martedì 20 marzo 2012

20 marzo 2012

Ieri sera sono esplosa, non ce l'ho fatta più.
Ero appena tornata dalle prove: oggi c'è stato il funerale di Sebastiano, papà e uomo integerrimo, uno spicchio di sole sempre stampato sul viso. Il nostro Geppetto. Inutile dire che ho dovuto necessariamente aprire l'ufficio e con lui e la sua famiglia ci sono stata solo spiritualmente. Me ne dispiaccio.

Ero appena tornata dalla prove ieri sera, per il funerale di Sebastiano ed ero piuttosto provata. Provata nel fisico, perché ormai sono cinque giorni che non posso più camminare e mi vergogno tremendamente a fare i passi da formica, come quando da bambini si giocava: "... Quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello?" e la Principessa ti rispondeva " venti passi da lumaca" o "100 passi da coniglio"...
E' terribile non poter camminare più, ma, come tutti mi dicono, è solo colpa mia. Colpa mia perché non mi curo abbastanza bene, perché prendo sottogamba - è proprio il caso di dirlo - il mio benessere e la mia salute... a vantaggio del lavoro, s'intende.
Eh si: il classico cane che morde la coda. Punti sul lavoro, perché ti rimane solo quello ma è quello stesso lavoro che ti riduce ad una larva umana, che assottiglia come un capello la tua vita, quella vera, quella che conta. La vita fatta di affetti, di una chiacchierata con l'amica, di un giro a piedi per goderti queste mattine di sole, una cena serena o un pranzo cucinato bene, con cura. Non ho mai tempo per nulla. Il lavoro, si... il lavoro... beata illusione.

Ero provata nello spirito: è davvero devastante perdere tre persone nel giro di tre settimane. Diventi davvero asettica, distaccata dal mondo. Non dico cinica, ma così incapsulata in una protezione emotiva, in uno scudo fatto di foglietti di cipolla, che nello stesso tempo nulla conta, nulla ti scalfisce, ma tutto ti ferisce.

Così, quando a pranzo, dopo tre giorni che non vedevo mia madre, mi sono sentita sola perché è scappata via, sostenendo di avermi pure parlato e invitata a prendere il caffè, non ci ho fatto caso. Avrei avuto piacere condividessimo i ricordi e le impressioni del suo weekend da mia sorella. Avrei voluto mi raccontasse meglio di quell'abito che avrebbe voluto comprare per la laurea di mia cugina, lunedì prossimo. Peccato sia volata via, assorta nei suoi pensieri.
Allo stesso modo non ho dato peso alla sua presunta risposta quando le ho rivolto una domanda; alla sua dimenticanza circa qualcosa da ricordare; alla sua non voglia di togliere persino la tovaglia dal tavolo perché... perché è presa dai mille rivoli bui dei suoi pensieri e del suo dolore.
Ieri sera, però, non ci ho visto più. Ad una cosa stupidissima ha risposto una cosa e ha fatto l'esatto contrario. Ormai è un'abitudine. Non farò tuttavia mai l'abitudine a dover perdere mia madre, quella vera, quella che ti chiede che hai combinato oggi a lavoro, che ti fa mille domande divenendo anche petulante... non farò mai l'abitudine a vederla così spenta, distratta, indisponente.

Comprendo, comprendo ogni singola lacrima che non versa e su cui macina dentro mille e più ricordi, mille e più se, ma, avrei dovuto, potrei aver fatto... la vita però è ora. Io sono ora. Lei è ora. La morte di Sebastiano mi ha ricordato che non c'è età per morire: i suoi bambini di 10 e 12 anni non avranno più un papà, una guida. Uno striscione preparato per lui recita "Se mi volete bene, non piangete, avrei voluto così". Ecco, era un uomo che godeva di ogni singola cosa e sono certa che avrebbe pagato oro ogni singolo istante che non potrà trascorrere con i suoi bambini e sua moglie.

