanico, spero di aver sempre nel cuore e nella mente un valido appoggio, di essere coerente a quei "Si" che ho in qualche modo pronunciato.

Ciò che mi fa più paura? la consapevolezza del fatto che quando ci si consegna a qualcuno, si assumono inevitabilmente le sue caratteristiche, i suoi comprotamenti, i suoi gesti, il suo stile... Spero, allora, di avere dei riferimenti sempre migliori di me.

martedì 13 dicembre 2011

#leaveamessage

Mi sono imbattuta in un'iniziativa davvero bella e soprattutto positiva, per chi, come me, è sempre alla ricerca di quel "qualcosa" che renda le giornate più piacevoli e condivisibili... un po' come se si trattasse di spore o di germi della felicità, capaci di diffondersi a macchia d'olio di sorriso in sorriso, di viso in viso.

Quest'iniziativa è #leaveamessage. Inizia domani, 14 dicembre: il suo obiettivo è lasciare un messaggio positivo in luoghi inaspettati, in modi inaspettati così da cogliere di sorpresa il prossimo e strappargli un sorriso. 


L'iniziativa parte da qui e riporto le modalità di "partecipazione":


Come funziona #leaveamessage?
E' molto semplice.

1. Prendete un foglietto qualsiasi, o scaricate questo qui sotto:
2. Scriveteci sopra una frase carina, una che a voi piacerebbe leggere. Può essere un invito a prendere la vita con più positività, una massima o una citazione, una previsione (positiva eh, se no non vale! tipo alla Woody Allen: Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni hahaha), un invito a fare qualcosa di buono, o quello che volete voi.

3. A questo punto lasciate il bigliettino in posti dove questo corre un altissimo rischio di essere trovato e letto: il sedile di un autobus o della metro, un libro della biblioteca, i tergicristalli di un'auto, un portone, la cassetta delle lettere, un armadietto della palestra, attaccato al muro etc. etc.
(sì vabbè non deturpate i monumenti.)

4. Qui arriva il bello. Come sapere se il vostro biglietto sarà trovato e letto? Beh, forse non lo saprete mai. O forse sì, se twittate o scrivete su Facebook dove l'avete nascosto usando l'hashtag #leaveamessage e quello della vostra città.
5. Quando? Il #leaveamessage day è mercoledì 14 dicembre! Questo il giorno in cui potrete, se vi va, lanciare il vostro messaggio positivo in vista del Natale.

6. Cosa ci si guadagna? Aehm, fatemici pensare... niente. E non ci sono sponsor di sorta dietro a questa iniziativa, è solo un'idea che mi è venuta, ne ho parlato con alcune amiche blogger, e abbiamo deciso di realizzarla e promuoverla insieme.
L'obiettivo è solo quello di spargere un po' di energia positiva, ma non mi sembra poco :)

7. Quando avrete lasciato il vostro messaggio, inviatemi una mail con la frase che avete scritto.
Saranno tutte pubblicate QUI.

Vi presento le mie compagne di avventura:
Justine e Chiara di Le Funky Mamas
Sigrid di Cavoletto di Bruxelles
Sonia di Trend and the city
Che tra oggi e i prossimi giorni rilanceranno l'iniziativa sul loro blog. E voi, avete voglia di diventare 'partner' di questo progetto che vuole spargere un sacco di amore e buoni sentimenti nel mondo?
Siete con noi? :)
Se vi va di aderire a #leaveamessage lasciate un commento con il vostro nome e/o il link al vostro blog/twitter nel post dedicato. Vi linkerò tutti in questa pagina.

Se volete, ecco un piccolo banner che potete scaricare per il vostro blog e linkare ahttp://bit.ly/message2011:


Ovviamente saremmo felicissime se vorrete condividere questo post su tutti i social network: più siamo, più #leaveamessage acquista un senso e un valore.
Regalare un sorriso, di questi tempi, non è davvero poco :)

Che dite, siete con noi? :)
Allora segnatelo in agenda: mercoledì 14 dicembre è il #leaveamessage day!

