venerdì 27 aprile 2012

Riepilogando

Ormai non riesco quasi più a scrivere. Da lavoro non riesco ad accedere più a nessun blog, mio compreso.
Sono stanca, stanca sul serio. La piscina mi mette allegria ma dopo la tisana della buona notte, il letto mi chiama a gran voce.
Sarà che sono più anziana sul serio!
Eh si... il mio compleanno, l'ennesimo, è appena trascorso. La giornata è volata via: sarà per questo che non sono riuscita a fare tutto quello che avrei voluto, né incontrato tutti coloro che avrei voluto incontrare.

Ho brindato, ho soffiato una candela ed espresso un desiderio. Ho scartato i regali. Ho cucinato con i miei e gustato con tutta la mia famiglia i miei piatti preferiti. Ho avuto anche le mie fragole con la panna!

Ho avuto il sorriso stampato sul viso praticamente tutto il giorno. Ho pianto solo davanti alla foto dei nonni, perché la loro telefonata quest'anno non c'è stata. Ho pianto a mezzanotte, quando il primo sms ad arrivare è stato proprio quello di mia sorella. Ho abbracciato le persone che amo.

Ed è stata subito di nuovo sera. Una sera quasi come questa: una sera emozionante come prima di una partenza. Parto, si, parto domani. Non mi sembra vero che respirerò quell'aria di cui ho sempre immaginato lo spessore e la densità sui libri di letteratura, magari leggendo Dubliners o Dickens o Shakespeare e chissà quanti altri. Le note, la musica, i colori. Woody Allen, uno dei miei registi preferiti.

Si: domani sarà Londra.

lunedì 23 aprile 2012

lunedì 23 aprile

Il compleanno si avvicina, la partenza anche.
Per iniziare la settimana non mi resta che cominciare a stilare una bella lista dei desideri, desideri da affidare al vento, al sole che ancora si nasconde, alle nuvole perché raggiungano i destinatari dei miei pensieri, agli occhi di chi mi è intorno e nel cuore.

Bisogna pur che inizi da qualche parte...

Source: etsy.com via Manuela on Pinterest

domenica 22 aprile 2012

Questa domenica

Tra un matrimonio, i brindisi e gli amici, una serata a parlare di progetti, di case, di confetti, ti ritrovi la domenica mattina a non pensare davvero più ad altro se non al futuro.
Futuro che crei, che un po' ti capita, che un po' non te l'aspettavi e che... va bene così.
Futuro che sembra lontano, lontano come quelle stelle che guardavo con il naso in su in quelle belle notte d'estate in campagna, in cui il blu era tanto blu da avvolgerti, da immergerti e perderti dentro senza più avere coordinate di tempo e di spazio. Quel blu seducente e misterioso delle notti senza luna, quando più lo fissavi e più vedevi stelle su stelle colpire con la loro flebile e fredda luce i tuoi occhi ed era ogni volta una sorpresa: sentire l'immenso sopra di te e pensare che non sarebbe bastata una vita per coglierlo tutto, per guardarlo interamente quel cielo e contarle quelle spie luminose, candele per i sogni. Che poi, a veder bene, dopo un po', quando ti senti già parte di quella massa immensa, persa, senza identità, senza memoria, senza preoccupazioni, senza se e senza ma, scopri che quelle lucciole si aggregano tra loro, lasciano scie dorate, ellittiche concentriche, bende gentili intessute di fili dorati che avvolgono lo sguardo e ti spingono a compenetrare i misteri e la vastità della natura, dell'esistenza, della realtà.
Le stelle, si, proprio loro, le ho sempre immaginate come lumicini di speranza, di gioia, di salvezza, un puntino dorato per ogni angelo che veglia su di noi.

In dimensioni così incerte, in un tempo senza tempo, col cuore speranzoso e non certo impavido, mi accingo, questa domenica, a ordinare idee e pensieri in previsione del mio compleanno e della mia tanto agognata partenza per Londra.


sabato 21 aprile 2012

Gocce

Ci rendiamo conto che quello che facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma l'oceano senza quella goccia sarebbe più piccolo.



