domenica 25 agosto 2013

Vento

Non esiste vento favorevole per chi non sa dove andare.

(Seneca)


Ed io non lo so dove andare. Come foglia, allo stesso vento, ondeggio. Mi lascio cullare dalla paura, dal dubbio, del sibilo gelido dell'inverno dei pensieri.


Il vento gonfia le vele delle navi, le spinge verso l'ulteriore, fra le onde. 

Non so ancora se mi spingerà anche fra le tue braccia, a rubare qualcosa che ha il sapore del buono, del bello, del giusto, dello sbagliato, del sano, del folle, del pessimo. 

Un sapore tutto da provare... da evitare.

sabato 24 agosto 2013

Tempo

Colui che stima il suo tempo troppo prezioso per poterlo perdere ad ascoltare gli altri, in realtà non avrà mai tempo né per Dio né per il prossimo; ne avrà soltanto per se stesso e per le proprie idee.

(Dietrich Bonhoeffer)



A distanza di un mese esatto, ho deciso che forse, nel mio caso per lo meno, è necessario non sprecare tempo per ascoltare qualsiasi altra cosa che non sia il mio istinto.

Il pericolo più grande quando si vuole far sì che gli altri siano sempre felici è esattamente quello di restare in cuor proprio infelici, frustrati, schiacciati dalle richieste ed esigenze altrui.
Ecco perché voglio restar sorda, almeno per un po'. So che è complicato, anzi - a dirla tutta - impossibile: quando sei abituato ad agire e a "funzionare" in determinati modi non puoi dall'oggi al domani mutare il tuo modus vivendi.  Puoi correggerlo, sì, modularlo, almeno provandoci.

Con gli occhi ancora increduli e l'anima non emozionata come dovrebbe, costruisco camere di un castello di carte fatto in aria. Una camera fatta di zuccheri, di camici - il mio! -, di blocchi per appunti e pazienza. Pazienza per apprendere, per ascoltare, comprendere, dare la giusta voce alle tante correnti dentro e intorno a me.

Tirocini lunghi, quelli della vita. E non è detto che le scuole di specializzazione bastino a trovarci preparati su tutto.





giovedì 22 agosto 2013

La pace

Basta che tu ami la pace,
ed essa immediatamente è con te.
La pace è un bene del cuore.
Se volete attirare gli altri alla pace,
abbiatela voi per primi;
siate voi anzitutto saldi nella pace.



(S. Agostino, disc.357,2.3)


Così con una tazza di tisana, rosicchiando l'ennesimo biscotto della nonna, rifletto sulle conquiste e le speranze della giornata.

Un'istanza presentata che potrebbe rivoluzionarmi la vita. Un sogno finalmente riacciuffato che mi fa sentire con gli occhi pieni di gioia come un bambino davanti alla vetrina di un negozio di caramelle: non c'è che l'imbarazzo della scelta e la voglia di tuffarsi dentro un mare di golosità per scartarle e gustarle una ad una.
Si sa, non sono quella persona così fortunata nella vita da non rischiare alla fine un'indigestione... tuttavia sognare resta una di quelle cose che avevo disimparato (o francamente boicottato) ma che oggi torna a solleticare il mio palato, i miei sensi, la mia anima.

Una lunga chiacchierata con una persona forse sottovalutata o considerata troppo distante, ma la cui ricchezza d'animo mi ha trasmesso forza e gioia.

Un'amicizia che si complica, che si rinsalda o che forse è una folata calda di vento come quelle di qualche giorno d'estate, destinata tuttavia a smorzarsi e a diventare gelida o assente nel breve periodo.

Su tutto la voglia di sentirsi liberi, in pace - appunto - con se stessi. 

Si ottiene poco se non hai niente dentro da dare e ciò che hai dentro, in un modo o nell'altro e con tempi e modi che non è dato a noi conoscere, alla fine torna sempre indietro.





lunedì 19 agosto 2013

La parabola del ranocchio sordo

C'era una volta una gara di ranocchi.
L'obiettivo era arrivare in cima a una gran torre.
Si radunò molta gente per vedere e fare il tifo per loro.
Cominciò la gara.
In realtà, la gente probabilmente non credeva possibile che i ranocchi raggiungessero la cima, e tutto quello che si ascoltava erano frasi tipo:

"Che pena!!! Non ce la faranno mai!".

I ranocchi cominciarono a desistere, tranne uno che continuava a cercare di raggiungere la cima.
La gente continuava:
"...Che pena!!! Non ce la faranno mai!".
ranocchi si stavano dando per vinti tranne il solito ranocchio testardo che continuava ad insistere.

Alla fine, tutti desistettero tranne quel ranocchio che, solo e con grande sforzo, raggiunse alla fine la cima.

i altri volevano sapere come avesse fatto.

Uno degli altri ranocchi si avvicinò per chiedergli come avesse fatto a concludere la prova.
E scoprirono che... era sordo!

...Non ascoltare le persone con la pessima abitudine di essere negative... derubano le migliori speranze del tuo cuore!

Ricorda sempre il potere che hanno le parole che ascolti o leggi.

Per cui, preoccupati di essere sempre positivo!


Sii sempre sordo quando qualcuno ti dice che non puoi realizzare i tuoi sogni.

domenica 18 agosto 2013

Allenaci all'impossibile

Allenaci, o Signore,

a lanciarci nell'impossibile

perché dentro l'impossibile

ci sono la tua grazia e la tua presenza:

non possiamo cadere nel vuoto.


