sabato 31 marzo 2012

Io e l'altro

Io e l'altro
(fonte non specificata)
Se qualcuno ti chiede
di andare con lui per un miglio,
va' insieme per due miglia.

Quando uno
sarà tentato di stanchezza,
l'altro l'aiuterà a non fermarsi,
e quando uno
smarrirà per un istante il cammino,
l'altro sarà pronto
a dare la vita per lui.

Cammina con qualunque tempo:
il grano matura
con il sole e con la pioggia.


venerdì 30 marzo 2012

Giovedì 29 marzo

Ho realizzato una consapevolezza: accumulo.
Accumulo pensieri negativi e frame di vita fastidiosi.
Accumulo abiti: appena apro un'anta dell'armadio di frassino chiaro che un tempo condividevo con mia sorella, vengo travolta da golf, da maglie e tessuti d'ogni sorta, tutti più o meno simili, confacenti il mio stile, il mio umore, la mia personalità. Pare sia una bella conquista rendere il proprio armadio perfettamente in linea con un proprio stile ben definito e personale. E' tuttavia un'assurdità, uno spreco, avere qualcosa che indosserai un paio di volte, soprattutto negli ultimi tempi, quando anche la vita sociale è sempre più simile a quello spicchio di luna calante che ricorda una piccola culla su cui da bambina, con la mamma, immaginavo penzolassero gli angioletti paffuti e biondi.

Accumulo prodotti su prodotti: creme, cosmetici, profumi, come se bastasse questo a rendere l'aspetto diverso.
Accumulo libri, riviste, saggi, romanzi: non c'è mai abbastanza tempo per leggerli, per spulciarli come facevo un tempo.
Accumulo oggetti, cose su cose che finiscono per non essere abbastanza pregne di significati emotivi, lucchetti per ricordi, suggelli di attimi, distratta come sono da nuovi oggetti e nuove cose.

Mi chiedo così che senso abbia, quale sia il vantaggio, se tutto questo possedere, accumulare, avere, non è altro che un occupare, asfissiare.
Dovrei sbarazzarmi di troppe cose che non parlano abbastanza di me, di troppe abitudini e routine consolidate che non fanno abbastanza parte della mia natura, che soffocano o per lo meno privano d'ossigeno l'autenticità che mi è propria, che è propria di ciascun essere umano.

Con l'idea di una finestra aperta, nel giorno che nasce e saluta un timido sole primaverile, socchiudo gli occhi e chiedo al giorno aria nuova.

mercoledì 28 marzo 2012

Lunedì 26 marzo

Sono stanca, lievemente infreddolita, un po' come accade quando dormi senza coperta in una notte ancora troppo fredda per farne a meno o come quando dormi così poco che il sonno e la fatica ti raggelano le terminazioni nervose e vorresti solo accoccolarti senza pensieri.

Senti di essere così assorbita da mille cose e da nulla, parimenti, da veder dissolvere ogni energia ed ogni progetto un po' come lo zucchero che affonda in una tazzina di caffè, sebbene, com'è noto, il vero intenditore di caffè lo gusta così, puro, senza aggiungere nulla.

Ecco, sono un misto di aggiunte e di sottrazioni. Mi sento un'equazione matematica, o un integrale, una funzione... quelle che la professoressa di matematica al liceo inventava sul momento, così, alla lavagna. Mi immergevo in quel mondo fatto di segni e di logiche e ne restavo rapita: per molti anni ho pensato che era il rigore e la passione che i numeri su quella lavagna sprigionavo ad essere il mio mondo.

Poi impari a guardare le cose sotto tanti punti di vista, dal lenti differenti, o magari no: capisci che il mondo che hai conosciuto e visto e sperimentato è solo deformato da un bicchiere di vetro sin troppo spesso che rende larghe e tozze le superfici, che altera i colori.
Sono e restano tutte supposizioni.

Passa il tempo, passano gli anni. Mi guardo nelle foto scattate lunedì, alla laurea di mia cugina e tra l'orgoglio smisurato e la gioia per la sua conquista, che so già precedere di poco un'altra sua meta importante - il matrimonio  - mi vedo di botto invecchiata. Un'immagine e una persona che non riconosco, che non coincide con quell'ideale dell'Io e quell'Io Ideale su cui ho operato uno estenuante labor limae.
I pensieri e i rimpianti quelli di sempre. La consapevolezza sempre poco più nuova, più piena.