Pensieri spot

Everyone's body shape is unique & different! It's all a matter of understanding your body type and proportions to look and feel your best!


Questa consapevolezza non mi aiuta a capire perché quando mi sento sola mi butto sul cibo: come se per riempire la bocca di parole, bastasse un pezzo di pane...

Misteri.

Martedì 13 dicembre

Io non lo capisco perché il tempo fa le bizze: sembra sia un bambino che non vuole fare il bravo, che non vuole lasciarsi imbrigliare dalle regole del normale vivere sociale.



Corre, corre via e lascia dietro sé solo disordine e aridità. Ormai non capisco più come sia già sera, se sono passati solo pochi minuti - a mio parere - da quando ho aperto gli occhi salutando il mattino.



Si vede che sono tornata al mio vivere quotidiano, presa dalle solite cose, dai soliti ritmi, dalle solite ansie... e si vede che quello che mi manca è tanto e anche poco insieme: è che se pongo i pregi e i difetti della mia persona e della mia vita su di una bilancia, ormai pesano solo insoddisfazioni e vuoti... non c'è equilibrio. Amiche che scompaiono, doveri che risucchiano le energie e il tempo da dedicare ai piani "B".

Eh si... quel piano "B"... ieri quando mio padre ha ripreso quest'annoso discorso gli ho chiesto di tacere, perché tanto non si rende conto di quanto male mi fa. Non lo comprende lui, non lo comprendono gli altri e non lo so modificare io questo incantesimo che con doppio legaccio mi tiene avvinghiata a certe realtà.
Chissà perchè diventiamo così schiavi delle cose e delle routine, come se d'un tratto non fossimo nulla senza determinate certezze!
Vorrei che sui miei piatti della bilancia - a parte i consueti 3 kg di troppo che vanno e vengono sempre nei momenti meno opportuni - pesassero più le soddisfazioni che le conquieste materiali, che la gente sapesse vedere al di là degli status symbol, delle apparenze e che imparasse a vedere il valore vero di chi ha di fronte. Io per prima vorrei riuscire a vedere con la mente i pensieri più veri degli altri, così da trovare una logica al loro agire senza lasciarmi, alla fine, ferire troppo da quanto in loro mi appare assolutamente irragionevole e incomprensibile.


La mattinata lavorativa è quasi finita... ma voglio condividere queste parole con cui è iniziata.


C’era una volta un tempo in cui l’uomo usciva fuori là per strada e diceva “Toh, fa freddo!”, per cui per non tremare e sbattere i denti, si fermava a un banco di mercato e comprava una pelle di montone, se la ficcava in spalla belle e stretta e il freddo era risolto.
Insomma la pelle di montone serviva a star caldi. Basta!C’era una volta un tempo in cui la donna, ogni volta che cadeva un giorno di festa, comprava una veste nuova per onorare la festa, perchè suo marito la vedesse quel giorno più bella. Insomma la veste nuova serviva a festeggiare. Basta!
Così come un tempo i carretti servivano a viaggiare, le mense a nutrire, i rosari a pregare, le scarpe a non sbucciarsi i piedi…Un tempo in cui gli oggetti, le cose, servivano a qualcosa…A far vivere meglio l’uomo, a risolvere i problemi!
Oggigiorno però no. Tutta un’altra storia. Perchè in questa epoca sciagurata che é la nostra gli oggetti tutti si sono ribellati. Le cosidette cose hanno fatto una gran rivoluzione e grazie alla vostra scemenza siete voi ora, gli uomini, a servire gli oggetti. Loro vi comandano! Loro vi mettono in riga! Loro pretendono!
Siete tutti diventati schiavi sempre non di qualcuno, bensì che é il colmo, di qualcosa!
Avete bisogno di apparire. Tutti. E per apparire vi servono le cose…non si può più vivere senza quel vestito, senza quel mantellino, senza quel cappello. Pur di mettervi in mostra non vi abbigliate più per star caldi d’inverno o più freschi d’estate, voi cercate e spendete danari per l’apparire! Siete capaci persino di star male di soffrire, piangere, strapparvi i capelli perchè il vostro aspetto non vi piace! Razza di scimuniti e di involucri vuoti! Ma che vi serve il vestito se non c’è dentro l’uomo?


lunedì 12 dicembre 2011

Post weekend

Le cose belle finiscono sempre troppo in fretta.

