mercoledì 28 marzo 2012

Lunedì 26 marzo

Sono stanca, lievemente infreddolita, un po' come accade quando dormi senza coperta in una notte ancora troppo fredda per farne a meno o come quando dormi così poco che il sonno e la fatica ti raggelano le terminazioni nervose e vorresti solo accoccolarti senza pensieri.

Senti di essere così assorbita da mille cose e da nulla, parimenti, da veder dissolvere ogni energia ed ogni progetto un po' come lo zucchero che affonda in una tazzina di caffè, sebbene, com'è noto, il vero intenditore di caffè lo gusta così, puro, senza aggiungere nulla.

Ecco, sono un misto di aggiunte e di sottrazioni. Mi sento un'equazione matematica, o un integrale, una funzione... quelle che la professoressa di matematica al liceo inventava sul momento, così, alla lavagna. Mi immergevo in quel mondo fatto di segni e di logiche e ne restavo rapita: per molti anni ho pensato che era il rigore e la passione che i numeri su quella lavagna sprigionavo ad essere il mio mondo.

Poi impari a guardare le cose sotto tanti punti di vista, dal lenti differenti, o magari no: capisci che il mondo che hai conosciuto e visto e sperimentato è solo deformato da un bicchiere di vetro sin troppo spesso che rende larghe e tozze le superfici, che altera i colori.
Sono e restano tutte supposizioni.

Passa il tempo, passano gli anni. Mi guardo nelle foto scattate lunedì, alla laurea di mia cugina e tra l'orgoglio smisurato e la gioia per la sua conquista, che so già precedere di poco un'altra sua meta importante - il matrimonio  - mi vedo di botto invecchiata. Un'immagine e una persona che non riconosco, che non coincide con quell'ideale dell'Io e quell'Io Ideale su cui ho operato uno estenuante labor limae.
I pensieri e i rimpianti quelli di sempre. La consapevolezza sempre poco più nuova, più piena.

Se non credessi all'amore, la mia vita sarebbe un'assurda avventura.

Mentre tutti percorrono il loro percorso, io mi sento un albero arroccato sulla roccia, le cui radici si assottigliano e i cui rami non producono quel fogliame rigoglioso che da sempre affascina il mio sguardo, seduce la mia fantasia, sin dai tempi in cui mi aggiravo per gli ulivi in campagna o alzavo il naso in su a guardare l'albero di gelsi vicino la casa, per cercare un nido con gli occhi ed inevitabilmente trovavo una mollica di cielo azzurro, un raggio di sole caldo, il verde brillante di rinasce ogni stagione a nuova vita.


7 commenti:

  1. sarai anche un pò "ferma" ma le tue parole volano.. come sempre!

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  2. Succede di sentirsi così quando si vivono certi periodi pesanti e pieni, quando l'ionel bene e nel male, è tutto verso gli altri..
    Prendidti un po' di tempo per te, magari per nadare in altalena e ti accorgerai che l'albero non sei te, ma uno stupendo punto d'appoggio da cui ripartire con nuovo vigore!

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  3. Io invece se ti guardo vedo un bellissimo ciliegio giapponese con quei magnifici fiori colorati......ecco l'ho detto!
    Don't Call Me Fashion Blogger
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  4. Valerie propone: vuoi far parte di un Gruppo? passa da me! Bisè

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  5. secondo me è tutto soggettivo. magari questi pensieri riletti e rivisti domani hanno tutto un altro sapore. non c'è nulla di assoluto, nella vita tutto può trasformarsi rapidamente..
    mi piace leggere qui, a tratti mi ci ritrovo.

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  6. mi piacerebbe prenderti per mano, portarti davanti ad uno specchio e farti vedere come ti vedo io!!!!
    è un periodo così....passerà!
    ti abbraccio forte giò♥♥♥

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