giovedì 2 febbraio 2012

Cronaca di una strana giornata

Stanotte ho dormito male. Ero in ansia, tremavo, ero nervosa. Girarsi e rigirarsi. Anzi no. Irrigidirsi in quella posizione tanto comoda, sperando che la tisana che ogni sera o quasi mi accompagna a far le ninne - come dice mia sorela - sopisca la mia attività neurale, in uno sforzo congiunto con il mio scaldasonno e le ultime pagine di Stephen King.

L'unica cosa bella di questo primo giorno di un mese appena iniziato è stato solo trascorrere due orette con la mia collega e poter viaggiare con lei, di ritorno dalla nostra riunione. Il decreto liberalizzazioni più che avere effetti concreti sulla gente - ed io per prima sono una della gente - sembra solo un gran gozzovigliare di parole, di complicazioni, di burocrazia. Uffici sempre più deserti, sempre più carte, sempre più delusione e mal contento tra noi colleghi e la sottile frase pungente - ma non troppo - che la mia amica mi ripete da un po': "Fossi in te riprenderei quello per cui hai studiato... e ripartirei". Si come se ripartire fosse facile.

Io, ieri, non riuscivo neppure a ripartire dopo una sosta in auto. Il mio sistema nervoso è andato in tilt. ho avuto paura. Paura perché mentre andavo incontro a mia madre, ho sentito un rumore di lamiere e grida di gente arrabbiata. Un incidente stradale. Soliti furbi che non mantengono la distanza di sicurezza ed ignorano i limiti di velocità. Nulla di grave, per carità. Quattro mezzi coinvolti e paraurti e cofani di auto aperti e spaccati, come uova fragili per fare la frittata. Tutti abbiamo così voglia di tornare a casa, a pranzo, di riprendere le nostre attività, di completare quel mestiere o quell'altra faccenda... Fretta. Io ci ho perso un amico per questa fretta maledetta, per la gente impudente e imprudente, a pochi chilometri da dove ieri mi trovavo, mentre andavo incontro a mia madre, uscita dalla scuola.

Siamo come mamma e figlia, a rapporti inversi: io l'accompagno, le porgo le cartelle, compro i colorie le penne cancellabili. Lei contenta, arrabbiata o triste o nervosa o soddisfatta, a pranzo, mi racconta dei colleghi, dei bambini, dei passi in avanti e dei passi da fare. In banca, ogni giorno, fuggo veloce perché non prenda troppo freddo aspettandomi e al mattino quante volte esco come Morticia Addams per accompagnarla! Ma non importa, è perfetto così.

Mi arresto subito, vendendo quel furgone bianco senza più il cofano davanti e la chiamo. "Non prendere da lì" avrei voluto dirle. Non mi risponde. Provo e riprovo e sento, nel frattempo, quella gente che urla, il traffico impazzito perché - con lo spartitraffico - la coda si protrae e molti, furbamente, invadono la corsia per la marcia opposta, scavalcandolo letteralmente quello scalini di cemento e mattonelle rosse.
"Chiama papà e fallo scendere". Mi dice solo queste parole, quando, finalmente, mi risponde. E capisco he tra le macchine c'è anche lei. Lei che si è fatta dare n passaggio da una colelga, così ci si incontra a metà strada.

Mi tocca fare tutto il giro della città, perchè lì è tutto senso unico e non puoi tornare indietro. Chiamo mio padre. E' da quel momento che inizio a tremare. Non smetto più. Ancora ieri ero così. Assente a me stessa.

No, non è successo nulla: solo macchine che si riparano e paure che si dimenticano, sotto quel cielo color cemento chiaro, quello di certi pilastri degli scheletri di villetta che campeggiano qui e lì per le nostre campagne. Quelle seconde case incompiute o quelle armature di spreco che sono certe opere pubbliche mai compiute.

