venerdì 3 febbraio 2012

Fa agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te

Più passa il tempo, più capisco che son venuta su male. Anzi, a modo mio...
Ho sempre pensato che la cosa più importante nel relazionarsi agli altri sia agire secondo il biblico principio del "Fa agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te", ovviamente nella sua accezione positiva. Il "non fare agli altri", di per sè, mi ha fatto sempre ritenere che il rapporto con gli altri debba essere impostato su divieti e limitazioni. Viceversa, dire "fa agli altri" mi induce a credere che il medesimo rispetto che pretendo e rivendico per me stessa, devo concedere e accordare a chi mi sta intorno, indipendentemente dalla condivisbilità delle sue posizioni.

Non mi spiego a questo punto come sia stato possibile che, effettuando un ordine a prezzi scontati per alcuni prodotti in farmacia, mi sia premurata di farlo sapere a tutti coloro che conosco, di prenotare i loro prodotti, di anticipare i soldi per tutti e poi... quando ieri mattina è arrivato il pacco... sorpresa: avevo ordinato di tutto per tutti, ma ho finito per dimenticare le cose per me.

Mi ha fatto sorridere quest'amara e ironica sorpresa: sono proprio stupida! così desiderosa di non essere manchevole con gli altri, da dimenticare me. A questo punto... ma faccio davvero per gli altri ciò che vorrei fosse fatto a me? se io per prima metto sotto sepoltura bisogni, desideri, banalissime esigenze... come posso mai pretendere che gli altri facciano qualcosa del genere per me? Dubito, in tutta sincerità, che chiunque potrebbe avere simili gentilezze per me, mettendo sotto lo zerbino i propri di bisogni... Ed il mio zerbino è proprio impolveratissimo qui in ufficio!

Il pensare agli altri come vorrei fosse fatto per me, mi ha portato ieri sera a condividere una serata - un paio d'ore a dire il vero - con amici e parenti, per dare il nostro benvenuto di gruppo all'ultima arrivata di casa. Queste scene di straordinaria maternità, quel batuffolino rosso, dai capelli scuri, dalle labbra carnose, appoggiate con una certa violenza al grosso seno materno, mi hanno trasmesso delicata tenerezza e paura immensa. La giovane famiglia di ieri è una delle poche che mi ha trasmesso pace e serenità, a dispetto delle poppate notturne, delle colichette e di quant'altro sia correlato all'arrivo di una nuova vita.
Ho cercato, di mio, di assorbire come una spugna tutte le vibrazioni di dorata felicità che ho potuto percepire: incetta di sorrisi, di lucciconi agli occhi, di tremanti ricordi, di piccoli e grandi disagi che sono nulla di fronte al miracolo della vita.

Si, un po' funziona: fa agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te. Ho ricevuto una imparegiabile ventata di silenzi, di risate, una folata di colore - di quelli delicati che solo certi fiori timidi in primavera sanno regalare, decisamente più ti riservati delle corolle estive, sempre più impudenti e voluttuose -, la serenità della condivisione in un tempo piccolo e infinito.


1 commento:

  1. io invece ho sempre fatto valere il motto "te stessa è tutto ciò che hai" e per questo vengo sempre bollata come egoista. non che non pensi agli altri, dò semplicemente la priorità a me.
    congratulazioni per la nuova arrivata e tanti auguri!!

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