giovedì 31 maggio 2012

Coraggio e forza

Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza.
I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.

(Kahlil Gibran)


Così ci ricorda Gibran e così affronto quest'ultimo giorno di maggio. Non sembra vero che anche questo mese sia volato via. Non sembra vero che sia sopravvissuta a ieri tra levataccia, lavoro, corso di formazione in un'altra città, pranzo saltato, consulenza fatta praticamente per strada ad un amico. Non sembra vero neppure che ce la si possa fare oggi.
Non sembra vero perché il cuore è distratto dall'ansia di sapere lontano e possibile preda di pericoli chi ami; perché la mente si intontisce davanti a immagini e notizie di dolore costanti a tal punto da farti svegliare alle due di notte allertando la famiglia, convinta anche tu di essere nel bel mezzo del terremoto; perché c'è scarsa concentrazione se sai di dover fare, fare, fare e rendere, rendere, rendere ma la realtà è quella che è.

Al corso, ieri, hanno ribadito che noi - l'eccellenza - dobbiamo e possiamo fare di più, dobbiamo dar prova di valore e competenze... poi ti confronti con il collega, con l'amico... e capisci che forse è anche colpa tua, perché punti su valori sbagliati, perché sei onesta, se certi risultati non arrivano.

E' vero, non sono questi i veri dolori e le vere sofferenze. Quasi certamente lo sono di più le prove di coraggio che sta fronteggiando un'amica, amica con amore lontano e tradita nella dignità e nella fiducia. O quelle di una madre che si sente sola e non sa vedere l'amore che la circonda. O ...

La verità è che non c'è una sofferenza più grande e una più piccola: tutto è relativo e commisurato alla nostra esperienza, al nostro essere, al nostro metro, all'unità di misura. 
La certezza è che senza sofferenza, senza impegno - come ribadivo ieri ad un collega incontrato per la prima volta che arrabatta tra diversi lavori - non potremmo godere in pieno la soddisfazione e la gioia di un piccolo, o grande che sia, risultato conseguito.

Sarà per questo che non nascondo le mie cicatrici, ma non ne faccio vessillo, quasi che grazie a loro tutto sia dovuto. 
Forza e coraggio: anche oggi è un giorno in più per amare, sognare, vivere.


Source: weheartit.com via Gian on Pinterest

martedì 29 maggio 2012

martedì 29 maggio

Anche stamattina sveglia con il mal di testa, fedele amico di sempre, soprattutto appena si alzano le temperature.
Anche stamattina immagini disturbate di una non sempre florida attività onirica mi hanno accompagnato verso il nuovo giorno che nasce.
Quelle parole, realmente pronunciate in un tempo lontano, nel corso di una vita altrettanto lontana ma non troppo, risuonano ancora dentro me, così come quell'immagine di spiga rigonfia di frutti, che tristemente cade a terra, sfuggendo così alla falce che avrebbe dovuto mieterla, condannandosi a morte certa, a delusione, ad essere bruciata come si fa sempre con i resti di fieno sui campi quando il grano è stato raccolto.

Nel sogno, orgogliosa di una vita dentro me, asserivo orgogliosa di essere felice. Non mi importava di aver deluso chi a me teneva più di ogni cosa.

Nella vita reale non sarebbe finito così il mio sogno, tuttavia ci sono altre cose che finiscono in modo diverso, non senza soddisfazioni - a ben vedere - seppur diverse da quelle che avrei voluto e potuto ottenere.

E' stata una bella soddisfazione, in poco più di un mese, ieri sera, riuscire a completare la mia prima vasca a dorso.


Source: clikon.it via Rosa on Pinterest

lunedì 28 maggio 2012

Lunedì 28 maggio

La puzza di bruciato del mio dolce cioccolato e noci purtroppo invade ancora la mia casa, quasi allo stesso modo in cui i ricordi di dolcezza e di una vita passata felice inondano di immagini la mia mente.

Rassettando, stirando, oziando un po' non possono non pensare che talvolta il risultato non rende giustizia a tutto quell'amore, impegno, cura, con cui si assembla qualcosa: un dolce, una quotidianità, un sogno.