Se non credessi all'amore, la mia vita sarebbe un'assurda avventura.

Mentre tutti percorrono il loro percorso, io mi sento un albero arroccato sulla roccia, le cui radici si assottigliano e i cui rami non producono quel fogliame rigoglioso che da sempre affascina il mio sguardo, seduce la mia fantasia, sin dai tempi in cui mi aggiravo per gli ulivi in campagna o alzavo il naso in su a guardare l'albero di gelsi vicino la casa, per cercare un nido con gli occhi ed inevitabilmente trovavo una mollica di cielo azzurro, un raggio di sole caldo, il verde brillante di rinasce ogni stagione a nuova vita.


sabato 24 marzo 2012

venerdì 23 marzo 2012

Riflessioni notturne

Lascia che volino i sogni, lì su, sempre più su... a lambire la luna, ad accarezzarne i contorni rugosi, a rendere giustizia alle ferite disidratate della sua superficie.

Lascia che con essi voli il dolore, il rammarico, il dispiacere di un'occasione mancata, l'amaro di un torto subito.

Lascia, lascia che tutto scorra, che nulla ti sia di zavorra. 

Vola anche tu, libera, coperta da un cielo denso, da stelle liquide, da brezze di paesi lontani.
Abbandona al passato ciò che gli appartiene e a mani nude raccogli dal domani.


Venerdì 23 marzo

Oggi sarei dovuta partire, Riabbracciare mia sorella e fare un giro in centro a Pisa, un giro in Versilia.
Sarò a lavoro. Ubi major minor cessat.
Eh no, non è che sia per colpa del lavoro che non vado, ma per non deludere qualcuno che vuole che io resti.
E' un peccato di questi tempi sprecare i soldi del biglietto... lo so.
Soprattutto è un peccato lasciarsi condizionare la vita, anche se si... è per amore, per rispetto, per...

Si, sono stupida. Questo viaggio per quanto banale e piccolissimo, lo immaginavo come aria.

giovedì 22 marzo 2012

In questi giorni

Sono giorni un po' "boh". Di quelli che lavori sodo e ti butti, ti spremi le meningi, fai e disfai e cerchi di lasciare ovunque solo pieni e nessun vuoto.
Ecco a pensarci bene, è tutto un pieno, senza vuoti.


Source: asset.soup.io via Kim on Pinterest

martedì 20 marzo 2012

20 marzo 2012

Ieri sera sono esplosa, non ce l'ho fatta più.
Ero appena tornata dalle prove: oggi c'è stato il funerale di Sebastiano, papà e uomo integerrimo, uno spicchio di sole sempre stampato sul viso. Il nostro Geppetto. Inutile dire che ho dovuto necessariamente aprire l'ufficio e con lui e la sua famiglia ci sono stata solo spiritualmente. Me ne dispiaccio.

Ero appena tornata dalla prove ieri sera, per il funerale di Sebastiano ed ero piuttosto provata. Provata nel fisico, perché ormai sono cinque giorni che non posso più camminare e mi vergogno tremendamente a fare i passi da formica, come quando da bambini si giocava: "... Quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello?" e la Principessa ti rispondeva " venti passi da lumaca" o "100 passi da coniglio"...
E' terribile non poter camminare più, ma, come tutti mi dicono, è solo colpa mia. Colpa mia perché non mi curo abbastanza bene, perché prendo sottogamba - è proprio il caso di dirlo - il mio benessere e la mia salute... a vantaggio del lavoro, s'intende.
Eh si: il classico cane che morde la coda. Punti sul lavoro, perché ti rimane solo quello ma è quello stesso lavoro che ti riduce ad una larva umana, che assottiglia come un capello la tua vita, quella vera, quella che conta. La vita fatta di affetti, di una chiacchierata con l'amica, di un giro a piedi per goderti queste mattine di sole, una cena serena o un pranzo cucinato bene, con cura. Non ho mai tempo per nulla. Il lavoro, si... il lavoro... beata illusione.

Ero provata nello spirito: è davvero devastante perdere tre persone nel giro di tre settimane. Diventi davvero asettica, distaccata dal mondo. Non dico cinica, ma così incapsulata in una protezione emotiva, in uno scudo fatto di foglietti di cipolla, che nello stesso tempo nulla conta, nulla ti scalfisce, ma tutto ti ferisce.