(Madre Teresa di Calcutta)

Così sforzandoci ogni giorno di fare del nostro meglio, per quanto piccolo, insulso, inutile possa apparire il nostro agire, di certo è un contributo indispensabile, fondativo, al tutto.
Memori sempre che ogni lungo cammino, ogni tappa, ogni vittoria, inizia sempre da un piccolo passo, da una piccola goccia.
Non lamentarsi, se i risultati tardano ad arrivare. Non demordere se sembra tutto inutile, perduto. Non scoraggiarsi se la montagna è troppo alta. Non ritenere inappropriato o superfluo il proprio contributo. Nulla è mai sprecato, nulla è mai sul serio privo di significato. L'oceano non sarebbe tale senza ogni piccola goccia.
Io non sarei io e tu non saresti tu, il mondo non sarebbe lo stesso se non ci fosse tutto questo magma di pensieri, questa foschia di idee e di sforzi, questa nebbia di lacrime e conquiste mancate o questo cielo di speranze e sogni affidati al domani 


venerdì 20 aprile 2012

Perlina di saggezza

“Ci è concessa una sola vita e spetta a noi la decisione di lasciare che le circostanze modellino la nostra esistenza o in alternativa di agire, e così facendo, vivere intensamente.”



Omar Nelson Bradley

giovedì 19 aprile 2012

Perlina di saggezza

Stamattina sono rimasta basita. E' strano come davvero ci siano piccole, piccolissime cose che ci sfuggano, come acari invisibili ad occhio nudo, eppure reali, ineluttabili.
Piccole cose banali e non.
Una persona che passa a posta dal tuo ufficio solo perché ti ha sognata e voleva dirtelo.
Una persona che aveva bisogno di confrontarsi con te, alla vigilia di un momento importante.
Una persona che vuole rubare un pezzo del tuo uovo di cioccolata, che sa già rimarrà a lungo nel tuo frigo perché tu non lo mangi.
Una persona che si preoccupa di ciederti scusa se non ha risposto alla tua email perché è impeganta, ma ci teneva a dirti "grazie!"
Piccole cose.

Silenzio

Donami il silenzio per ammirare attentamen­te, il silenzio dentro i pensieri. Non c'è nulla da di­re sugli altri perché visti in te sono più belli di me. Non c'è nulla da aggiungere perché tutto è così com­pleto e perfetto. Il silenzio perché lo spirito si unifi­chi e il corpo si pacifichi. La parola limiterebbe tut­to, anzi sporcherebbe tutto. Il silenzio per gustare la tua gioia che polverizza e sminuisce ogni altra...

Tratto da: " O Dio tu mi desideri"

Ed è così, nel silenzio che voglio iniziare questa ennesima uggiosa giornata, per godere più pienamente delle eroiche virtù che sono necessarie a ciascuno di noi per affrontare al meglio ciò che siamo chiamati a fare.
Anche il silenzio ha molto da dire.




mercoledì 18 aprile 2012

La bellezza discreta

Passando accanto allo stagno, vidi un fiore di loto in piena fioritura e istintivamente gli dissi: "Come sei bello, mio caro! E come deve essere bello il Dio che ti ha creato!".

Esso arrossì, perché non era affatto cosciente della propria grande bellezza. E gli faceva piacere che Dio fosse lodato.

Era il più bello perché era totalmente inconsapevole della propria bellezza.

E mi attirò perché non tentava affatto di attirare la mia attenzione.

Più avanti c'era un altro stagno, dove trovai un altro fiore di loto che allargava verso di me i suoi petali e diceva sfacciatamente: "Guarda come sono bello e rendi lode al mio Creatore".

Io proseguii disgustato.



(Anthony De Mello, Il canto degli uccelli. Frammenti di saggezza nelle grandi religioni)

Sono proprio l'innocenza e la non consapevolezza, spesso, a rendere più affascinanti le persone.
Ieri sera, con il solito cliente maturo e avvenente, quello che va in cerca dell'avventura per sentirsi ancora giovane, per trovare conferme sul prorpioessere, si rifletteva su questo.
Soliti luoghi comuni, per carità. Sul calar della sera, l'ennesima fredda e ventosa di questi giorni, alla luce fredda del neon che penzolava sulle nostre teste, disquisivamo sul fascino delle ragazzine che si aggirano per i quartieri della città con una sigaretta in mano e gli occhi bistrati già a quindici anni, sugli sguardi lussuriosi che le giovani universitarie sue dirimpettaie gli dirigevano dal terrazzo...
Cosui è il classico soggetto a cui piace essere provocato dalle donne, di qualsiasi età. Per fortuna sa anche frenare i suoi istinti e orinetarli, come è giusto che sia, su donne e non su minorenni sgallettate.
L'ultima persona da cui mi sarei aspettata questa riflessione, era proprio lui: "mi fanno paura queste bellezze ostante, già sciupate, insipide, consumate come si fa con le sigarette quando hai il vizio del fumo. Mi fanno un po' tristezza queste ragazze che non hanno gusto per le cose, per la vita vera, abituate ormai a non avere freni di alcun genere, sotto l'ostentazione di un vessillo di libertà. Che ci sia la libertà! diamine! che sia la benvenuta la rottura di giochi e di catane che per secoli hanno condannato la donna a dormire accanto ad un orso che la maltratta e non l'ama, una donna che non ha indipendenza economica, di sentimento, di emozione. Solo doveri. Quando però quest'esercizio di libertà diventa abuso, diventa spreco... si finisce come uno stagno putrido, affascinante, si, ma senza spessore, senza profondità."