Non importa se la patina croccante sia tutta un grumo di zucchero troppo caramellato vergognosamente rappreso, non importa neppure se quasi due terzi del mio dolce siano finiti nella pattumiera. Forse non importa neppure se un terzo di quella vita che volevo l'abbia un po' seguito.

Ogni tentativo insegna qualcosa, ogni fallimento è un errore che non ripeteremo più. Ogni memoria felice è un seme di speranza per il futuro.
Che il mio domani, allora, sia un humus fertile, allora, irrorato dalla pioggia di sorrisi di mia madre che è stata l'esempio più bello di amore incondizionato.

Aspettando quel dolce, ieri, fantasticavo ancora su quanto sarei (ammesso che lo sia mai) all'altezza del suo esempio e forte abbastanza per ricordarlo anche lei quell'esempio che ha dato a noi.

Ed oggi è un altro giorno.


Source: google.com.br via Ana on Pinterest

venerdì 25 maggio 2012

Post nuotata

E mentre l'acqua ti culla, mentre le braccia si sforzano di allontanare quell'enorme massa in sincronia con il respiro e il battere delle gambe, capisci che che nuotare è un po' come la vita in certe giornate: apprendere a respirare, a spinger via problemi e situazioni che, a pensarci bene, sostengono la quotidianità del quieto vivere.

Senza respiro, senza lotta, senza lasciarsi cullare nel rassicurante gorgoglio delle cose del mondo, non saremo mai abbastanza consapevoli di noi, non sentiremmo l'aria invadere e gonfiare la cassa toracica e sentire la nostra forza.

giovedì 24 maggio 2012

Riflessioni a metà settimana

Ciò che sei è quello che scegli di essere.
Mi imbatto spesso in pagine, in libri, in riflessioni altrui il cui epicentro è costituito proprio dalla difficoltà di raggiungere un dato obiettivo o, meglio ancora, dalla dissonanza e dagli sforzi messi in atto per colmare il gap tra ciò che desideriamo essere/avere/possedere e ciò che nella realtà è.
Dopo due giorni trascorsi tra appuntamenti di lavoro importanti, globalmente soddisfacenti, e cantonate colossali circa le relazioni con persone da me ritenute importanti - il classico castello di carta che si accascia su se stesso, in una spiaggia di aride cose a far da sfondo -, ieri sera ho percepito netto, come non mi accadeva da tempo, il consueto senso di asfissia e di delusione circa la mia identità.
No, non si tratta di aver smarrito la bussola, di non sapere più chi sono e perché sono - per quanto questa conquista, lunga e di certo contraddistinta da facinorosi pensieri - bensì si tratta di capire che, per quanto ciascuno di noi possa indirizzare la propria vita verso certi lidi, prima o poi si avverte la sensazione di essere una vela senza timone in balia dei venti di maestrale in mare aperto.E questo non è necessariamente un male.
Spesso è l'imprevisto, il non calcolato, il nuovo che -  per quanto siano terrorizzanti e spiazzanti per coloro che amano programmare, pianificare, organizzar - permettono di sperimentare nuove identità, nuovi aspetti di sé.
Lo pensavo ieri, leggendo le vicissitudini di una vita fatta viaggio, di una giovane ragazza sarda che ha lasciato tutto per inseguire il suo sogno, non senza difficoltà e paure. Ne è uscita più forte.

Ha ragione lei, così come altra gente che nella mia miserrima ma dignitosa esistenza ho incrociato:  il modo in cui vivi è quello che scegli di vivere.
Ognuno ha l potere di cambiare la realtà se solo apprendessimo a fare sul serio, a focalizzare l'obiettivo, a crederci con ogni fibra del nostro essere. L'ho sperimentato io stessa in diverse - ma ormai lontane - occasioni.
Più si è capaci di andare oltre, oltre le credenze, oltre i pregiudizi, oltre le paure, oltre gli schemi limitanti che noi stessi ci costruiamo e da cui ci lasciamo sovente condizionare, più diventiamo saldi sui nostri piedi - anche indossando, come piace a me, stupende trappole dal tacco 12.