Così, quando a pranzo, dopo tre giorni che non vedevo mia madre, mi sono sentita sola perché è scappata via, sostenendo di avermi pure parlato e invitata a prendere il caffè, non ci ho fatto caso. Avrei avuto piacere condividessimo i ricordi e le impressioni del suo weekend da mia sorella. Avrei voluto mi raccontasse meglio di quell'abito che avrebbe voluto comprare per la laurea di mia cugina, lunedì prossimo. Peccato sia volata via, assorta nei suoi pensieri.
Allo stesso modo non ho dato peso alla sua presunta risposta quando le ho rivolto una domanda; alla sua dimenticanza circa qualcosa da ricordare; alla sua non voglia di togliere persino la tovaglia dal tavolo perché... perché è presa dai mille rivoli bui dei suoi pensieri e del suo dolore.
Ieri sera, però, non ci ho visto più. Ad una cosa stupidissima ha risposto una cosa e ha fatto l'esatto contrario. Ormai è un'abitudine. Non farò tuttavia mai l'abitudine a dover perdere mia madre, quella vera, quella che ti chiede che hai combinato oggi a lavoro, che ti fa mille domande divenendo anche petulante... non farò mai l'abitudine a vederla così spenta, distratta, indisponente.

Comprendo, comprendo ogni singola lacrima che non versa e su cui macina dentro mille e più ricordi, mille e più se, ma, avrei dovuto, potrei aver fatto... la vita però è ora. Io sono ora. Lei è ora. La morte di Sebastiano mi ha ricordato che non c'è età per morire: i suoi bambini di 10 e 12 anni non avranno più un papà, una guida. Uno striscione preparato per lui recita "Se mi volete bene, non piangete, avrei voluto così". Ecco, era un uomo che godeva di ogni singola cosa e sono certa che avrebbe pagato oro ogni singolo istante che non potrà trascorrere con i suoi bambini e sua moglie.

Ho urlato, ho sbagliato, lo so ma mamma, rimpiangerai quando non potrai godere ogni istante di tranquillità e di benessere oggi con me. Rimpiangerò io ogni occasione serena che non avrò vissuto con te. Rimpiangeremo amaramente.
Allora svegliati dal torpore di questo dolore sordo e martellante, mamma. Non credere che io non soffra, che gli altri non soffrano solo perché indossano la maschera del sorriso. I vuoti restano, ma non smagliamo ulterioramente la trama sottile che ci lega al mondo e alle persone che amiamo.

Sono esplosa, forse nel modo sbagliato. Forse bisogna essere comprensivi ancora e ancora, avere pazienza senza fondo. Non ce la faccio però, a perdere ancora qualcuno che è in vita ma sta morendo dentro. Non ce la faccio a farmi carico di tutti i dolori e le difficoltà del mondo. Sono già curva sulla schiena nel corpo, il mio spirito, invece, si sta ormai appiattendo al suolo ed io non voglio.

Che sia ancora una volta la storia di una fenice che risorge, la storia di donne in rinascita, quella che stiamo vivendo.

lunedì 19 marzo 2012

Papà

E anche se siamo diversi, anche se litighiamo ogni tanto, perché per quanto diversi siamo tanto identici nei difetti... Resti la cosa più bella che ho, insieme alla mamma.
Papà.



domenica 18 marzo 2012

Immagini e pensieri random

Giorni convulsi, carichi di lavoro, di pensieri, di voglia e bisogno di fare ordine, di produrre qualcosa di buono.
Eh si, chi si ferma è perduto, si suole dire...
Così sono immagini random quelle che mi si sovrappongono nella mente, tra pensieri scompigliati e palpiti mai domi.

L'immagine della chiesetta di San Giuseppe, per esempio, in un paese qui vicino. Chiesa un tempo sicuramente curata, preziosa: impronte di stucchi ormai erosi dall'umidità e dal tempo, marmi ormai spenti ed appannati, soffitti decorati, pavimenti un tempo lindi e luminosi, banchi di legno e stipiti delle porte con evidenti segni del tempo che passa. Ti senti trasportata in un tempo diverso, in un'epoca fatta di pudori, di sguardi, di doveri, di valori e moralità differenti, di una semplicità più vera ed autentica.
Socchiudendo gli occhi, durante la messa, mi sembrava quasi di vedere quelle donne con il fazzoletto appuntato sulla testa da grossi spilloni, lì, accoccolate con educazione e riverenziale soggezione tra quei banchi, mentre il sacerdote, magari uno di quei  frati, di cui quel paese so per certo essere stato ricco, celebrava messa con le spalle rivolte all'assemblea, così da non mancare di rispetto al Santissimo.

