martedì 30 ottobre 2012

Riconciliazioni



Dammi un cuore per amarti, dammi occhi per vederti, dammi orecchi per udire la tua voce, dammi labbra per parlare di te, il gusto per assaporarti.
 Dammi l'olfatto per sentire il tuo profumo, dammi mani per toccarti e piedi per seguirti.

Tichon di Zadonsk 

...Così si dissero la mia mente ed il mio cuore, litigando fra loro,nel vano tentativo di trovare un accordo.

lunedì 29 ottobre 2012

Divagazioni



Innanzitutto dì a te stesso chi vuoi essere; poi fa' ogni cosa di conseguenza.

(Epitteto, Dissertazione III, 23,1) 

 Meditando su queste parole penso a quante cose ci ostiniamo a volere o a pretendere, quasi fosse tutto dovuto, e a quanto poco facciamo nel concreto perché i desideri si tramutino in realtà.

Dalla professione dei sogni - d'altro canto, come dice la Fornero, non dobbiamo mica essere choosy - alla vacanza che abbiamo sempre desiderato, dal regalo perfetto alla cerchia di conoscenze, tutto è frutto quanto meno di una nostra azione. Per carità, non è detto che a tutto corrisponda una reazione necessariamente conforme al quanto da noi pensato... però... come dire: meglio tentare e mettercela tutta per poter dire "almeno ci ho provato", che ostinarsi a chiedere il perché e il per come le cose non accadano come magicamente - sì è il caso di dirlo - vorremmo.

Prima dell'azione, tuttavia, occorre una puntuale riflessione sul cosa sul serio vogliamo.

Se pretendo il cambiamento nella mia terra, non mi barrico dietro uno sciagurato e disinteressato astensionismo: vado a votare. Voglio essere un cittadino onesto, difeso, tutelato, valorizzato? non è certo facendo sì che le solite "cricche" vadano al potere che ci riuscirò. Che poi, per carità, i politici sono tutti impastati - fin troppo spesso - della medesima pasta... ma se io m'interrogo su cosa voglio essere la conseguenza logica è farmi fautore di un'idea o per lo meno combattere per debellare o mettere in discussione che per me è un'idea sbagliata.

Se pretendo un compagno coi fiocchi, di quelli perfetti che il principe azzurro al confronto sembrerebbe di un celestino candeggiato, di certo non posso essere io per prima la musona viziata che non sa accontentarsi mai.
Beh, sono dell'idea che se semini raccogli ma prima devi aver ben chiaro cosa seminare e dove. 
Se offri supporto, complicità, comprensione, sentimenti autentici e sai offrirli alle persone giuste, prima o poi - quando meno te lo aspetti - qualcosa arriva... magari sotto le specie di un diamante -perché no!minuscolo per carità, che c'è crisi per tutti! -. Al di là delle forme, delle apparenze, se vivi una maschera, se tu diventi ua maschera, sarà difficile vedere l'autentico. Se riesci a essere, di conseguenza non ti accontenterai: troverai altre essenze.
Se pretendi una casa linda e pinta, perché necessiti che i principi del feng shui partano da dentro ma si manifestano anche fuori, non è certo appollaiandoti sul divano davanti alla Fox che le cose troveranno una loro collocazione nello spazio intorno a te. Al massimo ci guadagni un po' di riposo e una cultura sui film.

Insomma... io un'idea di chi sono e di chi vorrei essere ce l'avrei... mi perdo un po' nel passaggio dall'idea al fatto. Per molte, troppe, cose vivo ancora nel mondo delle idee di platoniana memoria. 
Una cosa però l'ho ottenuta: un diamante è per sempre! Alcune anime splendono ancor di più, però.

venerdì 26 ottobre 2012

25 ottobre 2012

Certe storie nascono senza accorgertene, non nascono per durare ma spesso diventano più forti delle rocce. 

Certe cose, semplicemente, non te le aspetti.

mercoledì 24 ottobre 2012

Pensa agli altri

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell'acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.




Mahmoud Darwish, "Kazahri al-Lawzi aw Ab'ad" (come il fiore di mandorlo o più lontano)

Grigio

Sembra arrivato sul serio l'autunno qui.
Niente temperature rigidissime ma l'avvento della nebbia, quella pesante, appiccicosa, che ti increspa i capelli e pure i penseri.
Cielo color asfalto, come i miei pantaloni, come l'opprimente peso che sento dentro di me.
Odio questo senso di vuoto, quando mi capita di viverlo: è strano, sento un peso ma vivo un vuoto. Un'assenza da me stessa. Ogni tanto mi smarisco. Sarà che a forza di contare i pianeti nel cielo, perdo di vista la strada sulla quale dovrei compiere il mio cammino. 
E' come se potessi buttare un sasso - anch'esso grigio asfalto consunto, quello mangiato dal calore dell'estate, quello su cui ormai le linee bianche o gialle o blu della segnaletica orizzontale, è già un pallidissimo ricordo, un alone smunto - che non troverebbe mai un fondo nel mio addome.Fagocitato da qualcosa senza nome.
Odio vivere di rimpianti, preferirei avere qualche rimorso.
Odio non avere più sogni, ma non sono più capace di farne. Di quelli importanti, intendo. 
Preferisco di gran lunga quel giallo pervasivo, luminescente, etereo che sa assumere il mio cuore quando ha fiducia nel domani, nelle possibilità del mio essere: quella lice lì è in grado di dipanare ogni nebbia, ogni grigiore. E se anche fuori, tra i miei monti, ce ne fosse per giorni, non importerebbe: il mio sguardo verso il domani resterebbe limpido.