Il suo discorso si è protratto a lungo e non mi è dispiaciuto. Normalmente cerco di essere evasiva con i marpioni che, sotto spoglie d'agnello, sono lupi. Non posso negare che la sua riflessione ad alta voce, incentrata su tradimenti, su relazioni usa e getta, su amori indissolubili quanto un post -it, mi ha trovata d'accordo.

Nella sera sempre più fredda, ho confermato anch'io, con lui, quanto sia bello e raro, trovare una persona inconscia del proprio fascino e della propria bellezza - non necessariamente estetica -: mi sembra quasi di vedere occhi grandi per guardare, troppo cristallini per specchiarvisi dentro, dita lunghe per afferrare il mondo, sorriso spensierato e spontaneo, autentico.

E' un po' un peccato che il mondo sedicente normale etichetti l'innocenza e la spontaneità come stupidità.

martedì 17 aprile 2012

Piccole conquiste







Una soddisfazione finalmente: per una come me che trova ovunque una spada di Damocle pronta a decapitarla, mettere piede in piscina, non senza mille dubbi e ansie, non è stata casa da poco.

Costume intero, ciabattine infradito, una cuffia strampalata e l'angoscia di fare qualche brutta figura... Poi ritrovare quella grinta del "voglio farlo da sola", "voglio imparare", "no, non ho paura ma voglio capire come si fa".
Mini comitato d'accoglienza già sulla soglia d'ingresso, per mettere a proprio agio "quella nuova".
L'avvocato e sua moglie che non mi hanno fatta sentire una "diversa".
La fortuna di dover abbandonare gli occhiali nello spogliatoio, così da non riuscire a vedere nulla se non a pochi centimetri da me.
Sembrano imprese titaniche, sembrano sforzi immensi: sono in realtà grossi scossoni a quelle mille e più barriere psicologiche su cui ho sempre costruito la mia personalità, di cui mi sono fatta schermo e prigioniera parimenti.

Ok: ho sentito un freddo impressionante. Tremavo come una foglia a pelo d'acqua. Avevo il naso e le mani viola: soffro presto il freddo... ma ho trovato la conferma che, infondo, nulla è impossibile. Basta provarci... anche se non sarò mai di certo la nuova Pellegrini!
E' come sentire di avere un nuovo potere, diverso, per affrontare le cose. Una nuova soglia di conoscenza di sé.



“I gesti del nuoto sono i più simili al volo. Il mare dà alle braccia quello che l’aria offre alle ali, il nuotatore galleggia sugli abissi del fondo.” 
(Erri De Luca )

lunedì 16 aprile 2012

Il cancello del nostro cuore

Nessuno può convincere un altro a cambiare.

Ciscuno di noi è il custode di un cancello che può essere aperto soltanto dall'interno.

Noi non possiamo aprire il cancello di un altro, né con la ragione, né con il sentimento.

(Marilyn Ferguson)


Riflessioni sparse

Tra stamattina e ieri sera ho rimuginato sulle tante e più cose che frullano per la testa e che contraddistinguono le mie giornate, ultimamente. Mi sono immersa, prima di addormetnarmi in una delle pagine più belle, a mio parere, de "Il re pallido" di Wallace che ho letto sino ad ora. Si parla di prendere coscienza: "il mondo gira intorno a te e tu resta con noi" o qualcosa del genere era il "mantra" che ripeteva la pubblicità di un canale da casalinga depressa al protagonista della pagina. Tutto cambia, si evolve, cose accadono e tu stai ancora lì, a guardare. Questa la scossa, la presa di coscienza, il cogliere la propria immobilità nel flusso del di-venire delle cose, del tempo, dello spazio.