Gli occhi appannati e stranamente chiari dello zio: nel suo volto, nei suoi tratti, nelle sue mani, ho cercato sin da subito di cogliere quelli che erano i tratti somatici di mio nonno. "Ci vediamo solo per cose brutte", mi ha detto ieri pomeriggio. Ha ragione. Ho voluto abbracciarlo ancora forte, per trovare una traccia dell'abbraccio del nonno, ma niente... Il nonno era diverso, era più bello, più forte, più alto. Era il mio nonno.
Vengo assalita dal rimorso: quante volte avrei potuto mollare tutto, delegare ad altri la gestione dei bambini del volontariato al sabato - come sto facendo da quasi un mese a questa parte - per correre da loro, dai nonni. Invece non l'ho fatto, presa dalla mia vita e dalle mie stupide cose. Che senso ha farlo adesso? che senso ha non mancare una santa orazione, una visita al cimitero, se tanto loro non sentiranno il mio affetto ed il mio calore, cosa che avrebbero di gran lunga apprezzato di più in vita?

Mentre guido alla volta della chiesetta, il sole mi abbaglia e mi scalda il viso. Mi piace pensare che sia la loro carezza, il loro bentrovata da lassù. E' bello guidare con quest'aria tiepida che il sole ci sta regalando in questi ultimi tre giorni.

Questi giorni che, tra l'altro, sono carichi di ricordi: San Giuseppe, che è la festa del papà, l'onomastico del nonno e anche l'anniversario della scomparsa di un'altra zia. Mamma ha preparato con i suoi bambini un bellissimo biglietto di auguri, per sottolineare il legame speciale che lega i papà ai propri figli. Ne ha fatto uno anche per sé e dal suo sguardo so quanto le manca il suo papà.
Ieri, dopo la messa, non sono neppure voluta andare a quella casa, ormai vuota. Sento troppo silenzio e troppe eco di ricordi mancati.

Per dare un taglio a tutto questo, ho anche tagliato i capelli e - cosa che non facevo da due anni - mi sono fatta scura, scurissima per me che ho sempre amato il color miele dei miei boccoli crespi.
Il viso appare più scarno, o forse no, più definito, visto che il mio viso pallido si stacca di netto, viene fuori da questa mezza zazzera color cioccolato.

Dicono che per una donna tagliare i capelli sia segno di una rinascita, di una svolta: ecco, confido in una svolta emotiva, di eventi, di ricordi. Meno rimorsi e occasioni mancate, più voglia di rinascere ancora, eterna felice di piccoli sfaceli. Rinascere come fa il borbottio dei rami spettinati dal vento, in primavera.

giovedì 15 marzo 2012

"Comunicazione di servizio"

Mi scuso con quanti mi commentano: non riesco a rispondere ai vostri commenti come facevo un tempo perché il pc da cui abitualmente pubblico i miei post non mi permette di visualizzare correttamente blogger.
Le stesse limitazioni (sistema obsoleto e limitazioni nella connessione alle pagine web) mi impediscono sia di visualizzare molti blog che seguo, sia di commentarli.

Se avete suggerimenti utili, sono ben felice di accoglierli: non mi dite di cambiare pc perché non posso e non posos neppure scaricare programmi più aggiornati o cambiare impostazioni di navigazione!

A presto,
G.

15 marzo 2012

I bambini non ricorderanno se la casa era lustra e pulita ma se leggevi loro le favole!

(Betty Hinman)




Stamattina c'è davvero aria di primavera: cielo terso, di un azzurro allegro e luminoso, con giusto qualche sfilaccio di nuvola a decorare la cima delle colline qui difronte. Sole limpido, delicato, carezzevole, come i capelli biondi che come fili d'oro decorano le teste dei bambini. Aria frizzante, appena smossa da una delicata brezza, non acora tiepida... siamo pur sempre tra i monti qui... La mimosa piegata sulla strada, carica di dorati bottoni, la palma nana che si schiude, i pini i più verdi che salutano le gemme e i fiori rosa confetto del mandorlo dall'altra parte della strada.

