lunedì 5 marzo 2012

Domenica 4 marzo

Qualche volta aggirandomi per luoghi poco noti, mi sembra un po' di invadere l'intimità degli altri, quasi che gli occhi potessero derubarli di qualcosa, violarne la sacralità.

Vedo nomi incisi su targhe o sul marmo variegato, fiori talvolta secchi e vasi inariditi dal gelo. Brandelli di palazzi, di costruzioni che sono costati i sacrifici di una vita, liti intestine, soprusi, umiliazioni, soddisfazioni alla fine.

Spinta dalla curiosità, sedotta dal desiderio di sapere - desiderio mai sopito, bensì rinnegato dal quotidiano vivere che ci vuole tutti macchine al servizio di un dovere che raramente paga - mi sospingo, sempre più in dentro, cercando di sciupare il meno possibile l'atmosfera, schivando le foglie secche, le pigne che rotolano sui viali. Lo scricchiolio di una foglia sotto le suole delle mie scarpe mi pare attragga su di me sguardi da ogni dove.
Sguardi lontani, nel tempo e nello spazio; sguardi di visi le cui fattezze non conoscerò mai, di vite a me ignote, di vite meravigliose, di vite umili, di storie dimenticate.

E così, con il freddo abbraccio della solitudine nel cuore, col conforto del tepore primaverile, mi rivolgo altrove, lì dove il cielo raggiunge il suo punto più alto, lì verso quel punto chiaro, dove si rincorrono i cirri, a cui  implorano i rami più alti dei pini.

1 commento:

  1. ma scrivere un libro no?! no perchè mi intripperebbe un bordello! baciiii

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