Tra pochissimi giorni sarà il mio ennesimo compleanno: la mia annosa lista del "cose da fare prima del prossimo 25 aprile" resta pressoché invariata. Invariato non è il tempo passato, non lo sono i segni del tempo sul mio volto e sul  mio corpo, il modo di approcciare i vorrei e i dovrei.

Sotto cieli sempre più pesanti di pioggia, nuvole tronfie e sbuffi di nebbia, sono sempre io in un'altra me. Mi sembra di esser tornata a quando mi perdevo nelle riflessioni di grandi filosofi che ho studiato al liceo o all'università. Il tutto e le parti,  la relatività delle cose, la consapevolezza e le illusioni della consapevolezza, gli inganni e il potere della mente.

Di certezza ne rimane una: vita ce n'è una sola e non esiste un biglietto per il quale ti abbonano un giorno speso male, ti restituiscono quell'ora sprecata, non esiste il vuoto a rendere. Esiste solo un cumulo di ore, di minuti, di secondi - la cui quantità è a noi ignota, che abbiamo solo l'opportunità di usare nel migliore dei modi. Sprechi e danni sono solo colpa nostra, checché se ne dica. Ogni decisione ha delle conseguenze, ha delle motivazioni a noi più o meno note, conscie, ma come ci ricordavano in una lezione di psicodinamica, anche un drogato cercherà sempre la sua dose, pur consapevole che il suo stato peggiorerà non appena il suo effetto sarà svanito... per lo meno finché un clic, qualcosa, non cambierà nel suo rapporto con se stesso e con il mondo.

Allora, mi chiedo, perché ostinarsi a mantenere vive relazioni morte? perché piangere ogni notte per un amore potenzialmente importante e indiscusso se in autonomia si è deciso che ci sono ragioni "più importanti" per non viverlo? perché affermare di essere condannati all'infelicità se la chiave per provare a noi stessi che non è così sta solo nel prendere coraggio, bardarsi delle proprie certezze ed affrontarla questa vita? questa unica, sola, santa, maledetta, meravigliosa vita.

Sabato sera, dopo una giornata in cui di certo un istrice era meno pungente di me, mi sono ritrovata a parlare di morale, di rapporti, di fede, di amore. Non so perché, ma ad un tratto ho realizzato di essere in piedi, davanti ai resti delle nostre pizze, con intorno altre sette persone che pendevano dalle mia labbra: io oratore davanti a persone che da me volevano delle risposte o un confronto. Io, che di risposte non ne ho neppure per me. Non mi sono sentita a disagio, quando ho preso coscienza che ero io a condurre, ma mi sono sentita impossibilitata a spiegare il miracolo della bellezza della vita, che anche per me, resta mistero.

Come spieghi l'amore di Dio? come spieghi il primo raggio di sole che il tuo occhio vede e di cui coglie il riflesso su quello scoglio, in quella lontana estate del 2006, mentre l'acqua è ancora rugosa, turgida, scura e pallidi segni di rosa antico affiorano sulla linea dell'orizzonte? come spieghi lo stupore di un fiore che nasce? il senso fresco e il solletico di un filo d'erba... no, non quella che si fuma! Come spieghi che se ami qualcuno devi essere disposto a riununciare ad altri potenziali "primo bacio", "primo appuntamento", "mi pensa?", "gli piaccio?" perché non ha più importanza... perché hai trovato il tuo climax.
Come si fa a non capire che perseverare dietro idee o persone o cose che ci succhiano le energie e non rendono dignità ad ogni singolo, contato, unico e irripetibile istante che ci è dato da vivere.
Magari già oggi il mio tempo è finito ed io non lo so. Non potrò neppure trarre il mio annuale bilancio di "conquiste fatte in un anno". Magari vivrò mille e più anni, novella matusalemme... Non lo sappiamo davvero. Viviamo nella più totale ignoranza del futuro, che pur con ogni smania vorremo controllare, prevedre, programmare, prevenire. Io per prima, figlia ansiosa di madre ansiosa.

Eppure l'unica cosa che ho imparato, credo, è che esiste una cosa sola al mondo che mi darà forza e si chiama AMORE e che esiste una cosa sola sola che ci è stata data gratuitamente e che abbiamo l'obbligo morale di non sprecare, di non sparpagliare come soffioni senza meta, la VITA, solo perché non abbiamo consapevolezza o non vogliamo prendere consapevolezza del suo essere delicato ed effimero, solo perché ci è più semplice nasconderci dietro il paravento dei doveri, delle apparanze, delle tradizioni, del "bisogna fare così".

