lunedì 16 gennaio 2012

Mettere ordine

I sabati e le domeniche, non so perché, mi somigliano sempre più a quei giorni descritti tanto bene da Leopardi: aspetti, li pregusti, immagini... e poi "flop". Ed è già lunedì.

Sabato mattina ho iniziato a "smontare" nel senso letterale l'ufficio, per via di lavori realizzati proprio in questo uggiosissimo e nebbioso weekend. Inutile dire che il mio cliente non è venuto e non mi ha pagata. In compenso, ho fatto piazza pulita, ieri, di carte e scartoffie varie.
Tra l'altro, con questi lavori, ho recuperato circa 50 cm di spazio in più nella mia postazione lavoro. Mi sento come con un monolocale a mia disposizione! Piccole soddisfazioni.

La soddisfazione vera è stata, sul serio, stracciare con le mani o con la distruggi documenti, una marea di cose: alcune, in verità, mi è dispiaciuto buttarle. Molti di quei faldoni testimoniano gli ani di attività nella mia azienda: vecchie pratiche, vecchi clienti, piccole e grandi conquiste... Altri, invece, testimoniano il mio mai diminuito sforzo di affrancarmi da una realtà che proprio sento non completamente soddisfacente per la mia natura.
Programmi dell'università, appunti di corsi sulla comunicazione, date segnate per far partire, decollare, definire impegni mai presi. Impegni con me stessa intendo. Gli stessi che ancora, molto spesso, fatico a prendere ancora oggi a distanza di sette o otto anni, se non di più.
Fare spazio: la filosofia zen suggerisce che fare spazio e ordine intorno a noi rende più facile anche rendere più ordinata, più libera la nostra mente. Se tendiamo ad accumulare cose, ricordi, legami... ascoltavo qualche giorno fa alla radio, è come se- implicitamente - ci dicessimo che non sappiamo bene come affrontare il futuro, come se, in un modo o nell'altro, dovessimo sempre rifugiarci in quel passato che ci è tanto rassicurante come la coperta di Linus, ma che, parimenti, è un pesante fardello da portare.

Se non facciamo spazio, non possiamo accumulare nuove cose, né goderne davvero: saremmo sempre protesi, almeno con un orecchio, ad ascoltare il peso di ciò che ci portiamo dietro. Io, tra l'altro, sono una specialista del portar fardelli inutili: ricordi inutili, appunti inutili, fallimenti inutili, successi inutili... cose, insomma, che sì, fanno parte di me, ma che dovrebbero prima o poi trovare un posto definitivo fuori di me. Fuori dalle mie scelte, dai miei metri di giudizio e di autovalutazione. Fuori, insomma. Come fuori ho portato ieri pomeriggio quelle decine di bustone nere zeppe di tutto.

Magari non dovrei fare come mio padre: ecco, lui nei suoi raputs di ordine e pulizia del sottotetto - presumo per sfogare il nervoso prima del matrimonio di mia sorella - ha buttato via questa estate mie scarpe nuove, miei ricordi, un beauty intero di trucchi, libri, giocattoli di quand'ero bambina... Ecco, questo, per la verità non riuscirò a perdonarglielo. Sono tante le cose che non riesco a perdonargli, a dire il vero, come il non aver creduto in me e l'aver usato la mia persona per progetti suoi, infischiandosene di me. Però è stata colpa mia... gliel'ho permesso io...

Ecco, anche questo circuito di pensieri poco produttivi dovrei cestinare... dritto dritto nel tritarifiuti della mente.

3 commenti:

  1. bel post, mi riconosco parecchio, anche io ho i raptus di "fare ordine" e butto tutto quello che posso dando un significato simpbolico a quel fare spazio

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  2. :-( Ti auguro di riempire lo spazio appena conquistato con tante cose positive! Mi spiace per la nota finale sul rapporto con Tuo padre. Un abbraccio Maffie

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  3. Coincidenza: anche io la scorsa settimana ho messo in ordine la scrivania e sistemato la bacheca di sughero appesa al muro. Sì, anche se piccole, son soddisfazioni!

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