Ho urlato, ho sbagliato, lo so ma mamma, rimpiangerai quando non potrai godere ogni istante di tranquillità e di benessere oggi con me. Rimpiangerò io ogni occasione serena che non avrò vissuto con te. Rimpiangeremo amaramente.
Allora svegliati dal torpore di questo dolore sordo e martellante, mamma. Non credere che io non soffra, che gli altri non soffrano solo perché indossano la maschera del sorriso. I vuoti restano, ma non smagliamo ulterioramente la trama sottile che ci lega al mondo e alle persone che amiamo.

Sono esplosa, forse nel modo sbagliato. Forse bisogna essere comprensivi ancora e ancora, avere pazienza senza fondo. Non ce la faccio però, a perdere ancora qualcuno che è in vita ma sta morendo dentro. Non ce la faccio a farmi carico di tutti i dolori e le difficoltà del mondo. Sono già curva sulla schiena nel corpo, il mio spirito, invece, si sta ormai appiattendo al suolo ed io non voglio.

Che sia ancora una volta la storia di una fenice che risorge, la storia di donne in rinascita, quella che stiamo vivendo.

6 commenti:

  1. Hai ragione sai. Il dolore non si discute ma è un peccato far scivolar via la vita con chi è qui e ora. Forza, sono certa che tornerà il sereno. Un abbraccio.

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  2. Sai mi sembra assurdo e cinico che debbano succedere queste cose. Che dobbiamo essere costrette a sopportare tutto questo dolore, che poi è un intreccio di dolori diversi, e fastidi anche...
    Ieri sera sono esplosa anch'io... con i miei genitori, dopo una giornata pesantissima..
    Prima una notte insonne..
    Poi un infermiera insicura che ha fatto (male) in due ore quello ceh di solito le sue colleghe fanno in 15 minuti...
    Poi problemi che ti risparmio ma soprattutto quel senso di impotenta che mi fa stare male, vedere la mia mamma fare orari assurdi al lavoro, e vederle negare anche due giorni di ferie, mentre tuti gli altri si beccano una settimana..
    perchè senza di lei il lavoro va male.
    E questa è l'italia, che chi merita di più prende più calci nei denti e si rovina la salute..
    Anch'io sono esplosa, nei confronti del mio babbo, che si mette in salvo sotto il muro del "io non ce la faccio più" e poi accede la televisione, e il mondo dentro casa che è mia nonna e i suoi problemi del sopravivere quotidiano ricadono tutti su di noi..almeno così mi sembrava ieri, che ero cotta dai nervi.
    Poi non è proprio così. E' che anche i nostri genitori sono figli e soffrono e non possono essere perfetti in certi frangenti quando è già difficile esserlo in tempi normali.
    E poi ce la dobbiamo fare...e te cerca di lavorare meno, o almeno di importi del tempo tutto per te, mi ha spaventato quela cosa che non puoi più camminare, ma scherzi vero?
    Per finire...io ho avuto una pessima giornata, ma alla fine il mio babbo mi ha abbracciata e io alla fine ho abbracciato lui, non so...fors enon era mai accaduto prima, e mi sarei messa a piangere per is ensi di colpa ma anche per la grande fortuna che ho, di avere una famiglia... e lo so che per te è lo stesso..

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  3. Ti abbraccio stretta Giovanna, davvero, non so che altro dire.
    Quello che penso lo sai, sai anche, spero, che sono consapevole della difficoltà che ciò comporta, però tu non puoi sostenere il mondo.
    A me la tua esplosione smebra sana, l'unico modo per cercare di sveglaire qualcuno che si sta alsciando andare al suo dolore come in un letto che sembra caldo e rassicurante ma le cui coperte potrebbero finire per stringerlo troppo

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  4. Giò una mamma capisce anche quando pensa di non poter capire...ma una mamma è anche un essere umano e come tale deve avere delle reazioni o non reazioni proprie. Tu sei afflitta da mille problemi e vorresti avere il suo supporto ma se in questo momento è lei ad avere bisogno di te tu ci devi essere con o senza esplosioni. Hai un cuore grande....

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  5. Brutto periodo, eh, Giovanna? Forza, la vita ci mette davanti a delle prove. Guarda avanti, sempre. Ricorda che dopo ogni notte sorge di nuovo il sole.

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