mercoledì 1 agosto 2012

Il gioco della vita



A metà di questa settimana - una delle più intense lavorativamente parlando per me -, all'inizio di questo nuovo mese - foriero di melanconie e di preparativi per il nuovo che verrà -, sotto questo cielo rosa, con davanti a me uno spicchio triangolare di montagne, quasi un trancio di torta mal tagliato da un pasticcere goffo, o meglio ancora un mozzico di disegno fatto ad arte con pastelli e china da uno di quei bravissimi artisti di strada che sovente incrocio negli angoli più affascinanti del mondo, mi abbandono.

Afflosciata sulla mia polrona, rivado con la mente ad una frase. Un'amica che, moderna felice è rinata dalle sue ceneri, ha voluto lasciarmi un insegnamento e un monito, ma anche consigliarmi un libro.

Su quel libro, si parlava di vita. Divorare parole di vita, appropriarsi di vite altrui per riempire forse la propria, è quello che mi è da sempre più facile. Dono di mamma.




"La vita è come una partita in cui ciascun giocatore sfrutta come meglio può le carte che gli sono toccate.
Chi insiste a giocare non con le carte che ha ricevuto ma con quelle a cui sostiene di aver diritto, è destinato a fallire nella vita.
Non ci vien chiesto se vogliamo giocare. Su questo non c'è scelta, tutti devono partecipare. Sta a noi decidere come."



Quante volte ci ripromettiamo di scegliere. Quante volte non scegliamo. Anche non scegliere è - paradossalmente - una scelta. Nel piccolo ogni giorno compiamo banalissime scelte.



Posso scegliere cosa mangiare, gettando via la carta della vita sana o dell'apparire per saziare una fame più del cuore che del corpo.




Posso scegliere di abbonare un paio di euro ad un cliente, giocandomi la carta della generosità e conservando per momenti diversi quella dell'egoismo o dell'amor proprio: ciò che non paghi tu, lo devo pagare io.



Posso scegliere di ascoltare il tuo sfogo, dare un consiglio ma voltarmi dall'altro lato.



Posso ostinarmi a stare qui, con il mio albero verde, la siepe disordinata, il cui fogliame sembra essere stato l'ispirazione primigenia d'un impressionista, con il mio stralcio sbilenco di cielo e la mia porzione di montagna sempre meno rosa e più avvolta dall'ombra al calar della sera.

Posso pagare ancora una volta lo scotto di tanti errori, tormentarmi l'anima, vomitare sogni infranti, lame affilate che mi tranciano la gola, che mi bloccano la bocca dell'anima.

Posso rivendicare diritti, idee, premi. Se tutto appartiene al passato, se tutto appartiene al regno della possibilità impossibile, all'opportuno per me ma non reale... poco conta.

La vita è una partita a carte: tutti vorremmo degli assi. Magari io un paio li ho pure avuti. Li ho giocati male. Ogni giorno la partita continua. L'obiettivo - bisogna convincersene - è giocare nel migliore dei modi, senza timore, senza rancori, senza pensarci su troppo.




E' doloroso stare a guardare, sbattere i piedi sollevando fuliggine e polvere, mentre la realtà non cambia. Nessuno resta a guardare.

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