venerdì 12 luglio 2013

11 (binari)

Mi è scappato un singhiozzo quando ho letto quel rigo. Un rigo che, dritto dritto, mi suggeriva che davvero quel sogno è ormai ad un passo dal realizzarsi. Ci ripensavo ieri: quel numero, 11, memoria visiva di un binario che, pare, sarà destinato ad incontrare la mia vita. 
Associazioni banali se vogliamo. 
Non so se piangerò sul serio, quel giorno. Ne mancano 11. Ancora binari. Una parte di me non vuole assolutamente, perché non ci trova nulla di bello o interessante o degno d'essere celebrato con un rigagnolo di lacrima salata a baciare la mia guancia stropicciata dalla stanchezza. Un'altra parte, invece, si sente infantilmente libera, leggera, soddisfatta. Peccato prevalga sempre la prima, tra le due. 

Metterò solo una scritta, a mano: "Dedicato a chi crede nei sogni, a chi spera contro ogni speranza, a chi lotta senza tregua, a chi ogni giorno incrociamo nella nostra vita e - senza saperlo - ci cambia un po'". 

11 giorni ancora e poi sarà un'altra pagina di vita, non molto diversa dalle precedenti, ma con un punto alla fine del capitolo.


sabato 6 luglio 2013

Guarda più lontano


Guarda più lontano
guarda più in alto
guarda più avanti
e vedrai una via...
ma sappi anche voltarti indietro
per guardare il cammino
percorso da altri che ti hanno preceduto...
Essi sono in marcia con noi sulla strada.



(Baden Powell) 

 Ed io, da parte ia, devo sforzarmi di andare oltre, senza necessariamente guardare indietro, incauta come sono dei miei passi. Senza una meta.

venerdì 5 luglio 2013

L'importanza dei "no"





"Può darsi che Hitler abbia perduto la guerra sul campo di battaglia, ma alla fine ha ottenuto qualcosa", dice M. Halter. "Perché l’uomo del XX secolo ha creato il campo di concentramento e risuscitato la tortura, e ha insegnato ai suoi simili che è possibile chiudere gli occhi davanti alle disgrazie degli altri".

Forse ha ragione lui: ci sono bambini abbandonati, civili massacrati, innocenti nelle carceri, vecchi soli, ubriachi sui bordi delle strade, folli al potere.

Ma forse non ha affatto ragione: ci sono anche i guerrieri della luce, che non accettano mai ciò che è inaccettabile.

Le parole più importanti in tutte le lingue sono parole brevi. "Sì", per esempio. Amore. Dio. Sono parole che si pronunciano con facilità e riempiono gli spazi vuoti nel nostro mondo.

Esiste invece una parola – anch’essa molto breve – che abbiamo difficoltà a pronunciare.

“No”.

E crediamo di essere generosi, comprensivi, educati. Perché il "no" ha fama di essere maledetto, egoista, poco spirituale.

Ma, attenzione. Ci sono momenti in cui, dicendo "sì" agli altri, stai dicendo "no" a te stesso.

Tutti i grandi uomini e donne del mondo sono persone che, più che dire "sì", hanno detto un NO chiaro e tondo a tutto ciò che non si confaceva con un ideale di bontà e di crescita.

I guerrieri della luce si riconoscono dallo sguardo. Essi si trovano nel mondo, fanno parte del mondo, e nel mondo sono stati inviati senza bisaccia e senza sandali. Spesse volte sono vigliacchi. Non sempre agiscono nel modo giusto.

I guerrieri della luce soffrono per delle stupidaggini, si preoccupano di cose meschine, si giudicano incapaci di crescere. I guerrieri della luce di tanto in tanto si credono indegni di qualsiasi benedizione o miracolo.

I guerrieri della luce frequentemente si domandano che cosa stiano facendo qui. Tante volte pensano che la loro vita non abbia un senso.

Per questo sono guerrieri della luce. Perché sbagliano. Perché si pongono domande. Perché continuano a ricercare un senso. Ma, soprattutto, perché hanno la capacità di dire “no” quando si trovano davanti a cose che non possono accettare.

Tante volte possiamo essere definiti intolleranti, ma è importante aprirsi e lottare contro tutto e contro tutte le circostanze, se ci si trova davanti a un’ingiustizia o a una crudeltà. Nessuno può accettare che, alla fine, Hitler abbia stabilito un modello che può essere replicato perché le persone sono incapaci di protestare. E per rafforzare questa lotta, è bene non dimenticare le parole di John Bunyan, autore del classico “Pilgrim’s Progress”:

“Benchè sia passato per tutto ciò che ho passato, non mi pento dei problemi in cui mi sono trovato coinvolto – perché sono stati essi a condurmi dove desideravo arrivare. Ora, ormai prossimo alla morte, tutto ciò che possiedo è questa spada, e la consegno a tutti coloro che desiderano proseguire nella propria peregrinazione”.

“Porto con me i segni e le cicatrici dei combattimenti – essi sono le testimonianze di ciò che ho vissuto e le ricompense di ciò che ho conquistato. Sono questi segni e queste cicatrici amate che mi apriranno le porte del Paradiso”.

“Ci fu un’epoca in cui ho vissuto ascoltando storie di coraggio. Ci fu un’epoca in cui ho vissuto perché avevo bisogno di vivere. Ma ora vivo perché sono un guerriero, e perché voglio, un giorno, trovarmi in compagnia di Colui per il quale ho tanto lottato”.

Insomma, le cicatrici sono necessarie quando lottiamo contro il Male Assoluto, o quando abbiamo bisogno di dire “no” a tutti coloro che, a volte con la migliore delle intenzioni, cercano di ostacolare il nostro cammino in direzione dei sogni.