lunedì 23 gennaio 2012

Lunedì 23 gennaio

Oggi avevo già tante parole per la testa: parole di sfida, di rimprovero, di rabbia verso le mie quotidiane imprese fallite. Più o meno le medesime da otto anni a questa parte.

Poi, in ufficio, con questa nebbia lattigginosa che va diradandosi sotto i raggi incartapecoriti di questo sole invernale, è entrato il marito di una delle donne ancora disperse della Concordia.
Allora ho perso le parole e allacciato i pensieri tra loro, così stretti che sono rimasti contratti, come un crampo ad un muscolo del corpo, uno di quei crampi che deformano gli arti, che ti impedisce di muovere una sola fibra.
Io a quel padre di famiglia, a quell'uomo distrutto ma con contegno, non ho saputo dire nulla. "Buongiorno", "arrivederci". Fine.

E così, anche i clienti opportunisti, le persone che ti tradiscono, le delusioni, passano in secondo piano, avvolgi da quella stessa nebbia lattigginosa che regna perenne sulla mia montagna.

6 commenti:

  1. davanti a queste tragedie , le parole faticano ad uscire e ci si sente ipotenti!
    ma basta uno sguardo , un sorriso, un gesto e per loro vale più di mille parole!
    un bacio giò♥

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  2. che pugno allo stomaco..
    ti abbraccio

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  3. .....difficile aggiungere altro, tesoro.

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  4. Nadi è stato molto brutto, davvero.

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  5. Kirsebaer son realtà che prosciugano: parole, sangue, lacrime... resti di sasso.

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