martedì 13 dicembre 2011

Martedì 13 dicembre

Io non lo capisco perché il tempo fa le bizze: sembra sia un bambino che non vuole fare il bravo, che non vuole lasciarsi imbrigliare dalle regole del normale vivere sociale.



Corre, corre via e lascia dietro sé solo disordine e aridità. Ormai non capisco più come sia già sera, se sono passati solo pochi minuti - a mio parere - da quando ho aperto gli occhi salutando il mattino.



Si vede che sono tornata al mio vivere quotidiano, presa dalle solite cose, dai soliti ritmi, dalle solite ansie... e si vede che quello che mi manca è tanto e anche poco insieme: è che se pongo i pregi e i difetti della mia persona e della mia vita su di una bilancia, ormai pesano solo insoddisfazioni e vuoti... non c'è equilibrio. Amiche che scompaiono, doveri che risucchiano le energie e il tempo da dedicare ai piani "B".

Eh si... quel piano "B"... ieri quando mio padre ha ripreso quest'annoso discorso gli ho chiesto di tacere, perché tanto non si rende conto di quanto male mi fa. Non lo comprende lui, non lo comprendono gli altri e non lo so modificare io questo incantesimo che con doppio legaccio mi tiene avvinghiata a certe realtà.
Chissà perchè diventiamo così schiavi delle cose e delle routine, come se d'un tratto non fossimo nulla senza determinate certezze!
Vorrei che sui miei piatti della bilancia - a parte i consueti 3 kg di troppo che vanno e vengono sempre nei momenti meno opportuni - pesassero più le soddisfazioni che le conquieste materiali, che la gente sapesse vedere al di là degli status symbol, delle apparenze e che imparasse a vedere il valore vero di chi ha di fronte. Io per prima vorrei riuscire a vedere con la mente i pensieri più veri degli altri, così da trovare una logica al loro agire senza lasciarmi, alla fine, ferire troppo da quanto in loro mi appare assolutamente irragionevole e incomprensibile.


La mattinata lavorativa è quasi finita... ma voglio condividere queste parole con cui è iniziata.


C’era una volta un tempo in cui l’uomo usciva fuori là per strada e diceva “Toh, fa freddo!”, per cui per non tremare e sbattere i denti, si fermava a un banco di mercato e comprava una pelle di montone, se la ficcava in spalla belle e stretta e il freddo era risolto.
Insomma la pelle di montone serviva a star caldi. Basta!C’era una volta un tempo in cui la donna, ogni volta che cadeva un giorno di festa, comprava una veste nuova per onorare la festa, perchè suo marito la vedesse quel giorno più bella. Insomma la veste nuova serviva a festeggiare. Basta!
Così come un tempo i carretti servivano a viaggiare, le mense a nutrire, i rosari a pregare, le scarpe a non sbucciarsi i piedi…Un tempo in cui gli oggetti, le cose, servivano a qualcosa…A far vivere meglio l’uomo, a risolvere i problemi!
Oggigiorno però no. Tutta un’altra storia. Perchè in questa epoca sciagurata che é la nostra gli oggetti tutti si sono ribellati. Le cosidette cose hanno fatto una gran rivoluzione e grazie alla vostra scemenza siete voi ora, gli uomini, a servire gli oggetti. Loro vi comandano! Loro vi mettono in riga! Loro pretendono!
Siete tutti diventati schiavi sempre non di qualcuno, bensì che é il colmo, di qualcosa!
Avete bisogno di apparire. Tutti. E per apparire vi servono le cose…non si può più vivere senza quel vestito, senza quel mantellino, senza quel cappello. Pur di mettervi in mostra non vi abbigliate più per star caldi d’inverno o più freschi d’estate, voi cercate e spendete danari per l’apparire! Siete capaci persino di star male di soffrire, piangere, strapparvi i capelli perchè il vostro aspetto non vi piace! Razza di scimuniti e di involucri vuoti! Ma che vi serve il vestito se non c’è dentro l’uomo?


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