Canticchiando una canzone, soddisfatta per non aver fatto nulla, contenta semplicemente di esserci, guidando tra i tornanti ho pensato a mia madre, alla mia infanzia, semplicemente a lei.

Mi si sono rigonfi gli occhi mentre la mente mi riportava ai suoi giochi, ai suoi sorrisi, alle sue favole, ai sue mille e più tentativi di farci sempre felici.

Il giorno che abbiamo sepolto nonna, abbracciandoci, ha detto a me e a mia sorella: "Desidero farvi un regalo per essermi state così vicine in questi giorni. Tutto quello che volete."

Io ho pensato solo una cosa: siamo noi due a dover fare un regalo a te, mamma, ma tutto sarà nulla. Non esiste un regalo che possa semplicemente considerarsi pari alla cosa che più di ogni altra tu ci hai donato: la vita. Una vita fatta di piccole e grandi cose, in cui non ci avete fatto mancare mai nulla. Un'infanzia felice, dove davvero, oltre ai pavimenti lustrissimi, il bucato profumato e morbido, le pietanze a noi preferite, non ci sono mai mancate favole, sogni, speranze e sorrisi.

Io non sarò mai come mia madre: per natura siamo persone diverse, con storie diverse, con vocazioni e abilità differenti. In una cosa spero di somigliarle: nella passione e nell'amore che ha infuso ed ogni giorno infonde nella sua famiglia. Spero che anche lei si senta amata da me quanto io da lei.

Buongiorno

Buongiorno

martedì 13 marzo 2012

.
Source: tumblr.com via Courtney on Pinterest


Al collega che si vuol far bello umiliandoti.
Al povero diavolo che non sa fare di meglio che criticare la tua auto, i tuoi vestiti, i tuoi accessori, le cose che possiedi.
Al cretino che denigra il tuo lavoro, perché del suo non sa più da che parte iniziare...




 beh, a tutta questa gente, che, per carità non è cattiva ipso facto, ma che è meschinamente chiusa nei propri mondi, nei propri modi di vedere la vita, che non conosce forse sul serio i valori importanti o magari, proprio perché li conosce e li ha perduti...

A tutti costoro che nei modi più ridicoli e beceri mi hanno rovinato un po' l'umore e la giornata dico: Si, sono abbastanza per me. Il resto non conta. IO MI BASTO.

Perlina di saggezza

Source: imgfave.com via Edna on Pinterest


Se non si fosse capito sono parecchio arrabbiata oggi.

lunedì 12 marzo 2012

Grey

Source: 500px.com via Yulia on Pinterest

12 marzo 2012

Siamo al 12 marzo ma sembra anora pieno inverno. Soloo la luce è un po' diversa: il cielo nebbioso e carico di pioggia vira più al bianco, ad un punto di grigio più perlaceo.
Gli alberi, qua e là, sono punteggiati di verde: gemme per nuove foglie, nuovi frutti. Nuova vita.
Forse sottovalutiamo sempre troppo la bellezza e la preziosità della natura: gratuitamente, senza pretendere nulla, ci regala spettacolie gioielli ineguagliabili dal genio umano.

Questo verde più brillante, nonostante la pioggia battente, dei rami divelti per le strade per via del tremendo tempo di questo weekend, unito alla sensazioen di un'incipiente nuovo inizio, mi suggerisce al corpo che è primavera o giù di lì.

Anche una delle piante dell'ufficio ha sbottonato il proprio cappotto, lasciando intravedere delicati fiori fucsia acceso.

Immaginando colori che non ci sono ancora, sogno che anche questa mia vita in bianco e nero - più nero a dire il vero, se ripercorro passo dopo passo, pagina dopo pagina, le mie ultime settimane - rinvenga dal suo pallore. Mi auguro che torni a fiorire anche lei.

Ieri pomeriggio, mentre per l'ennesima volta percorrevamo delle strade che abbiamo percorso sin troppo e solo per motivi penosi al cuore, mio padre ha preteso la mia attenzione e quelal di mia madre "Voltiamo pagina. Adesso basta così". Si basta così. Non perché i ricordi, la mancanza, le assenze, i probloemi, i vuoti,  i silenzi siano cessati o smettano di esistere solo perché la mente lo decide o perché è tuo padre o tuo marito a dirtelo... ma perché si arriva ad un punto in cui capisci che devi venirne fuori. Che il mondo, il tempo, le cose, le persone, non si fermano e hanno bisogno anche di te, della tua sensibilità, della tua forza, delle tue decisioni, di un tuo cenno o di una tua parola.