Non ti sposare in chiesa, se per te il rito cristiano è solo la carnevalata del riso appena esci dalla porta e dell'abito bianco. Non contrarre un mutuo per avere la casa più bella del mondo se poi comprendi che con quel mutuo avrai nnodato un cappio attorno al tuo collo. Non mostrarti amico, se amico non lo sei: dovrai prima o poi far i conti con la tua ipocrisia, guardandoti allo specchio. Non sprecare lacrime inutili, sfogati, si, ma non piangere per ciò che è stato: disperati solo davanti ad ogni occasione di felicità mancata, non colta, non condivisa, perché eri impegnato a guardare un banalissimo telefilm su un canale da casalinga disperata il cui spot ripete "il mondo gira intorno a te... e tu resta con noi".

Si l'ammetto: questo weekend ero un po' cane rabbioso... ma ho anche trovato il coraggio di comprare un costume da bagno e affrontare la mia atavica paura di metter piede in piscina comunale. L'esempio bisogna pur darlo e chi non prova non saprà mai cosa si è perso.


venerdì 13 aprile 2012

Riflessioni

Sembriamo a Natale. Nebbia fitta, silenzio rotto solo da scrosci di pioggia, qualche uccello spaventato che cerca riparo sotto il ballatoio di un balcone o appollaiato su un angolo interno di una grondaia dei tanti palazzoni senza identità e storia che affollano la zona nuova della città.

Penso, in queste sere di lunghe sedute di aerosol, nella speranza di tornare a parlare e a respirare decentemetne. Penso e non scrivo. La mia agenda dei pensieri è intonsa da una quindicina di giorni, presumo.

Il primo tra tutti i più banali pensieri è il perdere, il secondo è ritrovare o avere. Una parola per tutto: scegliere. Ci sono dimensioni che possiamo scegliere: un abito da indossare, che colore sarà il nostro nuovo smalto, che libro mi accompagnerà tra le braccia di Morfeo o in quel tragitto di strada, che musica ascoltare, che mangiare, con chi uscire e chi cancellare. O ancora, che so, cambiare città, casa, stanza, disposizione dei mobili, pentolino per cucinare la pasta... Altre dimensioni sono imposte, bisogna solo accettarle: la vita, la morte, un licenziamento, un errore altrui le cui ripercussioni volenti o nolenti ricadono anche su di noi e su cui non c'è potere decisionale.

Sposarsi: è la persona giusta? o no? O è il meno dissimile, quel partner, rispetto a quell'ideale che abbiamo costruito negli anni, tra la ristretta cerchia di persone che abbiamo conosciuto nel corso della nostra vita. Anche questo è perdere, ritrovare o avere. E' decidere, scegliere.

Decidere, sceglire, perdere, trovare: non riguarda solo noi, ma come i cerchi concentrici sulla superficie dell'acqua creati da un sasso gettato per gioco si propagano creando giochi di luci e di ombre, scrollando la patina di quel sempre identico, per noi, specchio d'acqua, così ogni scelta nostra, anche impercettibilmente, non è più solo nostra, ma riguarda a più livelli anche altro, anche altri.

Ondeggio come un fiume, tra una riva e l'altra, naufragando tra ricordi e speranza, atmosfere di posti vissuti ed amati quanto odiati, nebbie e cieli di mille e uno altri posti dove avrei voluto o potrei o potrò rinfrancarmi o ricredermi: perché partire è sempre un può un trovare e un lasciare. Allo stesso modo decidere: qualcosa che prendi e qualcosa che definitivamente hai perduto.

Logica, questa, che pertiene l'ordine di tutte le cose, ma è il divenire della vita, che aggrovigliandosi e diffondendosi come i convulsi suffumigi di queste sere, rende questa malga interessante, intensa, bella. E vivere non può non essere bello, a saper leggere bene i segni di ciò che c'è intorno a noi.

Credere

Credere



Se credere è difficile, non credere è morte certa.

Se sperare contro ogni speranza è eroico, il non sperare è angoscia mortale.

Se amare ti costa il sangue, non amare è inferno.


(Carlo Carretto, Beata te che hai creduto)





giovedì 12 aprile 2012

Perlina di saggezza

“Ogni giorno ti vengono consegnate ventiquattro ore d’oro;

sono tra le poche cose che,

su questa terra,

ti sono date gratuitamente.

Se anche possedessi montagne di denaro,

non potresti comprare neanche un’ora aggiuntiva.