Non importa se piove... è bellissimo passeggiare anche sotto la pioggia sottile, che ti inzuppa fino alle ossa, quando accanto hai chi ti scalda il cuore.

Non importa non avere un centesimo da spendere tra le varie e invitanti vetrine illuminate a festa, tra le bancarelle dei mercatini natalizi, fosse anche solo per fare un piccolo omaggio tangibile a chi ti omaggia della sua presenza... non importa perché è bello di per sé esserci, essere vicini, essere con.

Sarà strano non trascorrere il natale insieme, per la prima volta nella nostra vita: per noi sarà natale ogni volta che saremo insieme.

Svanito il sogno, aperti gli occhi come quando ci si sveglia da uno di quei sogni dolci, intensi, rassicurati... la realtà ci richiama al nostro dovere, alle quotidiane incombenze e una voce sottile si fa insistente, sempre di più: diventare padroni di noi stessi, padroni del nostro tempo.

giovedì 8 dicembre 2011

8 Dicembre

Svegliarsi in un letto diverso, tra calde lenzuola di flanella. Rumori di una casa che non sono i tuoi rumori... ma sentirsi ugualmente a casa.

Casa è dove ci sono le persone che ami... e poi diciamolo: casa di mia sorella la sento un po' anche mia!

Non c'è modo più bello di iniziare questo ponte lungo: manca solo una passeggiata sul ponte di mezzo, la mostra di Picasso, un giro a Lucca, poi a Firenze... e il pieno di immagini da catturare con la retina e con il cuore. Senza filtri.

martedì 6 dicembre 2011

I miei regali di natale

Le ore si susseguono così veloci che qusi non ci faccio caso, di certo non perché sia talmente concentrata da perdere la cognizione del tempo, ma così è.

Ho da abbozzare una valigia, anche se dovendo portar su tanta roba alle neosposa non ho idea di cosa metterci di mio: se avessi soldi abbastanza sarebbe un'ottima scusa per partire solo con il bancomat e fare tanto shopping con lei. La realtà, sigh, è un po' diversa: non mi hanno ancora pagata e non ho fondi suffiienti per sopravvivere ancora. Altro che aria natalizia, regali ed idee per le feste... 
Il non poter pensare regali per gli altri mi mette un po' tristezza.
Mi piace regalare qualcosa di perfettamente adatto (o che sia il più possibile adatto, che è più realistico) alle persone che ho nel cuore, più che altro perché la loro faccia stupita, felice, grata, mi fa stare bene più di qualsiasi altra cosa. 
Con il consumismo imperante dei nostri tempi, di certo è difficile trovare una cosa che non sia superflua: ormai abbiamo davvero tutto.  Sarà per questo che mi piace regalare emozioni, ricordi, cose "fatte con le mani e impastate anche con il cuore".
Il mio massimo dell'estro, limitatamente alle abilità (scarse) che possiedo, si esprime nel packaging: mi piace inventarmi qualcosa di unico, una confezione, una scatola, un qualcosa che sembra una cosa ma in realtà ne contiene un'altra. E' sempre stato così: mi è sempre piaciuto creare oggetti di carta, con il pannolenci, con i colori, con il cartone, il cotone, spaghi, fili... e anche con le fiamme dell'accendino, provvidamente sostituito dalla fiamma di una candela o dal fornello a gas, visto che a casa non fuma nessuno. Inutile dire che per la mia famiglia questa mia passione per lavorare o rifinire le cose "a caldo" sia chiaro indice di piromania...

Scatole diverse, con contenuti speciali.