Ieri sera, riprendendo mia madre per una disussione - in fondo - di poco conto, le ho detto - mi sono detta - "Le cose non dobbiamo apprezzarle solo quando non le abbiamo più"... ragion per cui è il momento di far filtrare una luce nuova, più chiara, più brillante, tra le nubi del cuore, tra le immagini sconcertanti delal mente e lasciare spazio a nuovi fiori, a nuove foglie.

Sbottonarsi lentamente, poco poco, anche se piove e fa parecchio freddo, al nuovo.

domenica 11 marzo 2012

Perlina di saggezza


Penso che nessun'altra cosa ci conforti tanto come il ricordo di un amico: la memoria di lui, la gioia della sua confidenza e l'immenso sollievo di esserti tu confidato a lui con assoluta fiducia e tranquillità, appunto perché amico e il desiderio di rivederlo quasi per sentirlo vicino e udire la sua voce e continuare... colloqui mai finiti!


David Maria Turoldo

sabato 10 marzo 2012

Perlina di saggezza

In questi giorni terrificanti, l'unica cosa che ho imparato è accumulare ogni giorno più ricordi possibile:restano solo quelli.






>

venerdì 9 marzo 2012

Aggiornamento

Scende una lacrima. Una lacrima sola.
Mi sta bagnando il volto lentamente. Macina millimetro dopo millimetro la mia guncia. Sorpassa il naso. Arriva all'angolo della bocca esausta. Una goccia che ha perso la sua energia.

So che ho bisogno di scrivere. Per reagire. Se non metto nero su bianco esplodo. Anzi soccombo.

Chiama mia sorella.
Indosso la maschera d'acciaio. Torno alla solita vita. Al mio personaggio.

Perlina di saggezza

9 marzo 2012

L'altra sera mi sono imbattuta in una replica tv. Parlava una donna che si dichiarava miracolata dalla Madonna di Lourdes. Mi ha colpito la dichiarazione di uno degli opinionisti dell'arena televisiva, il quale dichiarava, sotto quelle luci così finte e per me ipocrite dello studio, che molti vanno in questi luoghi sacri non tanto chiedendo di essere esonerati dalla sofferenza, ma offrendo il proprio dolore e mortificazione del corpo e dello spirito.
Ho creduto sempre. La fede, vuoi per vocazione familiare, per clima educativo o chissà per quale altra mia inclinazione naturale, ha fatto sempre parte della mia vita. Ti sforzi di crederci sempre, anche quando ci  sono momenti duri.

La malattia.

La morte.

I fallimenti.

La morte soprattutto si sta accanendo sulla mia famiglia. Stanotte una zia ci ha lasciati. Era malata, soffriva atrocemente. La ragione, sempre lucida - fatta ecceziopne per i momenti di prostrazione moarle più profondi - suggerisce che sia meglio così.

Sono vuoti, però. Sono occhi che bruciano perché non hanno più lacrime. Io le mie le ho sparate tutte, come si farebbe con le cartucce, la notte della morte della nonna. Sola a casa, nel buio pesto della mia stanza, sotto una coltre di coperte che non mi scaldavano. Ho pianto con quell'accanimento che forse si ha da bambini quando ci si sente incompresi dalla mamma che ti ha detto di no. Ho pianto finchè non sono crollata esausta. Quando ancora ora chiudo gli occhi prima di addormentarmi, risento l'eco del mio pianto profondo.

Sono parole che non sai dire, perché forse non ce ne sono da dire. E' un'occasione dove tutto si defila, si nasconde, per pudore, per paura, per imbarazzo, per mancanza d'energia soprattutto.

La solitudine e lo sconforto si instillano lentamente nell'anima.

E' una mamma che non dorme più di tre ore a notte perché si sente sola, senza più nessuno, sempre più erosa dal logorio del tempo e degli affetti venuti a mancare. Detriti di dolore che non arginano il mare nero che c'è intorno, che c'è dentro. Nero come fuliggine sugli occhi, che non vedono più luce, che non sentono più calore, che non avvertono i lapilli del fuoco della vita che crepita.

Anche il mio esame del 2 aprile, che per un attimo avevo accarezzato come punto di svolta, come possibilità ora sembra solo l'ennesimo progetto da accantonare. Solo fallimenti su fallimenti. Anche proteggere un po' dal dolore chi ami e non riuscirci è un fallimento.