Il futuro è un enigma,

il nostro cammino si inoltra nella nebbia,

ma vogliamo continuare a donarci,

perché tu stai aspettando nella notte,

con mille occhi umani

traboccanti di lacrime.




(Luis Espinal)



Molte scelte ci attendono ogni giorno, in ogni fase della nostra vita. La certezza è quella che nella difficoltà così come nella gioia, non saremo mai soli davvero. 

sabato 17 agosto 2013

L'albero carico di frutti



Un maestro stava viaggiando con i suoi discepoli, quando notò che stavano discutendo tra loro su chi fosse il migliore. "Ho praticato la meditazione per quindici anni", disse uno. "Sono stato caritatevole fin da quando ho lasciato la casa dei miei genitori", disse un altro. A mezzogiorno, si fermarono sotto un melo per riposarsi. I rami dell'albero raggiungevano il terreno. "Quando un albero è carico di frutti, i suoi rami si piegano fino a toccare il terreno. Il vero saggio è colui che è umile. Gli stupidi credono sempre di essere migliori degli altri".

(Paulo Coelho, I racconti del maktub)


E' nell'umiltà del cuore che si raccolgono le forze per combattere le più grandi sfide. E' nella fiducia in se stessi che si consolidano i risultati anche più piccoli. 
E' nella preghiera che si trova il contatto con quanto di più puro e profondo è dentro e intorno a noi.

Spesso è solo la paura che ci fa pregare.La preghiera è la semplicità dell'amore che parla.

Preghiera che fa sorgere il sole, preghiera che batte sul muro, qualunque sia il codice, preghiera che sa che dall'altra parte qualcuno ascolta.

giovedì 8 agosto 2013

Lettera del 23 luglio 2013

Cara sorella,

Sono qui alla finestra, con il mio sguardo perso tra il fogliame fitto dei larici, circondati da una sfrontatatamente rigogliosa siepe di ginepri, considerando come, ad oggi, potrei dire di essere giunta in quel momento preciso in cui stanno per partire i titoli di coda di uno di quei film presentati in certe retrospettive di film francesi indipendenti: a tratti avvincenti, a tratti noiosi, difficili e banali insieme.

Potrei dire di aver raggiunto il climax e di trovarmi in cima ad un  monte - non uno dei miei monti, che sono alti ma non sembrano poi così a picco sul mondo - da cui si domina una valle intera, con tanto di muschi, agglomerati urbani impercettibili all'orizzonte, alberi e prati a profusione, terre selvagge e affascinanti per questo.

Potrei dire tante cose, pensarle, descriverle, sentirle... ma la verità è che mi trovo anestetizzata, forse così disabituata a respirare con il cuore e con la mente, da non capire più dove sono, chi sono e dove vado.
Continuo a ripetermi che dieci anni fa avrei vissuto tutto questo con slanci diversi. E' possibile, anzi mi piace esserne certa. E' strano ma è vero: non so più provare emozione. Quel brivido che ti solletica lungo la colonna, quell'esplosione che ti fa battere il cuore a mille e che sembra far uscire dai tuoi occhi raggi incontrastati di felicità. Occhi come fari nel buio delle nostre spesso troppo grame e routinarie quotidianità.

La verità è che oggi forse ho la piena consapevolezza di essere diventata in gran parte ciò che auspicavo essere, quell'essere metafisico e straordinario di cui bramavo l'esistenza nelle notti insonni della mia adolescenza in scale di grigio. 
Sognavo successi, responsabilità a cui far fronte a dispetto di tutto e tutti e nonostante le mie spalle da sempre troppo piccole - due ali di pollo rinsecchite che non faranno mai volare nessuno -. Una donna che ha cuore, umiltà e caparbietà, perfezionista e sufficientemente esigente, tanto da farsi odiare quando qualcosa non va per come l'aveva immaginata.
Sembra bello. Sembra bello pensare e autocompiacersi davanti alla pergamena incorniciata per la quale hai sudato per anni e trascorso notti insonni perché la perfezione non è di questo mondo ma rimarrà sempre l'obiettivo ultimo.
Sembra bello guardarsi allo specchio e non vedere più ranocchie ma finalmente farfalle: non una farfalla variopinta e vistosa, forse una cavolaria, ordinaria, neutra, ma sempre capace di incantare lo sguardo dei bambini. Peccato da piccola avessi la voglia di catturarle, per tenere tutto per me il loro luccichio delle ali. Con il tempo ho compreso che queste creature sono fatte per volare, che è un torto privare il mondo della loro effimera, fugace ma  maestosa bellezza.

E adesso che ne sarà di me? su quale obiettivo devo lavorare? quale invece archiviare definitivamente o non imboccare mai per non condannarmi da sola?
Non sento più cuore che batte, non sento più brivido, non sento più l'eco del traguardo che mi incita e m'attende. Sento solo il silenzio di chi ha forse troppa paura di inseguire nuovi sogni.
E' come se quell'adolescente che ogni notte chiudeva gli occhi sperando di risvegliarsi in un mondo nuovo, oggi fosse finalmente desta ma in un mondo di plastica, troppo reale per essere vero, troppo privo d'emozione per apparire reale.