Che cosa farai con questo tesoro inestimabile?

Rammenta, devi usarle,

poichè ti vengono concesse una sola volta.

E, se le sprechi,

non potrai recuperarle.

L’importanza di una vita felice non può essere esagerata.

Pensa a ogni singolo giorno come a una cosa senza prezzo.

Se ne prendi una serie e li metti tutti in fila,

otterrai un anno;

se raggruppi più anni,

avrai un’intera esistenza,

fatta di amore,

felicità, onestà,

speranze e sogni”.




Il bambino che imparò a colorare il buio di N. Sparks e B. Mills







Source: weheartit.com via Raposa on Pinterest

mercoledì 11 aprile 2012

RAndom

Trascuro tutto, ultimamente. Anche me stessa. Troppi impegni, troppi pieni, troppi vuoti, troppi pensieri, troppo poco tempo... e troppo cortisone e altri farmaci. Eh si... E' così che il mio corpo reagisce quando tiro troppo a lungo la corda.

Non importa, preferisco stilare random la lista delle cose belle su cui focalizzarmi:

  • Sbuffare: si, ho scoperto che quando ricordi o pensieri o i vari "avrei dovuto" mi ossessionano, sbuffare mi fa star meglio. Come se lo sbuffo di una vecchia locomotiva a vapore, disegnando sull'orizzonte al suo passaggio un rigagnolo bianco e a tratti panciuto, portasse con sé il peggio e il doloroso che mi sovviene.

  • Matrimoni: mia cugina (un'altra sorella) si sposerà, ci ha annunciato in questi giorni. Si sposerà l'otto luglio 2013. Si scherzava da mesi su questa notizia, ma era già un'idea consolidata. L'annuncio ufficiale, fatto in cucina, mentre fuori diluviava ed io senza giacca e con abito troppo leggero stavo per uscire, con mia zia a lavare i piatti, mani immerse in un mondo di schiuma... beh... mi ha fatto effetto. Ho trattenuto le lacrime e solo dopo aver ricomposto la mia immagine sono corsa ad abbracciarla. Solo ripensando alla uggiosità che pervadeva la stanza per via del mal tempo, illuminata però dal sorriso di lei e di noi con lei, già mi fa battere il cuore. E' sempre bello per me vedere che i sogni si realizzano, anche se non sono i miei. Non riesco ad essere invidiosa o gelosa o critica, come accade a molti. A me viene solo da scappare in auto per cantare, mi viene voglia di scrivere frasi senza senso, stupide, ironiche, finché non quieto quella eccitazione, quell'adrenalina che irrora ogni fibra (più o meno sana) di me. Inutile descrivere dettagliatamente le erazioni dei nonni, di mia madre, degli amici... solo lacrime di gioia, abbracci e ironie giocose. Ammetto, un tarlo negativo è naturalmente sorto nella mia corteccia cerebrale: la famiglia si allarga e si corre il rischio di perdersi, nel tempo. Quando non ci saranno più neanche gli ultimi nonni, quando i genitori saranno troppo vecchi, quando tutti avremo nuove famiglie... non ci rimarrà ancora una volta che affidarci ai ricordi e sperare che nel giro di due generazioni non si diventi estranei.

  • Elogi: sabato sera io e le altre abbiamo ricevuto elogi pubblici sulle nostre performance canore e sul modo con cui abbiamo animato queste giornate pasquali. E' bello sentirsi utili, è bello stare bene facendo quello che piace, anche se non si è professionisti...

  • Amicizie: venerdì, ma anche domenica, ho trascorso parecchio tempo con un'amica, l'amica ritrovata, come l'ho ultimamente definita. Era una delle persone a cui mi sentivo più legata fino a 5 anni fa. Una nuova sua relazione e non so quali altri motivi, hanno fatto passare la mia amicizia in cavalleria. Quando un amico ti tradisce è come ricevere un pugno allo stomaco, proprio sotto lo sterno. Sento un vuoto che cresce, un disagio che sale, un senso di smarrimento che ottunde la mente, che disgrega i ricordi e dilanianti sensi di responsabilità che non trovano pace. Poi, un giorno, per motivi che in parte sfuggono, ti senti dire che solo tu puoi capire, che solo tu sai ascoltare, che solo tu sai non giudicare. Non sono scuse, non è un chiarimento, non è nulla se non il tentativo di voltare pagina, davanti alle ennesime sfide e difficoltà della vita. Ho voltato pagina, riaperto la porta, prima socchiusa. Sì, l'idea di sentirsi usati mi ha sfiorata, ma sono sempre stata flessibile quando si parla di sentimenti, di persone importanti. Checché se ne dica, ispida per quanto possa apparire, nel mio cuore si fa breccia facilmente, altrettanto facilmente - credo - come fanno  i sensi di colpa e i ricatti morali quando si tratta di cedere davanti a richieste importanti... ma questa è un'altra storia.


