giovedì 9 ottobre 2014

Welcome back


Il buio della stanza era appena rischiarato dal triangolo di luce proiettata dalla porta appena socchiusa, da cui filtrava la luce calda della stanza accanto.
Sul tavolo, ricoperto da una profumata coltre di polvere - limone, cannella e sogni infranti - ancora lì quel libro di appunti, su cui era rimasta, come una foglia ormai appassita, una biro nera.
Qualche remora... ma non troppe a dire il vero: infondo è risaputo che le passioni vere non si dimenticano mai, fanno parte di noi. La mano raccoglie pensieri e li semina, un po' a dismisura, un po' disordinatamente, su quelle pagine bianche rimaste a digiuno per troppo tempo.
Più di un anno, più di un anno da quando non scrivo. E dire che di cose da scrivere, di parole attraverso cui far "vomitare" l'anima, o "nutrire" la fantasia, o semplicemente "quietare" il bisogno di fissare, come con un chiodino sottile, ricordi ed emozioni sulle pareti di una mente che è sempre troppo spoglia per chi, come me, ha fame sempre di qualcosa.

Lo scorso settembre, in occasione di un corso di formazione a cui ho partecipato, mi sono ritrovata a parlare con tante persone all'interno di una poco accogliete sala riunioni, tra proiettori, presentazioni in power point e caffè al distributore automatico.
Un anno prima, di quella stessa gente, non ne conoscevo che una o due...
"Sono cresciuta" mi sono detta. Non tanto probabilmente in termini professionali, ma sono cresciuta nelle relazioni, nelle abilità sociali, nelle conoscenze... e non lo reputo poco, soprattutto se penso che questa è una "parte" della mia vita professionale che sta "sbocciando" solo in tempi recenti.

Parlo al telefono con un collega, ammirando i report di produzione, obiettivi e grafici e numeri... E non posso dire di essere cresciuta come la mia azienda si aspettava da me. No, direi di no. Sono cresciuta in modo diverso, probabilmente. Ho cominciato a capire come il lavoro sia il mio alibi per una vita talvolta troppo pesante, troppo vuota, troppo silenziosa ma anche la mia risorsa, per una vita che si è fatta via via più colma di esigenze, di oneri e controbilanciata da pochi onori.

Scorgo la lista delle ultime chiamate... ricorrono sempre gli stessi pochi numeri. E lo dico con orgoglio, mentre sorseggio il mio bicchiere di the al limone, ripromettendomi che domani si, domani la smetterò di annegare nei biscotti l'amaro che mi stringe la gola. Mi ha fatto male perdere pezzi di me per strada... ma poi, pensandoci bene, erano come doppie punte indispensabili da sfoltire per dirla come la direbbe la mia parrucchiera.

Sullo stesso smartphone, oggi, mi rivolge uno sguardo tenero e innocente una bambina. Una bambina che un anno fa non c'era, che dieci giorni fa non c'era... una creatura pura e fiduciosa nel mondo d'amore che la circonda e di cui, tuttavia, non riesco a far parte come vorrei.

Poso il mio bicchiere sul tavolo, accanto a quell'agenda ora più sgualcita, meno impolverata. Il nodo alla gola sempre più forte, un crampo allo stomaco. E' un cliente - il dovere mi chiama - .
Mi guardo ancora intorno.

Si, c'è ancora qualcosa di nuovo in questo anno che non è cosa da poco. E' un barlume dorato sul mio anulare sinistro.

Welcome back.

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