Quest'anno non penso di poter offrire nulla di straordinariamente speciale a nessuno, innanzi tutto perché non sono stata ancora contagiata dallo spirito del natale. Qui si respira solo aria di falsità, di risentimento e di indifferenza ultimamente... Se aggiungo che non ho un cent e che non ho neppure persone davvero valide che meritino qualcosa, al di là della famiglia, il conto è presto fatto. E' anche vero, però, che se semini gioia, un giorno, presto o tardi, un po' dei suoi frutti ti ritornano, così come è vero che se sei in grado di aver fiducia nel prossimo, prima o poi troverai qualcuno capace di smentire l'evidenza che il genere umano è sempre più egoista.

Se sapessi come fare regalerei a mia madre quella luce negli occhi che aveva quando eravamo bambine. Non ho mai capito cosa, al di là del lutto del nonno e la lontananza di mia sorella, gliel'abbia spazzata via. Si, perché è una realtà preeistente e non ho saputo mai fare nulla per lei. Ecco, le regalerei quell'aura dorata, di sicurezza, di pace, di serenità che le gravitava intorno e che diffondeva per tutta la casa, come la migliore delle fragranze.

Se sapessi come fare regalerei a mio padre un po di forza: non fisica ma vigore nel fare le cose. E' come se stesse incominciando a fare i bilanci della sua vita, visto che tutti i colleghi vanno in pensione e presto toccherà anche a lui. Una vita di lavoro da sempre, anche a scapito degli affetti: per lui lavorare era indispensabile per far vivere la famiglia serena e felice. A me, soprattutto da piccolina, avrebbe fatto più piacere sentirlo a casa, giocare con lui, fare cose insieme: una vacanza, i giochi del solletico sul divano, il metterci a letto non solo quando ci addormentavamo in macchina, ma anche senza un motivo speciale. Ecco credo che potendo gli regalerei la dimsotrazione di aver fatto un buon lavoro con noi e con se stesso, però l'ammetto: io ce l'avrò sempre un po' con lui per non aver mai creduto in me, nelle mie capacità umane e intellettive e per avermi vincolata nelle scelte di vita, inseguendo sogni ch erano più suoi che miei. E' stupido, tuttavia, avercela con lui, sono stata io a scegliere - è questa la verità: tra due rischi ho scelto di non rischiare il suo affetto e la sua approvazione. Se non fosse che sarebbe un'eredità pesante per il mio futuro più ancora di quella che vivo oggi, gli chiederei cosa vorrebbe da me, cosa si aspettasse e lo farei, per vedero contento.

A mia sorella che ormai ha tutto ciò che il suo cuore possa desiderare, vorrei regalare il teletrasporto: impossibile, lo so, ma con la fantasia è fattibile... ogni volta che sente nostalgia di casa, dei nostri visi, delle nostre discussioni, del profumo del sugo della nonna all'alba (che di certo non è il più invitante dei risvegli) alla buonanotte della mamma, le basterebbe attivare quel marchingegno e tutto sarebbe intorno a lei.

Non credo di voler fare regali ad altre persone, tanto a nessuno importerebbe davvero il mio sforzo di regalare un sorriso, ma mi conosco: so già che la mia mente perversa partorirà qualche idea spicciola, fosse anche un sacchetto di biscotti al burro o al cioccolato, a seconda dei gusti... Non posso mai dimenticare chi, nel bene e nel male, ha fatto o fa parte di me.

lunedì 5 dicembre 2011

Buoni auspici

Inizia oggi la mia cura a base di antodolorifici veri per il menisco e i legamenti... "Speriamo regredisca il dolore, altrimenti..." così mi ha congedato l'ortopedico. Allora speriamo, perché di interventi non ne voglio sentir parlare.

Inizia oggi il mio conto alla rovescia: l'appuntamento è per il 9/01 all'Albergo delle Povere. Parlo di uno di quei progetti accantonanti: mi si offrono di nuovo piccole possibilità. Quella di settembre l'ho mancata. Riprovo. "Si vede proprio che ti sei stancata di questo lavoro" mi diceva una cliente stamattina. No, non mi sono stancata del lavoro strictu sensu, mi sono stancata di spendere il mio tempo male e di non vivere le cose nel modo giusto.