Le persone speciali arrivano in punta di piedi; ma quanto rumore nell’anima quando se ne vanno…
A.De Pascalis
  • Ricchi premi e cotillon: Mi hanno selezionata per un programma di monitoraggio ed incentivazione annuale: sono piccole soddisfazioni lavorative, soprattutto se osservo i report di produzione. Che poi non mi funzioni il programma d'accesso al portale e sia l'unica in Italia ad avere questo problema, è un'altra storia... E' per me gratificante sapere che nel mio piccolo vengo osservata anche dai grandi.

  • Regali: due uova di Pasqua (di cui uno, quello di mia cugina futura sposa ancora in frigo), un rossetto (Vernis à levres di YSL) comprato con i soldi regalati dal nonno, una Tshirt come augurio di pronta guarigione e un "vassoio di dolci" con dentro, in realtà, un quadro realizzato con un foto collage e una borsa (nulla di che, ma capiente e utile) mi hanno fatta sentire al centro del mondo. Di mio, mi sono ricomprata un profumo: Miss Dior, che già due anni fa mio padre mi aveva regalato per il compleanno.

  • Coccole: le coccole del piccolo L., il penultimo della cucciolata tra i figli degli amici, gli abbracci della mamma che mi stringeva a sé mentre il tremore per la febbre alta era tale da farmi sembrare un frullatore a immersione o una lavatrice in centrifuga, le carezze del nonno, i baci e gli abbracci degli amici e dei clienti più fidati che sono venuti a trovarmi o con cui ci si è visti anche solo un minuto, il tempo di un "ciao". E' bello sapere che sei speciale.


E poi ci sono quelle persone belle da morire.
Non belle in senso fisico.. belle e basta.
Belle perchè quando sorridono illuminano ciò che le circonda.
Belle perchè il suono della loro voce riempie l’aria.
Belle perchè con un gesto ti rendono felice, belle perchè fanno parte di te e ti rendono migliore.
F.Volo


Ed è nel fresco di questa sera, che chiudo gli occhi, grido un "mi mancate" silenzioso, lascio partire una canzone random... e vado via, che l'effetto delle medicine sta per terminare così come questa ennesima intensa giornata lavorativa, sognando Londra

martedì 10 aprile 2012

Flash

Senza voce, senza forza, con la febbre e qualche buona notizia (finalmente!)... ma ci sono.

domenica 8 aprile 2012

Risorgi nel tuo cuore, esci fuori dal tuo sepolcro. Perché quando eri morto nel tuo cuore, giacevi come in un sepolcro, ed eri come schiacciato sotto il peso della cattiva abitudine. Risorgi e vieni fuori!




Sant'Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni, om. 22,7

giovedì 5 aprile 2012

Perlina di saggezza

Com'è che un amore finisce? 
"Finisce quando non c'è n'è più, quando c'è n'è troppo, quando in realtà non c'è mai stato. Un amore finisce perché qualcosa si consuma: allora non bisogna usarlo, forse, l'amore. Ma finisce pure quando non si consuma niente e, anzi: tutto rimane come il primo giorno. Così perfetto che pare finto. E allora forse almeno un po' bisognerebbe usarlo, l'amore. E se poi finisce perché mentre lo usi ti cade per terra e si rompe? Anche quello può capitare. Così come che lo lanci in aria, per giocare, e quello però non ti torna più indietro: può capitare. O magari finisce perché te lo scordi da qualche part,e perché lo vuoi tenere sempre chiuso in tasca per non perderlo, ma così marcisce: va a male. Finisce perché andavi di fretta, finisce perché rimani indietro, finisce perché vuole finire, perché deve finire. Finisce perché non c'è cosa più impossibile da tenere a mente, quando un amore comincia, che potrebbe finire. E trasformarsi, passato il dolore, in qualcosa a cui accennare mentre parli d'altro, l'ennesimo aneddoto da raccontare a una cena, scuotendo la testa divertito da te e dal male assurdo che faceva, quello che oggi ti fa sorridere, mentre speri che la persona che hai appena conosciuto e ti è seduta di fronte ti trovi spiritoso, affascinante, originale: e vorresti ti venisse in soccorso il coraggio o semplicemente il modo di chiederle il numero di cellulare per spedirle nella notte un messaggio che in testa stai già formulando."

