giovedì 16 febbraio 2012

15 Febbraio 2012 - Il regalo inatteso

Quando ho visto il tuo nome illuminare ritmicamente lo schermo del telefono, ho capito che tutto sarebbe stato come sempre. Non è cambiato niente.

Non ho risposto subito. Mi dà noia l'idea di aver dato l'impressione di essere sempre con il telefono tra le mani.
Ho evitato di risponderti come facevo sempre... ho finto di non aver riconosciuto quel numero e quel nome... Un "pronto" distaccato. Poteva essere chiunque e quel chiunque - senza accezioni particolari, neutro, senza corollari di aggettivi e qualità - potevi benissimo essere tu o chiunque altro. Chiunque appunto.

Mi chiedi se sono a lavoro, se t'aspetto. Certo che t'aspetterei, figurati. Quando si può perché mai non dovrei? Ti aspettavo già da qualche giorno e ogni mattina una piccola parte di me mi ha consigliato a essere al meglio perchè poteva essere il giorno giusto. Ovviamente il meglio di me, quando le cose alla fine accadono, non è mai il meglio. E' il passabile. Occhiaie e make up pessimo. Abiti ingenerosi ma caldi, per tollerare questo freddo in questo regno dei ghiacci che è il mio ufficio.
Non appena la porta esplode in uno scatto e qualcuno entra, istintivamente ma nel modo più lento possibile, alzo lo sguardo. Poco poco. Così, casualmente, distrattamente... Giusto per vedere se sei tu. Un paio di volte m'è andata male. Era qualcun altro.

La schiena già gelida solo al pensiero che da un momento all'altro, quello schiocco metallico, quel rumore di vetro, è il tuo.

E poi sei arrivato. Brividi di freddo lungo le braccia. Tremore. Il corpo come in preda ad una stupida febbre di stagione.

Ho continuato a sistemare le mie carte, senza neppure alzare al testa e guardarti dritto negli occhi.
"Accomodati". Ho capito che eri in imbarazzo. Forse ti aspettavi un saluto un po' più caloroso. Quel bacio sulla guancia o un embrione di abbraccio. Una stretta di mano. Ormai sono solo queste le occasioni in cui ci si può incontrare. Ho evitato anche questo. In fondo nutro un po' paura che sentissi il freddo delle mie mani o il tremore delle mie braccia. Si, sicuramente è il freddo. In questa stanza si muore.

Ho lavorato, ho fatto il mio doverse, sempre con un profilo basso, chino, ingobbita sulla tastiera e guardandoti solo di striscio. Anche parlare mi ha messa più e più volte in difficoltà. Sentivo venir fuori discorsi disarticolati, incertezza nella voce. Sì, vibrava anche lei, come quando nelle Bontempi pigiavamo il tastino "Vibro" e le note venivano fuori come chiacchiere di anziani: fatine anziane della musica, che producevano musiche incerte.

Poi, mentre tu eri chino a firmare, ti ho guardato. Ti potevo dominare con lo sguardo. Il volto più magro. La barba di un giorno al massimo e punteggiata di bianco. Eh, si, stai invecchiando. Stiamo invecchiando. Mi sono chiesta tutto il tempo se fossi bella, ancora bella davvero per te - come disse quella sera il tuo amico quando mi portasti la prima volta vicino quel muretto - . Ormai vicino quel muretto non stazione più nessuno. Ci trovi qualche macchina parcheggiata il venerdì o il sabato sera. Quei capelli di lana che mi dicevi ti piacevano perché mi davano l'aria selvaggia, chissà se ora li trovi orrendi e cenciosi come li trovo io. Lo sai, vero, che non li liscio più ogni giorno perché mi hai detto che mi preferivi così, vero? No. No che non lo sai. Non ti importa. Non ti importava forse neppure prima.

E' odioso notare come si cambia per qualcuno e di come questi cambiamenti poi finiscano per fare parte integrante di te, come se fossi nata proprio così, in quel modo. Tu sai, in cuor tuo, tuttavia, che no, ci sei diventata. 

Scherzi. Fai lo splendido come sempre, come sempre mi difendo: non ci credo alle tue parole, ai compilmenti gratuiti. Lo dici da sempre e presumo tu lo dica a tutte. In fondo, ci sono uomini che fanno di un certo tipo di eloquenza un'arte, nel trattare con il gentil sesso. Tu però l'hai sempre saputo che sono acida. L'insicurezza e la rabbia covati a lungo, fanno diventare il cuore come uno yogurt scaduto.

Non sento il tuo profumo. Prima, ne sono quasi certa, ti tuffavi a peso morto in una vasca di profumo. Rimaneva per giorni sulle cose che entravano in contatto con te. Una volta ho conservato per un po' un pezzo di carta che profumava di te. Mi sentivo felice con poco. Illusa.

