mercoledì 11 gennaio 2012

10 gennaio

Sono giorni che sono stanca parecchio. Mi si chiudono gli occhi da soli e se potessi mi metterei sotto le coperte, avvolta dal dolce tepore della mia termocoperta già alle 21.00. Unica compagnia un libro. Da che io abbia memoria, almeno un libro è stato mio vicino di guanciale. Nel tempo, a lui - ora ha la copertina blu, perché la sovracopertina l'ho tolta per non sguarcirla essendo un libro in prestito - si è accompagnata l'agenda. Negli utlimi anni quest'agenda è stata sempre una moleskine nera con copertina morbida. La più bella è quella del 2006: ogni giorno scrivevo quanto mi accedeva, quanto pensavo, dicevo (o avrei voluto dire e fare) con un colore diverso, secondo l'umore.
Il giallo quando ero davvero felice, il viola se ero triste, il nero se era una giornata "no", il verde per una giornata serena, l'azzurro cielo se ero in pace con me stessa, il rosso se accedeva qualcosa di importante - nel bene o nel male- . In apice, accanto al giorno, accedeva che segnassi una lettera, una cifra, un simbolo, che indicava l'aver incontrato quella persona, l'aver sentito quella persona, essere uscita con quella persona. Ovviamente la persona è sempre la stessa. Ovviamente è la persona che non è mai stata con me, perché avevo paura, perché non riuscivo a fidarmene.

La fiducia, ho appreso, non sempre è riconducibile all'altro: spesso dipende dal nostro grado di apertura verso l'altro, da quanto siamo in grado di metterci in gioco nei suoi confronti. Se una persona già a pelle non mi ispira, pazienza, sarò sempre diffidente, anche se è la persona più diligente, affabile, precisa del mondo. Se qualcuno oltrepassa lo strato più coriaceo della mia pelle con un sorriso, una frase, un gesto, una cosa qualunque, beh, potrei anche abbandonare la mia poltrona d'ufficio e seguirla per un caffè al bar. Lo faccio raramente di uscire dall'ufficio durante il lavoro solo per un caffè con una persona "amica".
Ieri l'ho fatto e non me ne son pentita. Così come non mi sono pentita di essermi autocandidata per quella collaborazione con un'altra impresa operante nel mio stesso settore, ma che cura rami diversi. Oggi ho avuto il primo incontro "reale" con uno dei soci e mi ha proposto attività e collaborazioni che vanno al di là di ciò che avevo preventivato. Sono contenta, tanto contenta.
Onestamente, stamattina, ero preoccupata: sono giorni che sogno sempre che mi si sfaldino le unghia in modo strano, come se si sollevassero lamelle e lasciassero la pelle nuda, cosa che mi costringeva - nel sogno - a tener le mani ben nascoste, a non stringere altre mani, a chiudermi insomma e provando vergogna e rammarico per questo. Le unghia le ho sfaldatissime davvero, ma oggi, non è stato di certo questo banale inconveniente che mi ha impedito di stringere la mano a quell'uomo e a congedarlo con il mio miglior sorriso. Lo immaginavo diverso: più alto, più robusto ma è decisamente professionale quanto mi era apparso in questo mese al telefono.

Se oggi dovessi scrivere la mia agenda con un pennarello colorato non so che colore adotterei, magari l'arancio: l'arancio è il colore dell'energia nel 2006. Era il colore che ho usato più spesso quando ho incontrato quell'altro lui.

4 commenti:

  1. Mia cara, forse dovresti scrivere in verde, il colore della speranza. Ti abbraccio forte.

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  2. Questo post lo sento positivo. Brava!
    Apprendere i tuoi "modi di scrittura" della tua agenda è stato davvero carino. E' bello quando le persone regalano dei piccoli particolari di sè agli altri, raccontando piccole cose o episodi del passato e della propria personalità.

    Sono davvero contenta per questo tuo traguardo lavorativo, te lo meriti, e ti auguro tante bellissime cose anche x il futuro.

    Scusa se non commento sempre, ma a volte sono di fretta, leggo e non mi va di scrivere magari delle banalità solo perchè non ho tempo di scegliere una risposta adeguata.

    Un bacione e buona giornata!

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  3. ciao giò!
    quando passo di quì è come se leggessi le pagine di un libro....non posso fare a meno di tornare!
    dicono che le mani , il movimento che formano, il modo in cui le usiamo dicano molto di noi.....tenerle nascoste è forse il segno che non ti vuoi aprire, affidarti alle persone o persona....
    ecco comincio a fare discorsi contorti!!!
    ma tu sei giò.......speciale!
    un abbraccio♥

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  4. io userei il VERDE...
    ma quello acceso della speranza ;-) !!!

    capisc a me !

    ciauz

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