Così come le esperienze passate condizionano le nostre azioni, parimenti possiamo ipotecare positivamente il nostro domani, se ogni giorni ci esercitiamo a mettere a fuoco il nostro obiettivo.

Forte di questa riflessione, ho accantonato il senso di delusione, mi sono crogiolata solo un po' in quel senso di fallimento che aderisce come una figurina Panini sulla mia dignità e sulla mia identità di persona. Non importa chi perdi per strada e cosa perdi: di certo la vita saprà ripagarti, lasciando sul ciglio della tua strada - magari nascosto sotto l'erba alta al bordo dell'asfalto - ricompense altrettanto valide.

L'importante è credere: credere in sé, nel proprio sogno e fare in modo che ogni singolo istante sia speso proficuamente in tal senso.
Tutto il resto è noia.

lunedì 21 maggio 2012

lunedì 21 maggio

Il pane che a voi sopravanza, è il pane dell'affamato;
il vestito appeso al vostro armadio, è il vestito di colui che è nudo;
il denaro che voi tenete nascosto, è il denaro del povero;
le opere di carità che voi non compite, sono altrettante ingiustizie che voi commettete


In questi giorni carichi di brutte notizie, di eventi tragici, di vite spezzate... scrivere mi è mancato più d'ogni cosa. Il nero su bianco mi aiuta a razionalizzare, a mettere ordine.
Dinnanzi a tutto questo, solo un pensiero riesce a sovrastare il brusio degli altri: condividere la nostra vita e goderne ogni istante.

L'effimero della vita è quanto di più vero la contraddistingua: è per questo che davvero non vale la pena di sprecarne un briciolo e non vale la pena di perdersi in solitudini forzose, in paure e conflitti. E' nell'altro che troviamo completamento a noi stessi: il suo esser diverso, il suo esserci da ostacolo ci permette di conoscere il nostro limite e le nostre risorse. Il suo esserci amico ci assicura una mano a cui aggrapparci, un dito che asciugherà una nostra lacrima.

Non chiudiamoci nel nostro dolore, nella nostra paura, nel nostro terrore. Condividiamo parimenti la nostra gioia e non tiriamoci mai indietro.
Non dimentichiamo che a nulla vale accumulare beni e ricchezze. Un sussulto ce lo potrebbe rubare via, come briciole che rotolano giù da una tovaglia.
Non neghiamo un abbraccio ad un amico, alla madre, ad un fratello: un folle potrebbe decidere bene di mettere in atto un atto inconcepibile e assurdo... e resteremmo con il vuoto di un abbraccio non dato

Mi tuffo nel colore della notte, sperando che il buio m'avvolga e come possente coperta mi scaldi, mentre mio padre, appena arrivato, mi racconta del terremoto che anche lui ha avvertito nel sonno.



Source: google.co.uk via Elle on Pinterest

venerdì 18 maggio 2012

Volare



Per volare
bisogna amare la velocità,
il vento, l'aria, l'ebbrezza
e non aver paura
che un colpo di vento ti possa
innalzare o abbassare.

(Ernesto Olivero)

Ci sono giorni che ti mettono la zavorra e non è solo il caldo che ti danneggia la circolazione, che ti fa gonfiare le gambe e ti senti un elefante che si aggira in un mondo troppo piccolo e troppo stretto, come quelle calle adombrate e fresche che ci sono nella meravigliosa Venezia: una enorme  bolla di sapone delicata e fragilissima, che si erge sul pelo dell'acqua calpestata in punta di piedi da un pachiderma.

Giorni in cui ti sento lo stomaco pieno per il pranzo delizioso che hai cucinato e la testa ingombra di scampoli di pensieri alla rinfusa, che solo un caterpillar può spostarli in modo definitivo o, per lo meno, accantonarli da una parte, nella forse vana speranza che li si possa ripiegare e riporre ordinatamente da qualche parte in un non - luogo.

Le spalle tese, gli occhi distratti, il tempo che scorre, il telefono che squilla. Poi le urla, le autorità, lo sbattere di pugni sul tuo tavolo di chi, forse, ha solo paura. Una carezza, una coccola, un "grazie" che ti sa soltanto di neve finta spruzzata sugli alberi di natale veri... che talmente è spessa e sporca da soffocarne gli stomi.

