giovedì 13 settembre 2012

Non sono pronta



Quando mi è arrivata quella chiamata, subito interrotta, ad intermittenza, non ho capito subito di che si trattasse.
Sopo un’ora e mezza dopo ho realizzato che avevo il cuore in gola, le lacrime ricacciate giù nella gola, le labbra esangui e sottili – come sempre mi accade quando vivo uno shock emotivo forte – e la testa per aria.

Nulla di grave, per fortuna, quando ho incrociato il medico in pronto soccorso, mentre lui era mezzo stordito, stretto nei suoi pantaloni blu e la camicia a righe vagamente fuori moda. Dove diavolo avrà preso i calzini bordeaux che sucano fuori dal collo del piede!? – ho pensato – e nel formulare questo pensiero ho compreso che si, ok, per stavolta tutto è andato bene e che – diavolo! – no, non sono pronta a perdere un altro mattone della mia storia, della mia identità.

Nonno, che a ottant’anni si sente un “picciotto” di venti, non vede pericoli: sale sugli alberi, si arrampica ovunque, guida il trattore, viaggia alle tre o alle quattro di notte per svolgere il suo lavoretto in campagna prima che sorga il sole e al tramonto non si decide a tornare in casa, che – si sa – in campagna c’è sempre da lavorare e solo gli sfaticati, i “lagnosi” come li chiama lui, non hanno nulla da fare.

Con una di queste mirabolanti imprese, oggi, poteva però poteva rimetterci le penne e lasciarmi, ancora una volta, orfana di amore.
Stamattina aveva ben pensato, scopro, di potare l’alto albero di gelsi davanti la casa. Proprio quello accanto al piede del fico: da bambina era il parcheggio della bici quell’ombra densa e rinfrescante che c’era sotto le sue fronde. Sempre lì la nonna faceva la salsa di pomodoro da mettere in bottiglia, da usare in inverno. Lì, papà e zio Nino – che anche lui affolla la striminzita schiera (che a quanto pare si va rimpolpando sempre più negli ultimi tempi)- hanno costruito il barbecue in pietra e la cuccia del – ei fu – cane di famiglia.

Ecco: cade giù da quell’alto albero il nonno e non so esattamente come e perché. Non è chiaro se gli sia girata la testa, se abbia messo un piede a vuoto, se sia cascato dalla scala o chissà cosa diavolo altro.
Per fortuna, dentro, c’era nonna che – da bravva roccia di casa quale è – la preso (incautamente, perché è noto che non bisognerebbe spostare un ferito onde causargli traumi maggiori) e l’ha portato in casa, cimentandosi in un primo soccorso. Il sangue però era troppo e s’è decisa a chiamare aiuto: mio padre, il quale – ovviamente – non era raggiungibile. Alla fine tutto è andato bene e alle 16.00 più o meno l’hanno dimesso dal pronto soccorso con tre punti in testa, il braccio pieno di taglietti come quelli dei bambini che giocavano per le strade quando anch’io ero bambina.

Nel tragitto dall’ospedale a casa e poi a lavoro mi sono scongelata solo alla fine… sentento alla radio una canzone che, piano piano ho balbettato. Hanno fatto capolino dietro i miei occhi la pubblicità del gioco delle scatole, che mia nonnina adorata guardava in tv e mi sono sentita cattiva, ipocrita, perché dalla nonnina dovevo andarci di più. Il rumore delle altre auto sull’asfalto sembravano il ritmico tintinnare della fede del nonno sulla barra del letto in cui s’era abbandonato da un lato, coperto di fili e tubicini, e mi sono sentita cattiva perché io gliel’avevo chiesto d’aspettarmi, ma lui è volato in cielo mentre ero da mia sorella. La testa s’è affollata di immagini e di ricordi, della mamma, del papà, delle cose che mi sembravano banali, odiose, stupide, quotidiane… e mi sono sentita sola.
Checché io ne dica, non sono pronta a perdere altri pezzi di un’identità già abbastanza pressata dalle mie di stupide follie… sicché nonno non fare la capretta, nonna insegnami a fare il pane di casa ed il forno a legna, mamma regalami la tua gioia, papà sii soddisfatto di me… e Dio, fa che muoia io prima, perché altrimenti morirei con loro.

Ok: due lacrime dall’occhio destro sono scese e sono arrivata a lavoro. Ora è il tempo di riprendere il controllo, perché la lucidità ed il sangue freddo non devono mai mancare a chi come me non ha più sogni, ma cerca disperatamente di rianimarne qualcuno.

15 commenti:

  1. Tesoro mio ...
    sono felice che il tuo nonnetto sia a casa, e che soprattutto sia ancora con te ... ti sento molto vicina lo sai vero, quando dici che speri di morire tu prima dei tuo amori ... perchè altrimenti moriresti con loro, ... lo stesso penso anch'io, sono terrorizzata al pensiero di perdere una persona cara, io di nonni non ne ho più, mi è rimasto il rimorso di non aver passato abbastanza tempo con i due che ho potuto conoscere, il primo perchè ero "troppo piccola" la seconda perchè la sua "malattia" mi ha allontanata, perchè mi ritengo ancora troppo debole ... sono ancorata alla mamma,e al mio ragazzo, che amo alla follia, mi auguro di dare loro tutto l'amore di cui sono capace perchè non mi perdonerei altre "mancanze" affettive ... ti abbraccio fortissimo dolce Gio! <3

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  2. lo sento parecchio questo post....sono contenta che sia tutto a posto...ciao cara..

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    1. Ciao Audi, grazie per essere passata...
      Tutto bene, solo un grande spavento :) tu come stai? io ormai non ho più un pc da cui poter collegarmi ai vari blog, mi compreso...

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  3. Michela, scrivere per me è diventato troppo complicato :'( ho grosse difficoltà ad accedere al blog (mio e di altri) e non sai quanto mi manca.
    I nonni sono la mia radice... non so spiegarti... amo talmente tanto la mia famiglia che ogni cosa subita o vissuta da loro, la vivo anch'io sulla mie pelle. E non sempre è un bene, sai?
    Grazie per esserci sempre :D

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  4. Ma guarda il nonno cos'ha combinato!!! Men mal che non si è fatto niente e ti abbraccio virtualmnte perchè dalle tue parole si capisce l'amore che hai per lui...

    Don't Call Me Fashion Blogger
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  5. Questo post è molto bello! A parte la paura per il nonno, ovvio che non deve essere stata bella, ho trovato special la passione e l'amore che scaturisce da ogni parola. Complimenti! ^.^
    Lenù

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  6. Sono contenta che tutto sia andato bene e che non sia successo nulla di grave.. Ma il nonno, giocare a briscola no?!
    Ti seguo cara, passa a trovarmi e a darmi le tue opinioni se vuoi!

    Tacchi e calzini: sì o no?

    Vanessa

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  7. Ciao, come stai? Che carino tuo blog me piace molto.
    Io o cominciato a scrivere su blog da poco , volevo che quando tu ai tempo passi li e poi me lo dica cosa pensi.

    Mio blog: http://couturetrend.blogspot.it/

    O anche una FAN PAGE su facebook che io aggiorno tutto il giorno.

    FAN PAGE: https://www.facebook.com/couturetrend1

    Ti auguro una buona settimana, Aspetto tua visita!Grande Bacio ❤

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  8. Leggerti mi emoziona sempre Gio'.
    Quanto sei dolce e sensibile. Un bacione fortissimo e auguri per il nonno!

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