mercoledì 25 gennaio 2012

Martedì 24 gennaio

Non riesco a togliermi dagli occhi quel sorriso e quegli occhi.
Non riesco a non pensare all'effimero che è il nostro esistere: basta poco e tutto svanisce, senza se e senza ma.
Non riesco a non apprezzare tutto ciò che mi è intorno: il blu che si fa sempre più denso, ombroso, il blu che si fa notte. La nebbia che rende tutto come iniettato di latte. Il sole che ogni tanto sembra volermi ricordare, con il suo tenue abbraccio di riverberi di luce, che c'è anche se non lo vedo. I rumori delle strade, il silenzio interrotto dal gracchiare della radio intorno a me, le delusioni e le speranze della gente che si rivolge a me nei modi più disparati: fiduciosa, pretenziosa, spaurita, arrogante, spavalda, disperata. Dispensatrice di parole, tanto che anche la lingua e i denti sembrano indolenziti dal costante ribattere sui concetti. Sempre gli stessi, così come gli stessi sono i sogni e le speranze, o ciò che ne restano.
Paure: se non ti lasci andare, se non fai un tuffo nel blu, non puoi sapere. E se mi stancassi? e se i timori di oggi si rivelassero fondate certezze? e se volessi altro? e se durante il ballo non volessi più lasciarmi condurre in quella danza?

Effimero è il nostro esistere: in ogni sfumatura - volenti o nolenti - c'è qualcosa da cogliere e non potremmo mai cogliere il buono, apprezzare la luce, amare la notte, scoprire l'amore, godere della passione, se non conoscessimo i loro opposti.

PS: ieri avrei potuto compiere un passo avanti ma, come accade da anni, rimando. Non ho avuto il coraggio.

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