lunedì 5 dicembre 2011

Orditi

Ho la faccia da pungball e gli occhi gonfi. Mi piace pensare che sia per via del "natural makeup" che prevede solo matita e una pennellata di terra per eliminare il biancore cronico della mia pelle. Soprassiedo sul fatto che questa scelta sia stata dettata più che dal voler seguire il trend del nude look che impera quest'anno, dal bisogno di fare in fretta: tutto e subito... ma siccome tutto non è possibile farlo subito, almeno "qualcosina" subito...

Ad ogni modo... se fuori domina il grigio, lo stesso dei miei pantaloni, del mio caldissimo cardigan, dell'asfalto umido di pioggia, c'è un posticino nella mia mente che mi fa vedere meno nuvolo: è quel posto in cui mi ritrovo soddisfatta per aver impiegato la mia domenica pomeriggio pensando a quanti piccoli e grandi gesti qualcuno ha fatto per me, ma, soprattutto, a quanto sia orgogliosa di aver fatto qualcosa per me io stessa. Nulla di straordinario, per carità, ma ritornare a rivangare certe zolle dure, per far affiorare uno strato di humus lì dove un tempo c'era il giardino dei miei sogni, mi fa stare meglio.
Proprio nell'anniversario (il sesto) della scomparsa del mio amico P., quella morte che tanto mi ha fatto bene - per assurdo - , ho constatato quanto siamo "evoluti" nel tempo e come qualcuno ha inseguito il proprio sogno, indipendentemente dagli ostacoli trovati.

Una persona che conosco pochissimo, ieri mi ha detto che finché si pensa e si accarezza un progetto, un sogno, un desiderio, vuol dire che ancora c'è vivo in noi il bisogno di affrontarlo, di provarci insomma.

Legando fra loro gli imput e i bilanci di questi stralci di pensieri e di conversazioni, ho dato un senso ad un messaggio di affetto da parte di lei, proprio in quel giorno così importante per noi; ho dato un senso alla presenza di una persona nella mia vita; ho dato un senso ai miei fallimenti spiccioli.

E' bello legare le cose fra loro: mi è semrpe piaciuto pensare che sentimenti, fatti, idee del nostro quotidiano, le persone, i ricordi... siano un tessuto, magari effimero, scadente, non necessariamente colorato, sofficissimo o caldo... ma rispecchia inevitabilmente ciò che c'è dentro di noi. Osservando l'ordito, rivediamo noi stessi. Peccato ci voglia un'estrema sapienza e la capacità di astrarsi per un attimo dal contingente e non sempre è facile.


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