Offire il dolore, sopportare con forza. Resistere.

Me lo dicono tutti da quando ero piccola: io sono una che resiste sempre. Qualche volta però non basta avere questa  capacità e un rosario a cui aggrapparsi. Ti serve altro.

martedì 6 marzo 2012

Perlina di saggezza





Quando ogni sera, per troppi anni, ti addormenti con i medesimi rimpianti, quando ogni mattina ti svegli e pensi a come poteva andare.. non ti resta che provare.




Facendo, vivendo.

lunedì 5 marzo 2012

Lunedì 5 marzo

Source: art.com via Patti on Pinterest




Troppe volte mi è parso di essere una principessa, una di quelle che leggiadra si muove su pavimenti lustri - anche se banalissime piastrelle di una qualsivoglia casa di provincia - .

Troppe volte ho pensato di poter cogliere una ad una, come petali di gerbera staccati delicatamente, le stelle luminose del cielo, pensando che bastasse crederci, bastasse avere un sogno o due, imbastiti di dolcezza e di innocenza di bambina, di grinta e di voglia di ribellarsi di adolescente, per vincere. Per farcela.




Poi un giorno ti svegli da un sonno profondo ma amaro o forse ti addormenti, ti abbandoni ad un Morfeo che maliardo t'attira con belle speranze ma ti conduce in tenebrose foreste: ogni albero non è più un rassicurante rifugio dal sole ma un fusto spoglio i cui rami potrebbero ferirti.




Scricchiolii di uno specchio rotto, frammenti di cristallo che pure decorano di acquerelli e di arcobaleni la stanza.




Non sei più la principessa leggiadra che sottile e snella conquistava il mondo, sotto lo sguardo benevolo ed ammirato di coloro che davvero contano.




Sei sola... e non importa davvero più nulla. Non sei più tu.




Accovacciata sul pavimento, con le gambe arrotolate, avvolte le une sulle altre... non resta che guardare dritte difronte a sè: alzarsi. Ricominciare, raccogliendo i i piccoli pezzi di arcobaleno per creare un nuovo cielo.

El cielo

Domenica 4 marzo

Qualche volta aggirandomi per luoghi poco noti, mi sembra un po' di invadere l'intimità degli altri, quasi che gli occhi potessero derubarli di qualcosa, violarne la sacralità.

Vedo nomi incisi su targhe o sul marmo variegato, fiori talvolta secchi e vasi inariditi dal gelo. Brandelli di palazzi, di costruzioni che sono costati i sacrifici di una vita, liti intestine, soprusi, umiliazioni, soddisfazioni alla fine.

Spinta dalla curiosità, sedotta dal desiderio di sapere - desiderio mai sopito, bensì rinnegato dal quotidiano vivere che ci vuole tutti macchine al servizio di un dovere che raramente paga - mi sospingo, sempre più in dentro, cercando di sciupare il meno possibile l'atmosfera, schivando le foglie secche, le pigne che rotolano sui viali. Lo scricchiolio di una foglia sotto le suole delle mie scarpe mi pare attragga su di me sguardi da ogni dove.
Sguardi lontani, nel tempo e nello spazio; sguardi di visi le cui fattezze non conoscerò mai, di vite a me ignote, di vite meravigliose, di vite umili, di storie dimenticate.

E così, con il freddo abbraccio della solitudine nel cuore, col conforto del tepore primaverile, mi rivolgo altrove, lì dove il cielo raggiunge il suo punto più alto, lì verso quel punto chiaro, dove si rincorrono i cirri, a cui  implorano i rami più alti dei pini.

sabato 3 marzo 2012

Cielo e terra





Cielo e terra



E' bello tutto ciò che unisce
cielo e terra: l'arcobaleno,
la stella cadente, la rugiada,
i fiocchi di neve;
la cosa più bella però
è il sorriso
di un bambino
che non ha ancora dimenticato
i prati del cielo.

(Zenta Maurina Raudive)

Idee

Source: jenny.gr via Marina on Pinterest

venerdì 2 marzo 2012

Flor de Asfalto!