lunedì 22 ottobre 2012

Looking for

Nuova settimana, stesse identiche cose da fare-dire-pensare.
La monotonia m'attanaglia, l'ammetto.
"Meno male che abbiamo i libri"  - mi ha detto ieri l'amica ritrovata - "pronti da darci ciò che vorremmo. Loro non ci deludono". Oddio... ogni tanto capita di imbattersi anche nel titolo sbagliato, nella storia sbagliata nel momento sbagliato. L'importante, tuttavia, è che qualcosa si muova.

Eppur si muove! diceva Galileo, giusto? Ecco. Se oggi dovessi fare il punto della situazione, direi che mi piacerebbe che a muoversi non fossero solo i giorni sul calendario, le lancette dell'orologio o gli scadenzari del desktop dell'ufficio. Desidero che a muoversi non siano solo le cellule che compongono l'epitelio del mio viso, del mio corpo intero, disegnando letti di fiumi invisibili lungo la mia pelle.
Desidero addormentarmi la sera pensando "Oggi mi sono avvicinata al mio obiettivo di tot. Oggi ho compiuto questo. Avrei dovuto far anche quell'altro... ma per lo meno ho fatto questo".
In realtà accuso sempre più forte il colpo di una vita che non m'appaga, che mi corrisponde sempre meno.

Qualche giorno fa una cliente mi raccontava del senso fortissimo di nostalgia che l'attanagliava, costringendola ad un pianto continuo, negli anni in cui viveva per lavoro in un'altra regione, a km di distanza.
"Sembra tutto amplificato, tutto più bello. L'amore e il calore della famiglia sembrano così indispensabili da sentirti mancare il fiato. I pranzi domenicali, un vuoto incolmabile. Nulla, neppure uno stipendio decente, sembrano poter giustificare ciò che vivi. Lo strazio che sopraffà il tuo cuore. Quando torni, però, è tutto diverso: t'accorgi che si, l'amore è importante è fondamentale è tutto, ma ti soffoca, non ti rende libera. T'accorgi che sì gli affetti sono vitali, ma certe mentalità continuano a starti strette e che, probabilmente, meglio vivere soddisfatti del proprio lavoro - anche se a km di distanza - che schiava di un tempo senza tempo".

Magari è lo stesso per me: oggi - in questi ultimi anni - ho mitizzato "altro", ciò che non ho, che avrei dovuto avere, che presuntuosamente ho preteso di avere ma non ho ottenuto, senza rendermi conto che forse è meglio l'immanente. O ancora sono io che non funziono, sono io che ho il gene della "mancanza" iper sviluppato: un affamato fagocitatore di ogni forma di soddisfazione. O ancora non ho il coraggio, perché si sa, se vuoi il cambiamento nel mondo, bisogna per prima cosa essere noi stessi quel cambiamento. Operare il cambiamento in noi per vederlo intorno a noi. Ed io in che cambio? in nulla. Neppure nelle recriminaizoni quotidiane che mi rivolgo. Torture silenziose.

Mi sento un po' quell'incarnazione dell'impiegato medio di fantozziana memoria: tutto si ripete nella assoluta monotona normalità.
Ed il mio Io ne soffre: ho sempre avuto la certezza intima di essere "qui" per altro. Cosa non lo so ancora. I'm looking for.


domenica 21 ottobre 2012

21 ottobre 2012

E' triste e desolante vedere quante pagine vuote si susseguono, come giorni non vissuti, come tempo sprecato, come emozioni non godute, attimi mancati.

E' impalpabile e pure pesantissimo il bianco di un foglio di carta mai riempito: tutto il peso di un inchiostro seccato sulla punta di una biro, di gioie non condivise, di lacrime non versate, di ricordi non fotografati in istantanee intessute di punteggiatura, vocali e consonanti. Il bianco e nero che da sempre mi ha più affascinata.

E' un peccato non vedere se non con gli occhi del cuore la torta di compleanno della mamma, con il cioccolato color zucca e applausi e brindisi che occupassero i posti ormai vuoti.
E' un peccato non avere altro che l'emozione vibrata nel cuore per il 62 anni di matrimonio dei nonni.
E' un peccato aver lasciato all'oblio quella frazione di vita che non tornerà più e di cui rimane solo l'intima speranza che non sia stata sprecata proprio tutta.
E' un peccato davvero pensare che domani tutto si ripeterà come un classico giro di valzer, l'ennesimo giro di giostra e ricordare solo quanto ogni giro sembri identico agli altri, senza aver consolidato nulla, nessun microscopico passo verso una qualsiasi meta.

E' la meta che ormai è persa da tempo.
E' la speranza che non muore mai.
E' il sorriso la miglior arma per avere un posto, seppur piccolo, nel mondo.