venerdì 30 dicembre 2011

La leggenda del quarto re


Gaspare, Baldassare e Melchiorre decisero di partire per Gerusalemme. Anche Artibano, si preparò, per il viaggio. Vendette tutti i suoi beni e acquistò uno zaffiro, un rubino e una perla da portare al Re e, monta­to in sella al velocissimo Vosda, galoppò verso Borsippa. Attraversò boschi, guadò fiumi, s'inerpicò per colline e montagne, quando a una svolta pericolosa trovò un moribondo abbandonato sulla strada. Artibano saltò dal suo corsiero e, caricatosi l'infelice sulle spalle, lo adagiò sotto una palma, gli bagnò le labbra riarse, lo ristorò e il moribondo dopo qualche tempo apri gli occhi. "Voglia il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe ricompensarti - disse - faccia prosperare il tuo viag­gio fino a Betlemme, perché è li che deve nascere il Messia, che tu vai cercando". Artibano si rimise in cammino verso la mezza­notte... e alle prime luci dell'undicesimo giorno entrò in Borsippa, ma non trova i compagni. Essi avevano atteso dieci giorni, poi erano partiti lasciandogli un messaggio: "T'abbiamo aspettato sino alla mezzanotte..., seguici attraverso il deserto").

Artibano, allora, vende lo zaffiro, appalta una carovana e riprende il viaggio affrontando i pericoli e i disagi del deserto. Giunse a Betlemme dopo tre giorni che i suoi compagni avevano deposto ai piedi del Re l'oro, l'incenso e la mirra... ed erano ripartiti per un'altra via.

Il villaggio pareva deserto. Dalla parte di una casupola sulla stra­da udì una flebile nenia. Entrato vide una giovane madre. La donna ospitò il forestiero, ristorandolo e parlandogli di tre stranieri, vesti­ti come lui, giunti dall'Oriente poco prima, guidati da una stella al luogo dove abitava Giuseppe, la sua sposa e il Bambino. Essi l'a­vevano adorato lasciandogli in omaggio ricchi doni; ma poi erano spariti misteriosamente, come pure, in segreto, la notte successi­va scomparve la Famiglia di Nazareth, dirigendosi forse in Egitto. Artibano si diresse allora verso Ebron alla volta dell'Egitto. Si spinse fino a Elaiopoli e a Menti; percorse le rive fiorite dei Nilo, si aggirò tra le Piramidi dei Faraoni, all'ombra della sfinge; ma le sue ricerche non approdarono a nulla. Scoraggiato e deluso tornò in Palestina nella speranza di poter ritrovare la Sacra Famiglia. Dopo alcuni anni di peregrinazioni si rivolse ad un rabbino per­ché gli indicasse in quali paraggi avrebbe potuto incontrare il Messia. Il rabbino, preso un papiro, lesse: "Il Messia conviene cer­carlo tra i poveri, tra gli umili, tra i sofferenti e gli oppressi".
A tali parole, Artibano vendette il rubino e si diede a nutrire gli affamati, a rivestire gli ignudi, a curare gli infermi, a visitare i car­cerati. Passarono così trentatré anni da quando era partito in cerca della "Vera Luce". I suoi capelli, allora di un bel nero lucido, si erano fatti bianchi. Lacero ed esausto, ma tuttora in cerca del Re, era tornato per l'ultima volta a Gerusalemme nel periodo della Pasqua. Era il venerdì della Parasceve... e nella folla si notava un'agitazione particolare. Egli, imbattutosi in un gruppo, domandò la causa del tumulto e dove andavano tutti. "Noi andiamo - rispo­sero - al luogo dei Teschio fuori le mura, dove c'è la crocifissio­ne di due malfattori e di un altro chiamato Gesù di Nazareth, il quale ha fatto molte opere prodigiose in mezzo al popolo ed ora è messo a morte perché si dice Figlio di Dio e Re dei Giudei". Artibano pensò fra sé: "Non potrebbe essere quel Gesù nato a Betlemme trentatré anni fa? Che abbia trovato finalmente il mio Re nelle mani dei suoi nemici? Arriverò in tempo almeno per offri­re la mia perla per il suo riscatto, prima che Egli muoia?". Così il buon vecchio seguì la moltitudine, quando, lungo la salita, una fan­ciulla di Ecbatana gli si avvicinò scongiurandolo in ginocchio: "Per amore del Dio della purezza, abbi pietà di me; sono una misera schiava della tua stessa fede; salvami, ridandomi la libertà". Il vecchio, non possedendo che un'unica perla, la consegnò alla sven­turata concittadina per il suo riscatto. Improvvisamente si udi un boato; la terra sussulta; il cielo si oscura; le mura delle case crollano; soldati e popolo fuggono terrorizzati. Artibano e la fanciul­la si rifugiano sotto i loggiati del pretorio. Una nuova scossa di terremoto, più violenta, fa cadere una pietra contro le tempie di Artibano, che traballa pallido, esanime. La ragazza lo sostiene con le sue braccia, mentre il sangue scorre a rivoli dalla ferita. Non è morto, lo si sente pronunziare queste estreme parole: "Non così o mio Signore... quando mai ti vidi affamato e ti nutrii? Assetato e ti porsi da bere? Quando mai ti vidi forestiero e ti ospitai? In carcere e ti visitai? Nudo e ti rivestii? Per ben trentatré anni ti ho cercato ansiosamente, ma non ho mai avuto la soddisfazione di poter contemplare il tuo volto, né di renderti il minimo servizio, o mio dolce Re!"). Artibano cessò di parlare. Ma un'altra voce si fece udire a suo conforto: "In verità, in verità ti dico, che ogni volta che tu hai fatto ciò ai tuoi simili, ai miei fratelli, tu l'hai fatto a me". Un grande respiro di sollievo gli usci dalle labbra. Egli aveva fini­to il suo lungo viaggio. I suoi doni erano stati veramente graditi. Artibano, il quarto dei Magi aveva finalmente trovato il Re.

Storie e leggende sul natale

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