Alla fine dei giochi, alla fine del giorno, speri solo di essere - presto o tardi - abbastanza forte per scrollarti di dosso le incrostazioni che porti sulle spalle, dentro gli occhi, alle gambe, come un elefante pesante e cieco, tragicomico nel suo voler sentirsi farfalla nonostante la sua ontologica struttura: ti immergi nell'acqua e con la forza che il respiro ti concede, ti dai la spinta per volare il più velocemente possibile, sulla superficie increspata e tinta d'un finto azzurro di piastrelle, sperando che le tue gambe saranno abbastanza forti e le tue braccia abbastanza coordinate e che il tuo respiro abbastanza profondo per non restare, sovrastato dal resto, adagiato mestamente sul fondo.

mercoledì 16 maggio 2012

Bilancio di metà settimana

Una riunione andata tutto sommato bene.Su undici mi piazzo seconda. Non male.
Un fisico sempre più fuori forma.
Padre in partenza, madre presente ma assente.
Amiche ipocrite.
Sorella che mi manca.
Impegni da onorare, più per me stessa che per il resto.
Il pallino di uscire con un azzurro cielo ai piedi... così per quanto con i piedi per terra, mi sembrerà - me lo auguro - di camminare tra le nuvole.
La leggerezza, nel cuore come nello spirito, si conquista anche con un po' d'ironia.


martedì 15 maggio 2012

brevi annotazioni

L'acqua mi culla, ma sono sempre troppo tesa. Ancora. Piano piano il collo si rilasserà, le spalle si lasceranno carezzevoli lambire dall'acqua, le bracciate saranno più fluide. Gli schizzi più intensi, più belli.

Intanto, morso dopo morso, mi pare di strappare via un dolore, un pezzo di male, dal di dentro.

lunedì 14 maggio 2012

Lunedì 14 maggio 2012

Nella mia vita, miserrima e grande tanto quanto quella di chiunque altro, ho appreso che esistono dei cicli, cicli che ho sempre immaginato come quelle curve sinusoidali che, dopo, ho studiato al liceo.

Esistono dei crescendi, esistono degli stalli, esistono delle lente cadute. Non ci potrebbe essere salita che non porti poi ad un equilibrio e poi ad un declivio molle e pacato o ad un burrone impetuoso che ti scaraventa verso il basso rovinosamente.

Esistono sfumature, che, per quanto io mi sia sempre ostinata a rifuggire, in realtà costituiscono il gusto vero, il sapore, la spezia vera di ogni giorno.

Con gli occhi ancora pieni della bellezza che ho vista e vissuta nei miei pochi giorni londinesi, mi sto ritrovando a fare i conti con tutto quanto ho ultimamente cercato di rifuggire e combattere, anche semplicemente ignorato, mettendo giù la testa sotto la sabbia. Peccato che se anche la tiri su un secondo, ti rendi conto che il paesaggio non è cambiato. Sei solo tu coperta di sabbia e imbrigliata dalla immobilità che consideravi una salvezza.

Magari, la verità è questa: crescendo perdi un po' di magia, spensieratezza, libertà. Magari affidi meno il tuo destino e i tuoi giorni al caso - ammesso che l'abbia mai fatto - e ti senti sempre responsabile di tutto. Stupidamente, aggiungo. Sentirsi responsabili di tutto finisce solo per ostruire le vene e deprivare di ossigeno il cervello. Si muore di asfissia. 

No, forse no, forse semplicemente la vita è così e, al solito, non bisogna scoraggiarsi se la realtà non è quel quadro a tinte romantiche e tenui di delicatezza rinascimentale, o di forme e colori energici e e sperimentali come certe opere futuriste e avanguardiste. Forse è che le cose sono così come sono e siccome siamo nel ballo, dobbiamo ballare e scoprire che c'è un fascino sottile e una bellezza nascosta ovunque.
Nell'amore come nella morte. Nella solitudine così come nella molteplicità. Nel silenzio come nel rumore.

