giovedì 12 luglio 2012

I'm back

Provo.
Sembra incredibile ma pare andare. Si, alla fine tutto va. In un modo o nell'altro ma va sebbene dove non sempre sia noto.
E' stato tun lungo periodo d'assenza: dovuta, voluta, imposta. I doveri sono doveri e com'è noto ubi major..., tuttavia è triste, ci si sente monchi, privi di un arto, di una appendice, quando viene meno la possibilità di esprimersi. Per lo meno, per me, è così. Non poter scrivere su alcuno spazio, fuorché quello della memoria, è stato frustrante.
Di certo ancor più deleterio e frustrante è stato sapere che quel dannato haker che ha penasto bene di invadere il mio pc non solo me l'ha danneggiato irreversibilmente, ma ha cancellato tanti e tali ricordi da farmi sentir male, un pizzicore come il sale su una ferita.
Ho perso le foto dell'ultimo compleanno di nonna, quando ancora stava bene, era felice, era scesa in salotto. Erano le ultime foto di noi, tutti insieme. Lei con il suo abito verde a fiorellini, il viso ancora paffuto. Da lì a due mesi sarebbe volata in cielo e di lei mi resta la sensazione gommosa della sua pelle fredda pochi istanti prima che tutto venisse saldato e consegnato ad un mondo che non conosco.
Ho perso le foto del matrimonio di mia sorella. Si, è vero, ci sarà l'album del fotografo ufficiale... ma nessuno mi renderà l'atmosfera di quei momenti in cui la vestivamo, in camera da letto, l'emozione dei parenti in pellegrinaggio a casa per il loro omaggio al suo giorno più bello.
Ho perso gil scatti di Londra, di Verona, di Salina, al GP di Monza e di tante serate e giornate di felicità.
E' strano, ma quando si guardano gli album sembra sempre di vivere in un mondo feilce: vogliamo avere memoria solo di momenti lieti, istantanee di fugace serenità.
Nel cellulare, ad ogni modo, conservo anche tre foto di nonna, due giorni prima che morisse. Ho solo quello.

Di cose, in un mese ne sono accadute: il primo concorso serio, la proposta ufficiale di matrimonio alla mia amica, soddisfazioni lavorative non da poco, la reliquia di Giovanni Paolo II in onore della quale sono stata invitata a cantare con le altre ragazze del gruppo...

Se mi allontano, strizzando gli occhi, come si fa quando si vuole guardare l'orizzonte per avere una visione completa ma sfumata del panorama, potrei anche dire che non è accaduto nulla,  nulla che non sia normale. La normalità, in fondo, è quell'insieme di abitudini, di routine consolidata che non ci fa apparire differente ogni singolo giorno, ma rende la nostra giornata una fotocopia delle altre.
Copia su copia, riassunto di un riassunto... senza pensare mai che più le copie si moltiplicano più i tratti sono meno netti e sempre meno quanto abiamo in mano sia conforme all'originale.

Sotto questo caldo cocente, che tanto mi ha distrutta fisicamente, nel silenzio assordante di una mattina come tante, mi sento io come sempre, io come nessuna, mentre gli alberi verdi e brillanti, stanno a guardare.

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