lunedì 30 gennaio 2012

Il mio weekend

Questo weekend è stato uno dei migliori degli ultimi tempi, sebbene non abbia fatto ciò che, di norma, rende per me un un weekend davvero speciale.
Niente cena in un bel ristorante, magari il mio preferito. Niente giro in centro a vere qualcosa e a vedere volti noti e meno noti: il contatto con la gente mi rende così euforica il sabato sera! Niente cinema: Dio solo sa quanto io ami andare al cinema!... Niente amici, niente prove venerdì sera (e se continuo così comincerò a cantare due ottave sotto... purtroppo.

Venerdì sera è passato bevendo tisane, calde, ottime, tutta sola nell'intimità della mia casa sempre più vuota da quando mia sorella è lontana. E' giusto così: è fondamentale anche godere di qualche attimo, di spazi solo per sé ed è fantastico che i miei riescano a raggiungerla, anche solo per un giorno e mezzo a conti fatti.
Mi piace sentire il calore delle cose che mi sono intorno: dal calorifero alla coperta fatta a mano, al fumo leggero della mia tazza che profuma di miele e liquirizia.

I libri mi hanno tenuta compagnia. Quanto mi fa sentire bene essere circondata da libri: i loro personaggi, nel caso dei romanzi, riempiono la mia testa - già di per sé così spaventosamente ricolma - di suggestioni, di immagini, di emozioni, di associazioni... E i saggi mi fanno tornare all'università, alla soddisfazione che provavo dopo aver finito un esame, sfinendomi a ripetere a voce alta fino a notte fonde, per non dire all'alba.
Così, sabato, l'unica distrazione è stata cucinare un risottino ai frutti di mare e tornare a leggere quel saggio... uno dei tanti che giace, come avesse braccia protese verso me, in attesa di essere accolto, custodito tra le mie reti neurali e poi debitamente archiviato nella mia libreria, in ordine di argomento, di altezza e di fruibilità.
Pomeriggio è stato tutto così, con l'unica distrazione di mio padre che mi tentava con i torroncini ma che sollecito, come sempre, materno quel tanto che basta per farmi sentire quanto mi vuole bene anche se ormai sono una donna fatta... ma costa a tutti e due ammetterlo.

Sapere che mia madre ha finalmente riposato a casa di mia sorella, dopo giorni di insonnia profonda, date le cattive condizioni di salute della nonna, ha reso tutti noi molto più tranquilli. Mia madre è felice quando ha noi figlie intorno. E' stato un bene che sia partita, ci siamo detti con lui mentre preparavamo la cena.

Riandavo, in questo weekend, a certe pagine de "I Malavoglia": alle vicissitudini di tante famiglie, alla solitudine, al pieno, al mito sacro della casa - la casa del nespolo -come emblema dell'unità e della coesione. Ultimo baluardo da difendere nonostante le vicissitudini della vita. Ecco... a tratti ho pensato a cosa sarei io, a come sarà - dovrei dire - quando nella mia di casa non si sentirà più la voce di mamma che canta canzoni per il coro della scuola, quando non ci sarà più papà a sfogliare le sue offerte per la spesa più oculata... Mettiamola così: per due giorni sono stata la "Mena" dei nostri tempi, protetta ma anche un po' vittima della mia novella casa del nespolo, al terzo piano davanti ad una distesa di verde alla destra e le scuole sulla sinistra.

Sono stata bene. E' questo quel che conta... e poi ho accumulato tante energie da sprecare in montagna, sul versante nord dell'Etna. Conoscevo questa zona solo dai racconti di mio compare, quando mi raccontava di aver affittato uno chalet con quella che sarebbe poi divenuta sua moglie... non senza che io provassi una sottile gelosia per questo.
Paesaggi non neve intonsa, fiocchi delicati che inondavano il tergicristallo della macchina, aria sottile... Il bianco. Una domenica di bianco, che purtroppo non era luminoso, data la presenza di questa nebbia fitta e costante che sembrava essermi rimasta addosso dalla mia di montagna, tanto da avermi raggiunta fin lissù a oltre 1.700 metri d'altezza.
Scivolare con gli slittini, non senza paura per il mio danneggiato ginocchio; risalire, scendere, sprfondare nel bianco. Distendersi a pancia all'aria... come sempre ho sognato di fare da bambina, ma che non credo di aver mai fatto perché le brave bambine non si coricano sull'erba o sulla terra o sulla sabbia, senza che ci sia almeno una tovaglia... Gli angeli della neve...
Il mio look non sarà stato per niente bello... anzi: pantaloni in prestito, scarponcini da neve abbastanza datati ed uno pure mezzo sfondato - anch'essi in prestito -, il Refridgewear dorato e un cappello con il pelo che sembrava la naturale evoluzione dei miei capelli paglia e fieno... Sinceramente non mi è importanto molto... Mi è importato solo di vivere questo bianco e di catturarne l'essenza con gli occhi, la porta più diretta per il mio cuore e il mio animo. Se ancora adesso chiudo gli occhi vedo ancora quegli alberi grandissimi, ricoperti di neve, quei paesaggi che sapevano, alla mia memoria, di Alaska, di pinguini, di lupi... Così misteriosi e affascinanti. Totalmente diverso dal paesaggio che sono abituata a vedere dal versante sud del vulcano.

Il weekend si è concluso con il rientro di mamma, sonnecchiando in auto come facevo da bambina, ma con un senso di rinascita tenero. Chissà se è per questo che oggi quest'aria lattigginosa che ancora avvolge la mia città, i tetti, le case, gli alberi, in fondo non mi dispiace più di tanto...

6 commenti:

  1. sono contenta che hai passato un bel weekend.. te lo meriti! Valerie

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  2. Grazie per essere passata Miss Valerie :)

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  3. vedi che bello?! rilassatezza, non male...
    ah, se vieni da me ti ho premiata...

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  4. C'è un premio per te passa a trovarmi =P

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  5. Che bel week and! Mi hai fatto sognare la neve....cosa insolita qui sul mare.

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