venerdì 10 ottobre 2014

Nuovi ritmi di giornata

La parte della giornata che amo è il mattino.
La radio esplode in mille suoni che rimbombano nel silenzio della camera da letto, sottraendomi alle braccia di Morfeo in modo delicato ma deciso.
La luce filtra dalle tapparelle, che lascio apposta dischuise al nuovo giorno la sera prima.
Le lenzuola profumano di buono, di tepore ma non per questo mi legano ammalianti a loro.
Mi alzo ed il primo passo della giornata, dopo aver salutato il sole, è immergermi qualche minuto nella lettura. In silenzio.
E' il momento migliore per leggere: le emozioni arrivano più blande, la mente si mette in funzione senza troppi sforzi e le pagine scorrono una dopo l'altra sotto il mio indice mentre l'acqua si riscalda per regalarmi un buon caffè.
Dopo una buona mezz'oretta è tutto pronto: il cappuccino, i succhi di frutta, i biscotti e le fette biscottate, le merendine per il break a lavoro, l'acqua di cui non posso mai fare a meno a litri.
Il palazzo, intanto, si sveglia.
La vicina porta la bambina a scuola, la signora del piano di sopra trascina le ciabatte rumorosamente tra una stanza e l'altra, gli operai di fuori scaricano i materiali per ripristinare la strada. Qualcuno porta a spasso il cane e i motori delle macchine cominciano a inondare la valle fino a poco prima nebbiosa e silente.
La colazione sancisce il definitivo avvio della giornata.
Ieri due mesi esatti di una nuova vita, in una nuova casa, tra nuove abitudini e nuovi ritmi.
Peccato che la cena e soprattutto il dopo pranzo, non siano così dolci e accattivanti come il buongiorno.
Tipicamente a pranzo è semrpe troppo tardi quando finisco di lavorare. Troppo tardi per preparare qualcosa di buono, troppo presto per restare a lavorare o andare da qualsiasi altra parte.
E così finisce che si mangia male, si mangia troppo ed ogni morso è un "mi manchi", un "non voglio sentirmi così sola", un "non mi piace qui", un "sono arrabbiata"... Eh si. Quelle come me funzionano così: la gioia e la felicità saziano lo spirito quanto il corpo, ma la rabbia e le solitudini lo devastano e rovinano l'appetito e la linea.
E si arriva così a sera, ancor più stanchi, più delusi, speranzosi in qualche nuova nota di dolcezza... Più facilmente mi abbandono a quelle pagine e a quelle coperte che mi hanno salutata all'alba.

Il tempo

C'è il tempo da riempire
e il tempo da vivere.

Il tempo dell'efficienza tecnologica
e il tempo della laboriosità e delle responsabilità.

Il tempo dei molti incontri fuggevoli
e il tempo dell'ascolto e della condivisione.

Il tempo "libero" ma serrato e vincolato
e il tempo della fedeltà e della creatività.

Il tempo del consumo
e il tempo del dono e della gratuità

Il tempo dell'assordamento
e il tempo del silenzio.

Il tempo dell'utilità immediata
e il tempo del gustare e dell'assaporare.

Il tempo del "tutto subito"
e il tempo dell'attesa.

Il tempo dell'avere
e il tempo dell'essere.

Il tempo dei compromessi
e il tempo della scelta.


Io mi ritrovo a vivere tutti questi tempi contemporaneamente:

giovedì 9 ottobre 2014

Welcome back


Il buio della stanza era appena rischiarato dal triangolo di luce proiettata dalla porta appena socchiusa, da cui filtrava la luce calda della stanza accanto.
Sul tavolo, ricoperto da una profumata coltre di polvere - limone, cannella e sogni infranti - ancora lì quel libro di appunti, su cui era rimasta, come una foglia ormai appassita, una biro nera.
Qualche remora... ma non troppe a dire il vero: infondo è risaputo che le passioni vere non si dimenticano mai, fanno parte di noi. La mano raccoglie pensieri e li semina, un po' a dismisura, un po' disordinatamente, su quelle pagine bianche rimaste a digiuno per troppo tempo.
Più di un anno, più di un anno da quando non scrivo. E dire che di cose da scrivere, di parole attraverso cui far "vomitare" l'anima, o "nutrire" la fantasia, o semplicemente "quietare" il bisogno di fissare, come con un chiodino sottile, ricordi ed emozioni sulle pareti di una mente che è sempre troppo spoglia per chi, come me, ha fame sempre di qualcosa.

Lo scorso settembre, in occasione di un corso di formazione a cui ho partecipato, mi sono ritrovata a parlare con tante persone all'interno di una poco accogliete sala riunioni, tra proiettori, presentazioni in power point e caffè al distributore automatico.
Un anno prima, di quella stessa gente, non ne conoscevo che una o due...
"Sono cresciuta" mi sono detta. Non tanto probabilmente in termini professionali, ma sono cresciuta nelle relazioni, nelle abilità sociali, nelle conoscenze... e non lo reputo poco, soprattutto se penso che questa è una "parte" della mia vita professionale che sta "sbocciando" solo in tempi recenti.

Parlo al telefono con un collega, ammirando i report di produzione, obiettivi e grafici e numeri... E non posso dire di essere cresciuta come la mia azienda si aspettava da me. No, direi di no. Sono cresciuta in modo diverso, probabilmente. Ho cominciato a capire come il lavoro sia il mio alibi per una vita talvolta troppo pesante, troppo vuota, troppo silenziosa ma anche la mia risorsa, per una vita che si è fatta via via più colma di esigenze, di oneri e controbilanciata da pochi onori.

Scorgo la lista delle ultime chiamate... ricorrono sempre gli stessi pochi numeri. E lo dico con orgoglio, mentre sorseggio il mio bicchiere di the al limone, ripromettendomi che domani si, domani la smetterò di annegare nei biscotti l'amaro che mi stringe la gola. Mi ha fatto male perdere pezzi di me per strada... ma poi, pensandoci bene, erano come doppie punte indispensabili da sfoltire per dirla come la direbbe la mia parrucchiera.

Sullo stesso smartphone, oggi, mi rivolge uno sguardo tenero e innocente una bambina. Una bambina che un anno fa non c'era, che dieci giorni fa non c'era... una creatura pura e fiduciosa nel mondo d'amore che la circonda e di cui, tuttavia, non riesco a far parte come vorrei.

Poso il mio bicchiere sul tavolo, accanto a quell'agenda ora più sgualcita, meno impolverata. Il nodo alla gola sempre più forte, un crampo allo stomaco. E' un cliente - il dovere mi chiama - .
Mi guardo ancora intorno.

Si, c'è ancora qualcosa di nuovo in questo anno che non è cosa da poco. E' un barlume dorato sul mio anulare sinistro.

Welcome back.