Entra gente. Ho altri appuntamenti oggi ed il tuo non era programmato. Si è rotta la magia, lo percepisco, lo percepiamo. La signora va fuori per una telefonata: sembriamo ragazzini che tra i banchi si cambiano occhiate e parole sotto voce mentre il prof spiega qualcosa di importante.

Entra ancora qualcuno. Un altro rintocco metallico della porta. La stanza è troppo affollata e non solo di pensieri e di emozioni. Le mie di emozioni, ben inteso.

Ho finito. La tua pratica è completa. La consulenza la migliore che potessi offrirti e tu lo sai. Quante cose sai... o per lo meno mi auguro che tu sappia! Secondo me ti ho sempre sopravvalutato. Ne ho quasi la matematica certezza e si sa che la matematica non è un'opinione.

Stai ritto ora di fronte a me. Mi sembri più vecchio sul serio con quel tuo giaccone che non conosco, che non ti ho ma visto. Si stai tornando da lavoro. Cerchi ancora un contatto. Non mi muovo. Aspetti un cenno che non arriverà mai.
E' il momento dei saluti e avrei voluto che non arrivasse mai questo momento, esattamente altrettanto a quanto non avrei mai voluto vederti. Mai. Peccato che ancora ti cerco con lo sguardo, che abbia sviluppato una strana abilità che mi induce a leggere con la coda dell'occhio tutte le targhe della macchina come la tua. Le riconosco subito. Ormai ho memorizzato anche quelle di estranei che incrocio ogni giorno lungo la strada da anni. Sarà un bug mentale difficile da estirpare.

Mi strizzi l'occhio e mi elargisci un sorriso. Ricambio.

Quando ritorno in me e lentamente il mio corpo dimentica, quando le vibrazioni terminano, il tremolio si quieta e la voce non è più stridula e disarticolata... Dopo un tot di clienti da smaltire, di altre piccole rabbie e rogne quotidiane, razionalizzo: eh si, noi donne cerchiamo sempre significati e segni ulteriori, doppi sensi e altri fini in ogni gesto, in qualsivoglia parola... uomini come te, come lui, sono così. Illudono. Anzi no. Non è corretto, hanno un loro stile. Non è colpa di nessuno se non di certe menti, se poi questo stile viene travisato, frainteso, mistificato.

Ho nutrito in cuor mio la vaqua speranza che ti facessi risentire. Una frecciatina odiosa come quelle che sai fare tu, come quelle che piacciono a me. E' questo battagliare che mi piaceva. Dicono che in amor vince chi fugge. E siamo fuggiti lontani, noi. Che poi... amore... fuggire... ma di che?!
Siamo obiettivi: sono una conoscente come tante per te. Coltivare i buoni rapporti ti ha sempre giovato in termini di consigli, di agevolazioni o di consulenze gratuite. Io ci ho sempre rimesso con gente come te.
Non mi hai mai detto se almeno un minimo hai mai ricambiato quella assurda sensazione di follia che ha sempre spodestato la mia mente, quando ho avuto a che fare con te.
Dubito.
Coltivo un giardino sepolto, in cui è sorta una pianta fantasma: un giorno ci incroceremo ancora, in quella stazione dei treni persi che non tornano più, ci guarderemo negli occhi e sarà magnetismo puro, come una bussola che impazzisce quando arriva al polo. Ci daremo quel bacio che ti ho negato quella sera.

Non riesco a fidarmi di te.

Sarà quella stessa stella che mi protegge da quei pericoli - e dall'adrenalina che il rischio comporta - che dovrò ringraziare.

Ne sono certa: le donne si arrovellano il cervello cercando perché, come dove, quando, se... Gli uomini salutano, sorridono, ti fanno un complimento e se ne vanno via, chiudendo la porta.

6 commenti:

  1. Come scrivi bene ... riesci davvero ad esprimere in un modo così ... vivo e vero i tuoi sentimenti ... 1 bacione cara!e 1 abbraccio!

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  2. Ci saranno ancora molte porte che si chiuderanno e altrettante che si apriranno, nei modi più curiosi.
    Ti abbraccio,

    Titti

    http://dellaclasseedialtremusiche.blogspot.com

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  3. Vale/aboutstyle17 febbraio 2012 08:26

    Cavolo gio scrivi e descrivi da dio ! Sembrava di essere presenti.
    No voglio esprimere opinioni poiché secondo me bisogna conoscere bene le situazioni.
    Posso solo dirti cerca di capire se e' l'idea di voi che crea tale emozione o veramente provate tutto ciò.
    In questo caso io direi di farlo comprendere anche a lui perché nella vita meglio rischiare di fare figure di m.... ke avere rimpianti.
    Bacioni

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  4. letto tutto d'un fiato!!!!
    uomini così......sì ce ne sono tanti!
    e sono quelli che difficilmente dimentichi.
    sai che avrei voglia anch'io di sentire quel freddo, quei brividi?
    sciocca vero?
    buona domenica giò♥

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  5. Dio mio come sei brava! Ho letto e una lacrima è caduta !Grazie è un post che sento con l'anima! :)

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