E allora bando ai sentimentalismi nostalgici e commiserevoli per una festa non riuscita, per una mancanza incolmabile, per un abbandono senza nome... perché senza oscillazione dell'aria non ci sarebbe rumore, è vero, ma non ci sarebbe neppure la musica.
British Museum - dettaglio



domenica 13 maggio 2012

L'amore di una mamma




Un angelo scappò dal paradiso per trascorrere la giornata vagando sulla terra. Al tramonto decise di portarsi via dei ricordi di quella visita. In un giardino c'erano delle rose: colse le più belle e compose un mazzo da portare in paradiso. Un po' più in là un bambino sorrideva alla madre. Poiché il sorriso era molto più bello del mazzo di rose, prese anche quello. Stava per ripartire quando vide la mamma che guardava con amore il suo piccolo nella culla. L'amore fluiva come un fiume in piena e l'angelo disse a se stesso: "L'amore di quella mamma è la cosa più bella che c'è sulla terra, perciò prenderò anche quello".
Volò verso il cielo, ma prima di passare i cancelli perlacei, decise di esaminare i ricordi per vedere come si erano conservati durante il viaggio. I fiori erano appassiti, il sorriso del bambino era svanito, ma l'amore della mamma era ancora là in tutto il suo calore e la sua bellezza. Scartò i fior appassiti e il sorriso svanito, chiamò intorno a se tutti gli ospiti del cielo disse: "Ecco l'unica cosa che ho trovato sulla terra e che ha mantenuto la sua bellezza nel viaggio per il paradiso: L'amore di una mamma".





(fonte non specificata)


Che il mio pensiero sia abbastanza forte, abile, profondo, da poter elaborare ciò che il mio cuore prova. Che il mio cuore stesso sia così grande, così robusto, così spazioso da accogliere un amore grande come quello che tu da sempre provi per me, per noi. Che le mie labbra siano in grado di pronunciare, ancora, sempre, quelle piccole parole che tanto ami tu stessa pronunciare, diffondendo come alito di vento, profumo d'amore.
Che io sia, almeno una volta nella vita, madre quanto lo sei tu ogni giorno.

A te che devo tutto, a te che sei tutto, a te che tanto mi fai piangere e disperare ultimamente, a te che mi sfuggi, a te che non sei più quella fonte inesauribile di energia e di sorrisi, perché la vita, ogni tanto, ci porta via le cose importanti.
A te, a cui non basterà mai un grazie, a cui non basto mai io stessa, a te per cui non è mai abbastanza nulla, perché non ti sazi mai d'amore.
A te che eri, sei  e sarai il mio amore più grande.
A te mamma.

mercoledì 9 maggio 2012

Ora


Sperare non consiste nel rimandare a domani.
Bisogna cominciare oggi.
Sperare non consiste nell'attendere
che qualcuno faccia al posto nostro.
Significa incominciare a farlo noi ora.

(Jean Guitton)

Così, in una mattina soleggiata che mi accoglie ancora sonnacchiosa, scappo a lavoro pensando...
Pensando a quel 37 che mi hai scritto sul quella mail. A quel "ricambierò" con cui ti congedi. Alla mia stupidità o forse alla stupidità di chi ha nutre la convinzione che basta essere galanti - in nome di "vecchi tempi" - per ottenere favori.
Pensando a chi anziché farti crescere ti sega le gambe, costringendoti a gattonare al massimo.
Pensando a chi conta davvero, senza riuscire ancora a scacciare la paura della perdita. L'idea costante che potrebbe accadere ancora che un "ciao" potrebbe essere l'ultimo o che un abbraccio, un gesto, l'odore e la morbidezza di una carezza, non ci saranno più. 
E' molto doloroso vivere con questa oscura paura.

Pensando ad esami, concorsi, professioni, sogni che erano e non saranno più.
Pensando a quanto sia bello ogni giorno affrontare la sfida, grande o piccola che sia, che la vita ci propone. 
Pensando che, forse, sono una di quelle persone destinate a far da sé, che se non si da animo da sola, non si rimbocca le maniche, non affronta di petto... beh... rimarrebbe lì dov'è e nessuno allungherebbe un dito. In fondo, ammettiamolo, è bello essere così: non bisogna dire mai grazie a nessuno, ogni cosa è solo frutto del proprio impegno e del proprio ingegno. Quanta fatica però!