Oggi ho il viso gonfio e sono ancora elettrica. Sarà anche per via del fatto che, in cerca di conforto o per il freddo o perché a pranzo non ho quasi toccato cibo - tanto più che ero già in ritardo per la mia riunione di lavoro in trasferta - , mi sono lasciata sprofondare tra il sapore di un orrendo torrone al pistacchio, una zuppa di verdure, il pane... mentre in tivvù una strepitosa attrice bionda, impersona quelal donna sagace, furba, sveglia, che per amore - quell'amore grande, incommensurabile, maturo - dice di essere disposta anche ad avvelenare il proprio amato, sfibrato dalla malattia.

Certi amori, penso, non saprai mai dove ti porteranno. Altri, purtroppo, si...

5 commenti:

  1. E' normale che tu stia tremando, credo sarebbe così per tutti...il pericolo scampato fa questo effetto, perchè dopo il momentaneo sollievo e la sensazione anestetica che c'è nel vivere ogni momento, poi il nostro cervello si mette a rimuginare su quello che poteva essere ma, per fortuna NON E' STATO! magari prova a concentrarti su questo e poi dimentica l'incidente..
    Per il resto...Il nostro Paese è messo male. Io credo poco nei miglioramenti, questo Governo ei Banchieri è in parte manovrato dall'Europa e in parte ostaggio del Governo che c'er aprima e del "se toccate certe categorie NOI NON VI DIAMO LA FIDUCIA"..così gira&rigira son sempre i soliti a rimetterci e a doversi adattare ai cambiamenti che portano sempre poco sollievo.
    E poi l'edilizia selvaggia che uccide, trasforma la nostra terra..ci indebolisce, peggiora la qualità della vita ma...non deve fermarsi. Nonostante gli abusi sotto gli occhi di tutti, le opere inutili e incompiute, le brutture ...deve andare avanti. Tutti gli altri settori possono fallire, andare in crisi o in tilt..l'edilizia invece va sempre salvata. E che siano di destra, di centro o di sinistra tutti i politici, quando arrivano ai vertici diventano ostaggi di imprenditori impastati con le mafie, al sud come al centro e al nord ...
    Anch'io vivo sulla mia pelle queste cose e anch'io tremo nel vedere la mia campagna violentata dal cemento, mentre poco distante da me le colline disboscate crollano e i letti dei fiumi interrati sono la base per case popolari...

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  2. Mad, ti avevo scritto un lungo commento in riferimento al tuo post di oggi e ricollegandomi agli scempi che vedo qui. Cioé: ti pare normale che per attraversare solo la strada, per via di una rete viaria inesistente, debba farmi il giro della città!? questo come tante altre sozzure tutte italiane. Il commento, ad ogni modo, non è andato a buon fine e non sono riuscita a recuperarlo.
    Ad ogni modo... mi sento tanto bloccata in questa terra di nessuno che è la nsotra Italia.

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    1. un tuo commento mi è arrivato e ho già risposto, purtroppo ci sono questi problemi tecnici...saremo noi di Style (o ex-style!) che ci portiamo dietro i problemi tecnici?! ehehhe
      Io mi sento esattamente come te, "bloccata". So distinguere il giusto dallo sbagliato ma non ho vie o possibilità per manifestarlo, per condividerlo, soprattutto con chi di dovere.
      La nostra società è malata, basta guardare il numero dei medici o degli avvocati in confronto ai contadini. La piramide si è rovesciata e quando fanno un lavoro i danni sono sempre più dei benefici.
      No, non è normale quasi nulla qui da noi. E' già tanto se ce ne accorgiamo (purtroppo mi capita sempre più gente per cui tutto questo "è normale", e hanno anche il coraggio di dire "il prezzo del progresso"...la verità è proprio l'opposto, ci stiamo avviando a una nuova era barbarica secondo me..)

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  3. :(
    Una strana giornata tesoro...spero che (almeno un pò) sia passato il nervosismo e l'ansia.
    Ti abbraccio.

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  4. Come sempre sono d'accordo con te.
    Da romani a barbarizzati proprio.
    P.s. sul mio blog c'é un premietto per te ;)

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