Mi sono stancata di essere usata: chi è la essa che spende 30 euro per i bimbi del volontariato, con la promessa di dividere le spese, e ne ha visti restituiti a stento 2 o 3? chi è la fessa che lavora praticamente senza gloria e senza onore, che inevitabilmente vengono ceduti con le rispettive provvigioni, a colleghi svogliati?
Mah... meglio pensare ad altro. Pensiamo al ginocchio che presto guarirà, alle corse che presto potrò tornare a fare, al riposo che finalmente sarà sul serio tale e al fatto che per due giorni finalmente dopo 2 mesi riabbraccio mia sorella.

Sarà triste il natale senza di lei: un motivo in più per goderci al meglio questi due giorni insieme.

Pensiamo a questo appuntamento: vorrei non mancarlo ancora.

Orditi

Ho la faccia da pungball e gli occhi gonfi. Mi piace pensare che sia per via del "natural makeup" che prevede solo matita e una pennellata di terra per eliminare il biancore cronico della mia pelle. Soprassiedo sul fatto che questa scelta sia stata dettata più che dal voler seguire il trend del nude look che impera quest'anno, dal bisogno di fare in fretta: tutto e subito... ma siccome tutto non è possibile farlo subito, almeno "qualcosina" subito...

Ad ogni modo... se fuori domina il grigio, lo stesso dei miei pantaloni, del mio caldissimo cardigan, dell'asfalto umido di pioggia, c'è un posticino nella mia mente che mi fa vedere meno nuvolo: è quel posto in cui mi ritrovo soddisfatta per aver impiegato la mia domenica pomeriggio pensando a quanti piccoli e grandi gesti qualcuno ha fatto per me, ma, soprattutto, a quanto sia orgogliosa di aver fatto qualcosa per me io stessa. Nulla di straordinario, per carità, ma ritornare a rivangare certe zolle dure, per far affiorare uno strato di humus lì dove un tempo c'era il giardino dei miei sogni, mi fa stare meglio.
Proprio nell'anniversario (il sesto) della scomparsa del mio amico P., quella morte che tanto mi ha fatto bene - per assurdo - , ho constatato quanto siamo "evoluti" nel tempo e come qualcuno ha inseguito il proprio sogno, indipendentemente dagli ostacoli trovati.

Una persona che conosco pochissimo, ieri mi ha detto che finché si pensa e si accarezza un progetto, un sogno, un desiderio, vuol dire che ancora c'è vivo in noi il bisogno di affrontarlo, di provarci insomma.

Legando fra loro gli imput e i bilanci di questi stralci di pensieri e di conversazioni, ho dato un senso ad un messaggio di affetto da parte di lei, proprio in quel giorno così importante per noi; ho dato un senso alla presenza di una persona nella mia vita; ho dato un senso ai miei fallimenti spiccioli.

E' bello legare le cose fra loro: mi è semrpe piaciuto pensare che sentimenti, fatti, idee del nostro quotidiano, le persone, i ricordi... siano un tessuto, magari effimero, scadente, non necessariamente colorato, sofficissimo o caldo... ma rispecchia inevitabilmente ciò che c'è dentro di noi. Osservando l'ordito, rivediamo noi stessi. Peccato ci voglia un'estrema sapienza e la capacità di astrarsi per un attimo dal contingente e non sempre è facile.


domenica 4 dicembre 2011

Sabato sera

"E' una realtà dura questa: ci sono tanti colleghi, tantissima competizione, la lotta per la sopravvivenza è davvero dura. Tutti bravissimi e tutti preparatissimi. Io per fortuna lavoro da quattro anni, anche se in destinazioni anche parecchio difficili"

Ecco cosa ha rimesso la mia mente in stand by questo weekend. Ecco perchè avrei voluto piangere e non l'ho fatto, perchè non vale la pena: continuo sempre a pensare a come sarebbe stata la mia giornata, la mia vita, quale sarebbe stata la mia sensazione di autorealizzazione, se tra quei colleghi ci fossi ancora anch'io.

Ed ecco spiegato perché evito spesso di incontrare persone che sono  state importantissime nella mia formazione e nel costituire i miei sogni (quelli infranti). Una ferita che non si rimargina mai.