mercoledì 4 aprile 2012

Ama e fa ciò che vuoi



Dunque, una volta per tutte, ti viene proposto un breve precetto: ama e fa ciò che vuoi. Se tu taci, taci per amore: se tu parli, parla per amore; se tu correggi, correggi per amore; se tu perdoni, perdona per amore. Sia in te la radice dell'amore; e da questa radice non può derivare se non il bene.

(Agostino di Ippona, Commento alla prima lettera di Giovanni VII, 7-8)

Il tempo

Metterei un fermo al tempo, se potessi. Se solo esistesse uno di quegli spessori che, vicino ad una porta, evitano che essa si richiuda, che sbatta forte, mettendo a rischio il vetro che la decora... se solo ne esistesse uno identico per il tempo lo impiegherei.

Metterei un fermo al tempo per goderne meglio l'attimo che segue l'attimo e così via.
Un fermo al tempo per spenderlo meglio, per seminare germi di fiducia e di follia da cui raccogliere speranza e spontaneità, da mille e più arbusti sottili, colorati. Un prato di tentativi nel terreno della vita.

Fermare il tempo è un paradosso: se lo fermassimo non ci sarebbe evoluzione. Se non scorre, nulla si può fare.

Dovrei piuttosto sforzarmi di raccogliere da pochi arbusti, tra bacche amare e foglie secche, uno ed un solo momento che renda ogni giorno speciale.

lunedì 2 aprile 2012

Del mio weekend

Ho deciso che per un po' non affronterò con troppa profondità e acutezza certi problemi non da poco. Li guarderò con il retrovisore della mente, come se lanciassi uno sguardo casuale e non troppo approfondito a quelli che ho denominato "retropensieri".
Si, perché i problemi non fai in tempo ad affrontarli, a digerirli, a viverli, che tanto ti ripiombano addosso come queste strane gocce di pioggia che, onestamente, non ti aspetteresti dopo gli ultimi giorni di ritrovata primavera, quando già hai imbracciato abiti leggeri e tinte pastello e ti tocca riprendere stivali peasnti, piumini e sciarponi di lana.

E' noto, tuttavia, che dalle mie parti la settimana santa porta freddo, nebbia, pioggia e temperature uggiose, come se anche il clima volesse accordarsi con mestizia al dolore e alla sofferenza del Cristo morto che gira per le nostre strade in processione, in una delle più suggestive rappresentazioni della sua passione.
Allo stesso modo, sono consapevole che non basta un momento di serenità per affermare che il brutto è passato, che la strada è meno ripida.
Qualche giorno ho ammesso a me stessa che, in fondo, se fosse sempre una passeggiata tra il verde, la vita magari non mi piacerebbe così tanto: per quanto remissiva e debole sia diventata negli anni, scoprire, sfidare, resistere sono dimensioni di me.
Ricordo che al test attitudinale che ci somministrarono in terza media c'era una domanda in cui si parlava di come noi ci relazionassimo alle difficoltà: risposi che mi piaceva ostinarmi affinché potessi raggiungere un esito per me favorevole. Ricordo anche che per sembrare meno bacchettona e seria, mentii nel menzionare le persone per me importanti: ero all'epoca affascinata da Madre Teresa di Calcutta, dal Papa e da Martin Luther King ed altri personaggi del genere, nonché da Natalia Ginzburg, della quale avevo letto degli stralci. Scrissi, dopo di loro, che per me erano persona importanti anche un paio di cantanti... copiandone i nomi dalle schede della mia compagna di banco e da quella dell'altra compagna, quella più simpatica in assoluto in classe.

La sostanza, da allora non è cambiata: come allora non mi illudo che sia tutto semplice, anzi... mi convinco che è proprio nella sfida che posso rivendicare il mio valore, il mio appagamento. E' questo che mi resta, ora che tante illusioni e tanti progetti sono crollati.

E' per lo stesso motivo che di questo weekend voglio ricordare solo quando mia madre mi ha svegliata di notte, chiamandomi preoccupata perché parlavo nel sonno. In realtà, in quel sonno ridevo, ridevo di gusto... non ricordo il perché ma dicono che se ci credi i sogni si avverano.