Pensando che, finalmente, ho trovato un piccolo instabile equilibrio: meglio goderne a pieno, prima che qualcosa di nuovo torni a destabilizzarmi.

Bisogna fare: ora.


Michelangelo Pistoletto - Venere degli Stracci - Tate Modern  - London

martedì 8 maggio 2012

Semina

Semina sorriso fin dal mattino,
e nel tempo fiorirà un giardino.
Semina grani di certa speranza
ci sarà molta esultanza.
Semina nella fede e con l'ardore
e l'angolo più grigio avrà colore.
Semina parole e fatti d'amore
e nel mondo avrà senso il cuore.
Semina entusiasmo e semplicità
e sarà facile la felicità.
Semina sempre con forza e coraggio
e la paura avrà nuovo linguaggio.
Semina in pazienza e perseveranza
e la terra avrà frutti in abbondanza.
Semina gesti di vera dolcezza
perché la violenza genera tristezza.
Semina dovunque germi di pace
e di certo l'urlo di guerra tace.
Semina, semina il bene: crescerà
ed ogni seme nuova vita darà.


Stamattina, per me, seminerò concretezze, piccole. Conquiste, banali ma indispensabili. Sorrisi, perché è ora di tornare a sorridere. Luce, perché è nella mia essenza.

Stamattina... inizio con il non far tardi come al solito... 

Il cielo di Londra

lunedì 7 maggio 2012

Lunedì

Il tempo sembra aver messo il turbo, ultimamente. Un minuto non è un minuto, ma sessanta secondi... sessanta secondi che vorrei sfruttare sempre al meglio. Peccato che volino via, come quei gruppi fitti di colombe che si accovacciano sulle nostre piazze, sotto i nostri monumenti e all'arrivo di un passante, volano via tutte insieme, compatte, con fragore di sbattere d'ali.
Vola il tempo, si moltiplicano gli impegni, si alzano le temperature ed il mio amato cielo è sempre più luminoso e più blu.
La giornata in campagna di ieri, poi, per quanto non vissuta pienamente, mi ha ricolmato di quelle energie indispensabili per affrontare al meglio l'ennesima settimana...
Tulipani a Victoria Embankment Gardens

venerdì 4 maggio 2012

"Sono appena tornata"

Continuo a non avere un minuto di calma per scrivere, per raccogliere le idee e i ricordi e metterli nero su bianco. Ho talmente paura di perdere qualche ricordo, rimandando ancora!
Quando i sensi sono sollecitati oltremodo da stimoli, credo davvero facciano fatica ad elaborare ogni singola percezione, sensazione ed emozione correlata... ma tra una giornata durata 48 ore sul serio (il giorno della partenza non sono andata a dormire affatto) e il super lavoro di ieri... non ho neppure potuto prendere in mano la mia moleskine, che giace dimenticata accanto alla mia ultima copia di Elle e alla busta del London Pass.

Un'immagine per oggi? Il London Eye di notte,e i suoi riflessi di luce sul Tamigi che ho anche attraversato in battello, chiacchierando con un simpatico signore del Colorado...


giovedì 3 maggio 2012

Welcome back

Viaggiare è quanto di più bello, nutriente, interessante, emozionante ci possa essere.
Gli occhi sono ancora pieni di quanto hanno visto. Le retine trattengono a fatica l'immensa mole di colori e di rifrazioni di luce che le hanno investite, quasi bastasse questa loro ostinatezza a mantenere in memoria ogni cosa.
Il sorriso è ancora sul viso. La sensazione di pace vissuta girovagando per i parchi, tra fiori colorati e prato curato, cigni, anatre e scoiattoli, ancora mi pervade, tanto quanto quel senso di eccitazione e di frenesia che mi ha investita ogni giorno nelle piazze più affollate, nella tube e in ogni punto nevralgico della città
Le gambe stanche e la testa fra le nuvole.
Non potevo avere regalo più bello.