Per il resto mi sono imbattuta nel film di Volo (ma il libro è stato decisamente meglio) e in un pomeriggio creativo con i bambini: l'arte e la lettura rimangono, insieme al tempo trscorso con i bambini, tra le poche cose da salvare

venerdì 2 dicembre 2011

Antidolorifici

Ho messo il mio smalto color "quasi cioccolato"

[321 di Kiko, per chi fosse curioso di saperlo... sembra un dupe di Chanel - foto tratta da qui]


 e mi sono lasciata coccolare dal mio giubbetto verde in lana ed eco pelliccia.


foto tratta da Style.it ma il mio è verde scuro
Ci sono parecchi gradi, per essere già dicembre. C'è anche il sole questa mattina (finalmente!). Non ne posso più di nebbia, rimproveri, tristezza e grigiume. Sarà anche per questo che ho sfoderato uno di quei bracciali decisamente vistosi, non esattamente bon ton, parecchio dorati.



Foto tratta dal web

Inforcati i Ray Ban, la mattina mi ha vista alle prese con il medico, per i mei ancora non risolti problemi al ginocchio. Si parla di un tempo d'attesa di circa 5 mesi per una visita ortopedica e - sebbene il dolore stia via via scemando, rispetto ad ormai (ahimé) un mese fa - davvero non me la sento di non dormire per i crampi, di non poter salire e scendere le scale, di non poter camminare con passo spedito - recuperando magari qualche secondo quando sono in ritardo per un appuntamento - ma soprattutto di non potermi allenare. Mi manca tanto correre, mettermi alla prova "Indice di Performance" sul Cardio Wave, sfogare frustrazioni e preoccupazioni con i pesi e le ripetute, i minuti di recupero...

Dovrò pazientare ancora un po' e applicare dosi generose di antidolorifico locale.

Anche l'umore e il lavoro hanno ricevuto la loro iniezione di antidolorifico ieri: è bastato un corso con uno dei formatori aziendali che più apprezzo ed un invito a cena.

Andare a certe riunioni, solitamente, mi urta: non c'è confronto, non ci sono soluzioni pratiche. E' solo un leggere numeri, confrontare dati, accusarsi di non aver prodotto abbastanza o di non abbastanza prodotti, minacce, lezioni mnemoniche e stimoli prossimi allo zero.
Questo formatore, invece, ti da "soluzioni" concrete. Ti serve questo? ecco come ottenerlo con un buon compromesso che rende felici tutte le parti coinvolte. Devi aggiustare quell'altro? mandamelo che lo rivediamo insieme.
Ecco, si, mi piace questo modo di fare. Non ci si perde in chiacchiere inutili, ma numeri veri e soluzioni valide. Ecco spiegato perché la levataccia di ieri, la stanchezza, le corse, è valsa la pena "subirle". Il pomeriggio, poi, in ufficio ho pure avuto modo di confrontarmi con il collega che più sento affine e vicino (anche se è lo stesso che qualche settimana fa mi ha fatto accumulare parecchie figuracce con un cliente e si è preso un guadagno che spettava a me).
Parlare di fatti e concretizzare i pensieri, il "fare" in generale, mi aiuta parecchio a vedere del buono lì dove normalmente vedo polvere e macerie.

Anche una cena, un po' imprevista e inaspettata, aiuta a sistemare rottami. Non ho ancora capito quanto, se e come, dove e perché mi sento il cuore così abbandonato a se stesso. Un po' annerito da caligine e circondato da scarti. Poi capita che ordini una grigliata di verdure da dividere in due, un'insalata mista e un bicchiere di vino di quello buono buono... e pensi che la caligine c'è perché da qualche parte, laggiù sotto gli scarti, brucia ancora quella fiamma che era stata così alta e potente e forte alcuni anni fa.

Forse è fisiologico che i rapporti si raffreddino, che le fiamme si abbassino, che ci sia carbone e cenere, qualche danno collaterale da nero fumo alle pareti.

Il tempo, così padrone, così catena, così bello, così ricorsivo... Il tempo che è solo nostro.