mercoledì 4 gennaio 2012

Giornate possibili

Ieri sera mi sono trattenuta in ufficio con clienti ben oltre le 21.15. Sono arrivata a casa che mio cognato già aveva le crisi: su al "nord" si mangia ad orari decenti... non certo alle 22.30!
Beh, magra consolazione, mi dico: essere libera professionsita in teoria mi da molta flessibilità, in pratica è una catena chiusa da un mega lucchetto con doppia mandata.
Non ho ancora superato il blocco dell'inaugurazione dell'agenda: ho timore di ritrovarmi a scrivere e annotare sempre le medesime cose.
Ad esempio, ieri mi sarebbe piaciuto poter scrivere qualcosa del genere:

Sono uscita dall'ufficio stanca, capelli arruffati a forza di passarci dentro le dita, come se bastasse questo a pettinare le idee e trovare soluzioni.
Ho salutato sorridente l'ultimo cliente, ricordandogli di prestare attenzione, appena fuori dalla porta, alle innumerevoli "decorazioni naturali" che incivili propiretari di cagnolini del quartiere si ostinano a non raccogliere.
Spegnendo le luci dell'ufficio, ho sentito l'inebriante odore di libertà che offrono certe serate d'inverno: l'aria è fredda, frizzantina, scalfisce un po' le guance, che subito si arrossano, ma è come se avessero pudore per non aver goduto abbastanza delo spettacolo della vita, anche in una stagione così fredda come l'inverno.
Approfitto del semarofo rosso e dello specchietto retrovisore per spennellare un po' di colore sulle labbra. Non ho mai amato le labbra voluttuose e troppo pigmentate, ma mi piace che sembrino sane, che il mio volto non lasci trasparire troppo le tante rogne con cui mi sono scontrata in ufficio.
Uno spruzzo di profumo prima di scendre, alla volta dell'aperitivo con le amiche.
Non è così tardi per cenare insieme e quale occasione migliore per scambiarci idee e consigli! E' una giornata come tante, ma il fatto di esserci trovate attorno al tavolo, insieme, la rende già un po' speciale. Si parla di shopping, di uomini, di soldi, di lavoro... di quelle cose di cui non ci stanchiamo mai di parlare.
E' una pausa dai consueti ruoli di donne in carriera, di madri, di mogli o future mogli... E' una frazione d'istante in cui ciascuna abbandona le convenzioni e le maschere, per vivere semplicemente sé.
L'ulitmo brindisi a base di sorrisi e ciascuna torna a casa, ai propri doveri, al meritato relax, al calore delle mura domestiche, al rassicurante rifugio di braccia che ti amano.

Beh... le mie giornate non si concludono mai così... L'ultimo cliente sbatte la porta perché è tardi, ho la scrivania rimpinzata di cartacce, fagocitate dai cassetti tra un cliente e l'altro... la contabilità che non corrisponde, le partite da trascrivere, il documento da inviare, il memo da scrivere...

Ed oggi una coferma: il mio progetto per l'ennesima volta slitta, ancora. Mi sento tanto stupida e mi chiedo se non sia il caso di pestarle queste decorazioni naturali che trovo sempre davanti la porta dell'ufficio.. se è vero che portano fortuna...

2 commenti:

  1. bel blog, bel post... ti seguo.. se ti và passa anche da me.. Valerie

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  2. io,fossi in te,una calpestatina -nel dubbio- la darei,chè non si sa mai,cara Gio '!
    x il resto credo invece che purtroppo quasi nessuno trascorra le giornate come vorrebbe,però quando si fanno determinati lavori,o si è dato il via ad un progetto è sempre tutto + difficile.
    al contempo però credo che sia tutta questione di "ingranare la marcia" x bene,e poi andrà meglio!
    ti auguro di finire le giornate di lavoro contenta,in questo nuovo anno!!

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