venerdì 30 dicembre 2011

Un futuro migliore.





Mi dispiace che tu sia sempre negativa"

"No è che ho proprio il blocco dei sogni. E anche della felicità. Come quando un organo smette di funzionare bene. Tac. Si blocca."

"Non si può vivere felici se non si affronta la vita con il sorriso. Mi spiace"

"La vita mi ha insegnato che è meglio non sognare. Inutile spiegare perché. Ormai non sogno più neppure di trascorrere un bel sabato sera."

Fece una pausa, riavviandosi i capelli dietro l'orecchio, stropicciando gli occhi. E continuò: "io non lo posso avere il sorriso. Vivo tra mecerie di sogni e speranze disilluse. E da anni".

L'odore della cioccolata, si spandeva, come quello degli agrumi, lungo le pareti della cucina, mentre lo scroscio d'acqua era l'unica nota reale in mondo che sembra parallelo. Era come se vivessero nel qui e nell'ora di una dimensione diversa, transferale, a metà tra il concreto, il fisico e l'al - di - qua, il dentro, quello che c'è nella testa e nel cuore. Un piano diverso, dove coesistono tempi, spazi e potenzialità. Persone che erano state e che potevano diventare.

"Trova altri modi per essere eflice. Smetti di pensare a quello che non è stato. Così facendo rovini anche quello che potrebbe essere. Io non sono nessuno per dirti come vivere... ma la penso così" completò con uno sbadiglio, più preso dal sonno che dalla voglia di continuare quella conversazione che, a badarci bene, non era n'è migliore né peggiore né più interessante di tante altre. Solo ora aveva sonno.

Una pausa. Capì che il discorso voleva essere completato, trovare un congedo, un po' come si fa dicendo l'ultimo arrivederci a qualcuno che, anche se sconosciuto, in modo ossequioso ti saluta tornando alla sua vita.

"Il problema è che ti fai fregare dalle cavolate. Per essere felici non serve tanto, ma soprattutto non ci si può piangere addosso sempre, perché il tempo passa e non aspetta nessuno. Me l'hai insegnato tu. Ti lasci abbattere facilmente da piccole cose, invece dovresti reagire, essere più forte di quanto non lo sei mai stata".

Ma che ne sapeva lui della sua forza, della sua resistenza, del suo andare ad oltranza. Che ne sapeva, se conosceva solo la maschera di quello che era, il personaggio in cui si era trasformata e che non avrebbe mai voluto incarnare.

Dove diavolo era lui mentre combatteva le sue battaglie, mentre nessuno sapeva darle coraggio e forza, sapeva anche solo ascoltare un suo sogno. Resistere e lottare, anche a costo della vita. E c'era andata vicina al perderla. Il costo era stato parecchio alto. Che ne spaeva lui!!! Resistere anche al dolore, quello fisico, quello che ti spezza in mille pezzi.

"Forza è creare un futuro migliore. Per sé."

" Se così fosse avrei dovuto chiudere tante guerre, tante progetti, forse anche la nostra relazione."



Ad un tratto sentì come delle grosse siringhe conficcarsi sulle sue spalle, aghi puntuti, lunghi, profondi... come a dover risucchiare quel peso e quel dolore che sentiva sulle scapole, sungo il collo, da anni.



Capì che sognava: aveva sognato ma Forza è sul serio creare un futuro migliore. Per sé.

Nessun commento:

Posta un commento