giovedì 26 gennaio 2012

Sulle solitudini

Io non ho un'amica. Ho dei cari genitori e una sorella di sedici anni; conosco, tutto sommato, una trentina di ragazze di alcune delle quali potreste dire che sono mie amiche, ho un corteo di adoratori che mi guardano negli occhi e, se non possono fare altrimenti, in classe cercano di afferrare la mia immagine cercandosi di uno specchietto tascabile. Ho dei parenti... un buon ambiente familiare. No, apparentemente non mi manca nulla, salvo l'amica. Con nessuno dei miei conoscenti posso far altro che chiacchere, né parlare d'altro che dei piccoli fatti quotidiani. Non c'è modo di diventare più intimi, ecco il punto.

(Anna Frank)

Omaggio dovuto ad una delle figure che più ha colpito il mio immaginario da bambina divoratrice di libri, da bambina che crescendo ha compreso di quali orrori beceri e folli è capace il genere umano.

Omaggio, anche, ad una sensazione, ad un vissuto, che mi accompagna da sempre. Queste parole avrei potuto scriverle io, in contesti diversi, con termini ovviamente difformi, ma il cui senso è il medesimo: ci sono solitudini che restano e che ti segnano, anche se agli occhi del mondo hai tutto ciò che si potrebbe desiderare.

Ieri mi sono sentita sola, quando, chiuso l'ufficio, raggelata, ho fatto il mio giro in centro con l'auto, speranzosa di incrociare un viso noto. Ciascuno è dietro i propri impegni, ciascuno ha la sua vita, quella quotidiana fatta di lavoro, famiglia, hobby, doveri e piaceri e non sempre io ne faccio parte, esattamente come non sempre io ho piacere ad avere intrusioni dal mondo esterno nel mio quoieto e monotono vivere quotidiano.

Mi è dispiaciuto sentirmi dire all'ultimo minuto un "no", da una delle persone più importanti per me, circa il nostro appuntamento al cinema. Mi dispiace non sentire la mia collega e amica, anche se mi sforzo di essere più aderente a ciò che è per lei l'idea dell'amica. Io per lei non sarò mai una vera Amica...

Mi sono sentita sola, ma non per questo disperata. Ho deciso di rifugiarmi tra le pareti beige della cucina della nonna, condividendo con zii e cugine la sua zuppa di ceci. E' un evento per lei fare la zuppa di ceci: credo la faccia non più di due volte l'anno, invitando tutti alla sua tavola, come se fosse la notte di natale o il pranzo di pasqua. Mi è apparsa vecchia, così come sempre più anziano mi è apparso mio nonno, con la sua faccia bruciata dal sole e gli occhi perennemente arrossati. E' stato bello però ridere ancora tutti insieme, nonostante mia sorella non ci fosse. E' questo il sentirsi a casa che mi piace, che non mi fa sentire costretta, imbrigliata, costantemente giudicata. La mia famiglia credo sia il più grande sostenitore del mio Super Io rigidamente censoreo. Sarà per questo che i pranzi domenicali spesso li vivo male: è come se settimanalmente vedessi sottoposta la mia vita, il mio look, le mie parole, i miei progressi, regressi, scelte... al microscopio. Sanno come ferirmi, ferirmi nel profondo, anche solo con una parola o un accenno. E così fuggo, appena si arriva al dolce.

Di certo la mia famiglia, quella di ieri, quella che scherza, quella in cui tutti torniamo agli albori delle nostre vite condivise, è quella che mai mi abbandonerà, che mai mi farà sentire sprovvista di amore... anche se la solitudine resterà sempre quella condizione di cui ho fatto da necessità, virtù.

3 commenti:

  1. Ma ognuno di noi e' un po' solo sai? E' normale che sia cosi' e dipende dalla nostra diversita'. Ho imparato ad accettare il fatto che le persone hanmo tutti comportamenti diversi da quelli che ci possiamo aspettare. Le affinita' si basano sulle diversita' secondo me. E poi tu hai il miracolo di questa famiglia che e' un privilegio che pochi hanno.
    Un abbraccio forte

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  2. amo quel libro.. la tua famiglia sarà sempre li con te perchè sei una persona stupenda.. lo leggo dalle tue parole! Valerie

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  3. ho visto anche io il film di Anna l'altra sera, mentre ero in albergo...
    Da bambina il suo libro mi aveva gia appassionata, ed il film poi è molto forte. Ma sono del parere che i libri... quelli ti segnano davvero, ed il suo mi ha lasciato dei graffi indelebili nell'anima, dei ricordi che non passeranno mai.
    Lo ricordo come se fosse ieri... eppure quando lo ho letto ero solo una bambina.
    Ti saluto e ti abbraccio
    Valentina

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