Flor de Asfalto! Cocoh Sara on Pinterest

2 marzo 2012

Si vede che sta arrivando la primavera. Quando scendo in ufficio, al pomeriggio, gli occhiali da sole cominciano ad essere inseparabili complici dei miei occhi.
L'azzurro del cielo è sempre più intenso: via via più sfrontato, come un bambino che va incontro alla sua adolescenza, quella più contestativa, aggressiva, quella del "lo voglio e lo faccio"... quella condizione di spudoratezza e arroganza che raggiungerà il suo climax in estate, con quelle interminabili giornate di solleone, di afa, di battiti d'ali di gazze e di rondini e colombe che, sono certa, anche quest'anno costruiranno la loro dimora dietro le ventole dei condizionatori sul retro del palazzo o tra i grovigli dei vecchi tubi del gas.

Si vede che sta arrivando la primavera perchè arrivo in ufficio e non ho più bisogno di spingere, in automatico - come un gesto indispensabile e inscindibile, costitutivo della mia routine laorativa - l'interruttore bianco montato sulla placchetta blu della Ticino.
Per un'oretta si vede ancora bene con quanto le persiane verde chiaro lasciano filtrare dalle ampie vetarte che danno dritte sulla strada.
La strada stessa sembra essere meno grigio canna da fucile - gunmetal come uno degli ombretti che non riesco più ad usare senza sentirmi una bambola della notte, col trucco sciolto e gli abiti discinti -: è più chiaro. Forse perché più consumato, più pallido, perché illuminato com'è da quella patina lucida del sole che ancora dimora sulla destra del palazzo, sembra prendere a sua volta un effetto iridescente, multisfaccettato. Talvolta sembra del colore delle uova di quei canarini che da bambine avevamo in casa io e mia sorella.
La mamma canarino era marrone e beige, col petto decorato da qualche penna color miele. Il papà canarino era d'un giallo violento, vistosissimo e i suoi trilli scandivano le nostre giornate. Ho ancora nell'orecchio il gorgheggio con cui a suo modo cantava la sigla del telegiornale ad ora di pranzo.
La prima volta che trovammo le uova, in quel nido abbozzato fatto di stoppa e pezzetti di carta. Erano piccole e fragili, di un colore diverso dalle uova di colomba che già da piccole avevamo imparato a riconoscere in campagna dai nonni. Mi divertivo, da bimba, ad arrampicarmi - con sommo disappunto di mia madre che, chissà perché, mi vedeva sempre irrimediabilmente già cascata in terra e con qualcosa di rotto - e a cercare tra i rami quei nidi grossi tra le foglie di ulivo. Uova bianche, più grandi, rispetto a quelle dei canarini.
Ecco l'asfalto è proprio così, più tenue, più azzurro... o sono i miei occhi che si ostinano a cercar conferme di ciò che vogliono vedere.

Quante volte all'università ho letto testi e sostenuto ipotesi circa i condizionamenti della mente, dettati da credenze, da loop cognitivi: ecco in questo momento smaniosamente cerco conferme di un futuro bello che verrà. Di un futuro in cui c'è quel sole che da sempre ho sentito parte di me, di quell'aria frizzante e leggera, di quei toni di bianco e d'azzurro, di tramonti dorati, di cieli che si tingono di pervinca e di rosa antico...

Ecco, riconosco di ricercare in tutti i modi tracce di colore nel fuori che portino bagliori ed echi di luce dentro.

giovedì 1 marzo 2012

1 marzo 2012

La solitudine, talvolta, ti abbraccia come un cappotto pesante che non ti scalda mai.

Ti tuffi nel mondo fuori, come sprovvista di un abbigliamento adeguato, non certo come fanno quelle donne tanto alla moda he girano su sandali senza calze sulla neve, ma proprio come chi proviene da un clima mediterraneo e si risveglia un po' per caso nella penisola scandinava.

Spaesata ti aggiri per le strade, confondi i pensieri e i gesti, sputi parole e formuli discorsi, affinché questo snocciolarsi di banale quotidianità, ti riconduca verso sentieri più noti, verso un qualcosa che ti sia più noto, verso qualcosa di valido, rassicurante, caldo, confortevole.

Per fortuna il cielo è stato clemente ieri ed oggi: regala un sole più intenso, che rinvigorisce le piante, rende più brillanti i verdi delle foglie, proietta delle ombre sull'asfalto che fino a qualche giorno fa si confondeva con quel colore di mercurio liquido dello stesso cielo.

Ed è tra questi raggi, con le tasche di quel cappotto che non scalda colme di sogni appallottolati, che cerchi di ricostruire la tua strada da lì da dove s'era interrotta.