venerdì 3 agosto 2012

Gli attimi in cui (forse) siamo felici



Parlando di libri, di letture, di condivisioni, la mia amica Cristina di Walk on Job, mi ha invitata a dire la mia su quanto ci rende felice.

La felicità è davvero elgata al possedere? e' la crisi che ci rende così ispidi, così rassegnati? e' sul serio solo il denaro e la preoccupazione di non averne più, di perdere quel poche che si ha, che determina la nostra felicità?




La felicità, ho imparato, è un concetto relativo, un po' come il tempo, come molti sentimenti, come i voti ai tempi della scuola o qualsiasi altra dimensione si cerchi di misurare, di ricondurre ad un numero: tutto dipende dal parametro, dal punto di riferimento che consideriamo. La felicità l'ho sempre associata ad un'immagine di me che salgo le scale verso casa, a notte fonda, in punta di piedi con il solo riverbero del lampione che fora la finestra, come guida.La felicità non fa rumore eppure ogni poro della mia persona tasudava un senso di luminosità: un'apoteosi di colori invisibili che sollevavano su, su, sempre più su la mia anima, come se non ci fossero dimensioni. Né spazio né tempo. Ovviamente è durato il tempo di una rampa di scale.
La felicità è un senso di benessere profondo, lenti che deformano il reale, tanto da far apparire superfluo o banale il picoclo intoppo che ieri ci distruggeva la gioranta. Colpo dopo colpo, anch'essa cede il passo: vuoi alla serenità - stato d'animo più duraturo - o ad un progressivo senso di malinconia, se la causa del nostro gioire s'allontana.
La felicità l'immagino come certe giornate di sole in campagna di quand'ero bambina: se dovessi dipingerla con gli oli, afrei il ritratto all'albero di gelsi sotto cui parcheggiavo la bici bianca e rossa, l'azzurro che strizzava l'occhio tra le sue fronde e quel sole, grande.
La felicità non è per me mai dipesa da cosa possedevo: ci sono stati momenti nella vita in cui ho pensato che possedere una data cosa mi avrebbe resa più attraente per gli altri, più desiderabile, più piacevole... Da lì il clik: una sorta di insight. Ho capito che per me la felicità dipende dalle persone da cui mi circondo:dall'amare e dall'essere amata ma passa, come un treno su un unico binario, attraverso i miei sforzi per far conquistare la felicità altrui. Più vedevo che il mio sforzo, il mio sostegno, il mio esser - ci poteva giovare all'altro, più l'altro era felice, più io ero felice. Il tutto in ogni ambito: a casa, tra gli amici, a lavoro.
Felicità per me è quindi condividere, canalizzare energie verso fini non necessariamente miei, ma che rafforzano il mio posto nel cuore, nel cuore dl mondo in cui vivo.
Felicità è anche scrivere, per una come me.
Felicità è cantare con il mio gruppo, perché la voce parte dalla pancia ma arriva al cuore, o per lo meno ci prova.
Felicità è abbracciare nel sonno la mia mamma e sussurrarle cuore a cuore che l'amo più d'ogni cosa.
sembrerà un elogio alle piccole cose di gozzaniana memoria, forse, ma non c'è altro che renda felici, che sedi la sete del cuore se non l'amore.

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